Lino Banfi incontra (anche) Papa Francesco

26 aprile 2015 Foto e video story

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(credits: Agf)

Roma – 14/03/2014, l’attore Lino Banfi (credits: Agf)

Racconta Lino Banfi di avere «pensato tante volte a come descrivere l’emozione che si prova quando si incontra un pontefice», eppure anche adesso, che è fresco dalla stretta di mano con papa Francesco, ammette che non è facile trovare le parole.  

E sì che, con Bergoglio, l’attore pugliese è arrivato a quota tre, visto che in passato ha già avuto l’onore di conoscere Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: «Cosa posso dire? Il Papa emana sempre una luce, un’aria di grande serenità. Quando ti guarda, hai la sensazione che ti voglia dare qualcosa: amicizia, fede, chi lo sa. E tu, in quel momento pensi talmente tante cose che, poi, finisci per non dire niente o quasi».

È successo anche mercoledì scorso, al momento del “baciamano”, quei minuti in cui alla fine dell’udienza generale il Pontefice si ferma a salutare alcuni dei presenti. Lino Banfi era lì, «finito per caso in mezzo a un gruppo di argentini, tanto che all’inizio Bergoglio ha pensato che lo fossi anch’io.

Poi si è avvicinato monsignor Georg Gänswein, che mi conosce bene, e gli ha spiegato che ero un attore italiano. Allora io gli ho detto: “Santità, noi siamo nati nello stesso anno, il 1936, e il nostro cognome inizia con la stessa lettera, la B”. E monsignor Georg ha aggiunto, scherzando che però, in ordine alfabetico, Banfi viene prima di Bergoglio».

Il colloquio, come accade sempre in questi momenti, è durato poco ma, prima che Francesco si allontanasse, Banfi ha fatto in tempo a esprimergli un suo desiderio: «Gli ho detto che mi piacerebbe prendere un caffè con lui per fargli fare qualche sorriso. Lui è rimasto sorpreso, probabilmente non se lo aspettava. E adesso sono io che aspetto, chissà che il mio sogno non diventi realtà: conoscerlo meglio per poter farlo sorridere, mi sembra proprio il tipo adatto». La realtà, al momento, sono anche gli altri due pontefici che Lino Banfi ha conosciuto.

«Ho già incontrato due Pontefici»
Nel 1999 Giovanni Paolo II, in occasione dell’incontro di Wojtyla con gli artisti in piazza San Pietro: «Lo ricordo con grande affetto, ho avuto anche il privilegio di ricevere la comunione da lui. Mi hanno presentato come “il nonno d’Italia”, già allora facevo “Un medico in famiglia”, e lui mi ha fatto una carezza».

Con Benedetto XVI, invece, gli incontri sono stati più d’uno. L’ultimo dei quali decisamente inconsueto e nato da una lettera «scritta a monsignor Georg dopo la rinuncia di Ratzinger. Gli scrissi: “Io lo voglio rivedere, non è che ora se ne va e io non lo vedo più”.

Lui mi chiamò e mi disse: “Fissiamo un giorno”. Così abbiamo fatto e io ho potuto trascorrere con Ratzinger tre quarti d’ora nel convento Mater Ecclesiae dove vive da quando ha lasciato il pontificato. Lui e io soli in un salotto dove c’era un pianoforte. Gli ho chiesto se lo suonasse e lui mi ha detto che lo faceva ogni tanto.

Mi ha detto: “Mi racconti tutta la sua vita” ed io gliel’ho raccontata. È stata un’esperienza bellissima. L’altro giorno, dopo avere salutato papa Francesco, ho detto a monsignor Georg: “Adesso devo venire a salutare l’Emerito. Mi ha risposto con un sorriso, chissà…».

A prescindere dagli incontri personali con i papi, la fede nella vita di Banfi ha sempre avuto grande importanza: «Mi è servita molto» dice, spiegando di avere «una fede tutta mia, forse più intima degli altri. Mi sono accorto che se entro in una chiesa dove c’è gente, molti mi riconoscono e si distraggono, mi parlano, vogliono farsi la foto con me».

Anche nonno Libero adesso va in chiesa
«Questo mi dispiace e così cerco di andare in chiesa quando è vuota per non creare problemi». In chiesa vorrebbe far entrare anche il suo nonno Libero nella prossima stagione di “Un medico in famiglia”: «Lo abbiamo fatto anche nella stagione precedente. La moglie gli chiedeva di accompagnarla in chiesa e lui lo faceva ricordando, però, la scarsa dimestichezza con l’ambiente. Poi, però, lì dentro trovava una statua di san Nicola e improvvisava un dialogo. Nelle nuove puntate che gireremo mi piacerebbe trovare qualcosa di questo genere. L’ho detto agli sceneggiatori, ora vedremo».

Tra tanti incontri importanti che ha avuto, Lino Banfi ha un unico rammarico, «quello di non avere conosciuto padre Pio di cui ho capito l’importanza solo dopo la morte. Allora sono andato a San Giovanni Rotondo a conoscere i suoi frati e… parlavano tutti pugliese come me!».

Curiosità: una poesia per Benedetto XVI
Da umile operaio della vigna del Signore per sette anni ci hai condotti per mano, con amore.
Poi con la tua teologica, ponderata lealtà ci hai resi tutti partecipi della tua verità.
Verità del peso degli anni, del peso dei fardelli
verità che tu confessi a noi, tutti tuoi fratelli.
Hai saputo combattere, questa non è una resa, anzi hai vinto tu.

Hai tenuto stretta la Chiesa.
Condivido in pieno la tua sofferta decisione.
Sei stato un grande Papa, questo è fuori discussione.
E adesso che avrai un po’ più di tempo a disposizione
spero che mi vedrai qualche sera in televisione.

E se ti strapperò un bel sorriso quella sera
sarà come vincere un Oscar alla carriera.
Anche perché conosci il mio concetto verecondo:
«Io sono il nonno d’Italia, tu sei il nonno del mondo!»

Grazie Santità,
Lino Banfi

di Tiziana Lupi

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