“Maestro Francesco”: il libro dell’allievo del Papa

13 maggio 2014 Mondo di Francesco

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"Nella storia, nessun Papa ha avuto la fortuna di avere un altro Papa che lo consiglia", ha dichiarato Papa Francesco

“Nella storia, nessun Papa ha avuto la fortuna di avere un altro Papa che lo consiglia”, ha dichiarato Papa Francesco

“Direi che è un Maestro: risponde semplicemente così Jorge Milia, giornalista e scrittore argentino, alla domanda su come descriverebbe papa Francesco a chi non lo conosce. Perché lui, invece, lo conosce eccome visto che ne è stato allievo negli anni Sessanta all’Istituto dell’Immacolata Concezione di Santa Fe, una cittadina argentina circa 170 chilometri a nord di Rosario. Sulla sua meravigliosa esperienza di alunno di un sacerdote che sarebbe diventato Papa, Milia ha scritto un libro, intitolato appunto Maestro Francesco, edito da Mondadori e in uscita in questi giorni nelle librerie.

Jorge, com’era il “Maestro Francesco”?
«Un insegnante con senso dell’umorismo e profondo disprezzo per le cose materiali, ma con una enorme capacità di apprezzare i valori intellettuali e spirituali delle persone. Un uomo che, rispettando gli altri, genera in loro un rapporto di rispetto reciproco. Ricordo che una volta mi ha detto: “Dobbiamo rispettare coloro che ci insegnano per poter imparare e dobbiamo rispettare coloro a cui insegniamo per poter insegnare”».

Che impressione le fece quando arrivò all’Istituto dell’Immacolata Concezione dove lei studiava?
«Mi sembrò un uomo serio, disponibile, con un viso giovane ma un carattere molto forte. I miei compagni e io ci siamo resi subito conto che, con lui, saremmo dovuti stare attenti».

Che rapporto aveva Bergoglio con i suoi alunni? È sempre stato allegro ma, insieme, profondo come lo vediamo oggi? 
«Sì, penso che non sia cambiato. Certo, è cresciuto, ha fatto tesoro dell’esperienza. Con noi è sempre stato disponibile: se uno studente aveva qualche dubbio o desiderava studiare qualcosa fuori dal programma, ha sempre potuto contare sul suo pieno appoggio. Oggi sembra addirittura ringiovanito, la gente prega per lui più di prima, e lui cerca di mantenere rapporti personali con tutti quelli con cui è possibile farlo».

Qual è l’insegnamento più importante che ha ricevuto dal suo Maestro Francesco?
«La frase “Non darti troppe arie”, che ci riporta con i piedi per terra. La ripeto sempre perché essere amico del Papa può far venire a chiunque l’idea di essere speciale. Ma non è così. Non so se sia stato un caso o sia stata la volontà di Dio ma quello che è certo è che essere suo amico è stato qualcosa di casuale. Quindi non voglio cadere nell’errore di pensare che io sia migliore di altri. Ognuno è solo quello che ha fatto nella sua vita. Per questo ripeto sempre questa frase: “Non darti troppe arie, Jorge”».

Per stimolare gli alunni allo studio e alla riflessione, Bergoglio iniziò a invitare alcuni scrittori a tenere delle lezioni nelle sue classi. Tra loro c’era Jorge Louis Borges: cosa ricorda di quell’esperienza? «Un giorno Bergoglio ci disse semplicemente, com’è sua abitudine, che sarebbe venuto a farci lezione Jorge Louis Borges. Voleva che conoscessimo la letteratura non solo attraverso le opere ma anche attraverso l’autore. Ci aveva fatto leggere molte opere di Borges perciò non era un estraneo per noi. Ma non immaginavamo che fosse un personaggio magico. Borges è diventato un compagno di banco, un compagno di classe. Le sue parole conquistavano. Qualsiasi cosa avesse detto, avrebbe avuto le caratteristiche di un’opera letteraria».

Avrebbe mai immaginato che il suo maestro Bergoglio potesse diventare Papa?
«No, ma quel giorno mi sentivo in ansia senza sapere perché. Quando ho sentito il cardinale Tauran pronunciare il suo nome, ho cominciato a piangere, Mi sono ricordato di una frase di don Primo Mazzolari che diceva che il papato è una forma di crocifissione».

