L’Osservatore Romano: ecco come nasce il giornale

17 novembre 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Papa Francesco ha il suo quotidiano: L’Osservatore Romano. Si trova nel piccolo quartiere industriale della Città del Vaticano. Il direttore,
Giovanni Maria Vian, guida da sette anni una squadra piena di entusiasmo di circa 40 giornalisti di 4 continenti e 13 Paesi diversi, più una ventina di impiegati. Fa capo all’Osservatore anche il Servizio fotografico, guidato da Francesco Sforza, che segue giorno e notte il Papa. Un archivio enorme di immagini a disposizione non solo del giornale, ma anche del pubblico che desidera acquistare le fotografie delle udienze papali in San Pietro. Il mio Papa ha ottenuto un privilegio speciale: trascorrere un’intera giornata nella redazione del quotidiano. Ecco come è andata.

ore 8.30 - prima riunione 

Appuntamento al primo piano per la riunione di redazione. I giornalisti arrivano presto. L’Osservatore, infatti, esce nel pomeriggio per raccogliere i discorsi e la cronaca degli incontri del Papa che si svolgono al mattino. Ma non dà solo notizie sul Pontefice: «Siamo un giornale internazionale, anzi “supernazionale”, con un’attenzione a 360 gradi sul mondo, la cultura e le altre religioni», spiega il direttore Giovanni Maria Vian. Ordinario in Filologia patristica all’Università di Roma La Sapienza, 62 anni, in passato collaboratore del quotidiano
Avvenire, Vian frequenta i sacri palazzi fin da bambino. Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, lo ha battezzato.

Il padre, Nello Vian, era il coltissimo segretario della Biblioteca Apostolica Vaticana. Nella sala riunioni al primo piano, accanto al direttore siedonoil caporedattore Piero Di Domenicantonio (memoria storica dell’Osservatore), il segretario di redazione Gaetano Vallini e i quattro
capiservizio: Francesco Maria Valiante per il Servizio Vaticano, Giuseppe Fiorentino per quello Internazionale e Marco Bellizi per il Servizio Religione. Manca Giulia Galeotti, da poco nominata caposervizio per la Cultura (la prima donna caposervizio nella storia dell’Osservatore), perché è in luna di miele. La sostituisce Silvia Guidi. Intorno ci sono gli altri redattori. Colpisce l’assenza di preti e suore. L’unico sacerdote dell’Osservatore lavora all’edizione polacca. Più una suora. Gli altri sono tutti laici, uomini e donne. È mercoledì: la prima pagina ospiterà il resoconto dell’Udienza. Di spalla ci sarà un articolo sui cristiani trucidati in Pakistan.

ore 11.30 si decide la “prima”

Terminata la riunione di redazione tornano tutti alle scrivanie, al secondo piano. L’arredamento è moderno e funzionale, sembra la redazione di un qualsiasi quotidiano. La stanza del direttore è un continuo viavai dei responsabili delle edizioni settimanali con le prime pagine e le bozze dell’Osservatore nelle diverse lingue che sarà spedito in tutto il mondo. Sono donne le responsabili dell’edizione in tedesco, spagnolo, inglese e portoghese. L’attenzione alle donne è un altro punto di forza della direzione di Vian: «Abbiamo raccolto l’indicazione di Benedetto
XVI prima e di Francesco poi, di valorizzare le donne. E da due anni e mezzo pubblichiamo il mensile Donne Chiesa Mondo ideato da due
esponenti di spicco della cultura e del giornalismo: Lucetta Scaraffia e Ritanna Armeni». Alle 11.30 una nuova, breve riunione con i
capiservizio per rivedere le diverse sezioni e decidere la prima e l’ultima pagina (il quotidiano è di solito di otto pagine): oggi ampio spazio
nella Sezione Vaticana sarà dato al discorso del Papa alla Rota romana sull’annullamento dei matrimoni.

ore 14.30 ok alla stampa
Il giornale è chiuso e va in stampa nella tipografia che si trova a pochi passi dalla redazione, sempre dentro il Vaticano. C’è tempo per rilassarsi un po’ e scambiare qualche battuta. Si parla anche di calcio: due capiservizio sono interisti e due romanisti. Ma perché sull’Osservatore Romano manca la pagina sportiva? «In realtà ci occupiamo anche di sport, soprattutto in occasione degli eventi più importanti come i Mondiali o le Olimpiadi », risponde il direttore Vian. Sull’Osservatore scrivono grandi campioni come Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Damiano Tommasi, Javier Zanetti. Un tempo il quotidiano aveva anche una valente squadra di calcio.

ore 15.30 – un occhio a Facebook

C’è la riunione per preparare il numero del giorno successivo. Ma si pensa anche ai social network: oltre a un seguitissimo sito Internet (oltre 7 mila visitatori unici al giorno), dal quale si può scaricare gratuitamente l’edizione integrale del quotidiano, l’Osservatore conta ormai 35 mila follower su Twitter e oltre 6 mila “mi piace” su Facebook. Al termine della riunione tutti a casa. Nel quotidiano del Papa solo un giorno è di assoluto riposo e il giornale non esce: naturalmente la domenica.

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Curiosità:1 luglio 1861: in edicola il quotidiano “a difesa” della Santa Sede
Sono passate poche settimane dalla proclamazione dell’Unità d’Italia e il 1° luglio 1861 esce il primo numero dell’Osservatore Romano per iniziativa di un avvocato di Forlì, Nicola Zanchini, e un giornalista di Cento (Ferrara), Giuseppe Bastia. Lo scopo è difendere le ragioni di quello che resta dello Stato Pontificio. L’orientamento è ben riassunto nei motti che da allora appaiono sotto la testata: «Unicuique suum»
(«A ciascuno il suo») e «Non praevalebunt» («Non prevarranno»). Fin dal principio, dunque, l’Osservatore Romano non si propone come l’organo ufficiale della Santa Sede bensì come il quotidiano che informa su di essa e sulla vita del Santo Padre. Con la Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), l’Osservatore da organo “semiufficiale” dello Stato Pontificio diventa un giornale di opposizione all’interno del Regno unitario. Nel 1885 Leone XIII decide di acquistare la proprietà del giornale e di farne l’organo d’informazione della Santa Sede. In seguito, con grande coraggio, il quotidiano si opporrà agli eccessi del fascismo, sfiderà la censura e arriverà a toccare cifre record di 100 mila copie di tiratura. Poi sarà sempre a fianco del Papa pur rimanendo comunque un “giornale ufficioso” del Vaticano.

Un quotidiano in sette lingue
Sono 15 mila le copie di tiratura dell’edizione quotidiana in italiano: settemila abbonamenti, il resto in edicola. Sette le edizioni linguistiche settimanali in italiano, francese, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, malayalam (lingua parlata in India) e polacco. Solo l’edizione tedesca e quella malayalam sono stampate fuori (Germania e India); le altre sono stampate in Vaticano. Una volta al mese c’è l’inserto «Donne Chiesa Mondo». In Spagna l’Osservatore esce una volta alla settimana con il quotidiano La Razon e diffonde 150 mila copie. Complessivamente ogni settimana il giornale è diffuso in oltre 400 mila copie nel mondo. Un euro il prezzo in Italia. La pubblicità è raccolta da una concessionaria che nell’ultimo anno ha registrato un +10%, in controtendenza con il mercato.

di Ignazio Ingrao

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