E quando, poco dopo, ha visto papa Francesco affacciato al balcone della Basilica di San Pietro che cosa ha provato?
«Quando, dopo qualche istante di silenzio, ha detto “Buonasera”, mi sono reso conto che sarebbe rimasto lo stesso di sempre».

Quante volte lo ha sentito da quando è diventato Papa?
«Mi ha chiamato lui qualche volta. Prima parlavamo più spesso. Gli mandavo i miei articoli di giornale e, a volte, lui mi chiamava per commentarli. Ora, però, capisco che non posso abusare del suo tempo e ho la sensazione che mi manchi qualcosa. Non ho perso un amico ma momenti condivisi, chiacchierate, consigli e così via».

Lei ha raccontato che, durante una conversazione telefonica, Bergoglio le ha parlato del suo predecessore Benedetto XVI, al quale sembra essere molto legato: cosa le ha detto?
«Nutre un profondo affetto per lui. Quando Ratzinger ha annunciato le sue dimissioni, io ho parlato con Bergoglio e lui mi disse che, per prendere quella decisione, aveva dovuto avere un enorme coraggio e un’umiltà totale».

Come è stato il suo primo incontro con l’ex insegnante e amico Bergoglio diventato papa Francesco?Mi ha parlato della sua generosità intellettuale, della sua intelligenza sublime. Ha detto che, «Un incontro piacevole tra amici. Mi ha rilasciato un’intervista il 23 settembre 2013. Per me è stata un’esperienza molto forte. Tutti vanno a vedere il Papa, io sono andato a trovare il mio amico sacerdote Jorge Bergoglio ma sono stato fortunato e li ho trovati entrambi. Abbiamo riso un sacco ma, purtroppo, il tempo è volato».

Sin dai primi giorni del pontificato, Francesco ha stupito il mondo con la sua semplicità e con i suoi piccoli gesti quotidiani: vive in un piccolo appartamento a Casa Santa Marta, mangia in mensa, gira a bordo di un’utilitaria, paga i suoi conti e, appena può, telefona ai fedeli. Questi gesti hanno stupito anche lei?
No, lui è rimasto quello di sempre. Ed è questo che ha affascinato la gente: la sua sincerità. Lui è lo stesso Bergoglio che ho conosciuto tanti anni fa, è lo scenario a essere cambiato. Lui non è mai stato attaccato alla ricchezza o alle cose materiali, non ha mai dato importanza alle banalità o a ciò che è semplicemente scenografico. Gesti come vivere in una casa modesta e in generale avere una condotta all’insegna della sobrietà sono lati del Bergoglio che già conoscevo da molti anni, ma ora vengono moltiplicati, amplificati perché lui è il Papa».

Sa che lei ha scritto il libro Maestro Francesco?
«Gliel’ho detto da poco. Durante una chiacchierata telefonica che abbiamo fatto, mi ha detto che non poteva chiedermi di non scrivere, come non avrebbe potuto chiedermi di non fare il pane se fossi stato un fornaio, ma che sapeva che non avrei scritto nulla di male su di lui perché sono suo amico. E comunque il mio libro non è per lui, è per la gente. Considero un dovere, per quel poco che posso, fare in modo che la gente lo conosca meglio».

Maestro Francesco
“C’era una volta un maestrillo… cioè un “Maestrino”: nel diminutivo non c’è ironia, in spagnolo sono chiamati così i novizi gesuiti che fanno tirocinio come insegnanti. In Maestro Francesco, Jorge Milia racconta, appunto, due anni di collegio – fra il 1964 e il ’65 nei quali ebbe come maestrillo il 27enne Bergoglio. Il libro (Mondadori; 14 euro) è un “diario scolastico” ricco di aneddoti capaci di dare ancora buoni insegnamenti. Si sorride nelle pagine in cui si rievoca la nascita di un complessino scolastico in stile Beatles; ci si commuove quando Bergoglio insegna che cosa voglia dire portare una catenina con la croce.

di Tiziana Lupi

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