“Buon pranzo!”: gli Angelus del Santo Padre

10 aprile 2015 Foto e video story

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Papa Francesco sorride e si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico (credits: Agf)

Papa Francesco sorride e si affaccia
alla finestra del
Palazzo Apostolico (credits: Agf)

Ormai è diventata una tradizione, quell’augurio lanciato dalla finestra del Palazzo apostolico di piazza San Pietro al termine di ogni Angelus e di ogni Regina Coeli (in tempo pasquale): «Buon pranzo e arrivederci!», dice papa Francesco per salutare con un sorriso i fedeli.

Una conclusione familiare, davvero inedita per un successore di Pietro. E s’intitola proprio Buon pranzo! il volume pubblicato dall’editrice La Scuola, che raccoglie un’antologia tematica con una cinquantina di parole chiave (in ordine alfabetico, cominciando da “Agnello” fino a “Vocazione”) dei testi pronunciati dal pontefice di domenica o nei giorni festivi per la liturgia affacciato a quella finestra dello studio degli appartamenti papali che lui ha scelto di non abitare.

Il suo pregio è lo stile essenziale
A spiegare alcuni aspetti della rivoluzione comunicativa avviata da Bergoglio è l’arcivescovo Bruno Forte. Nell’ampia introduzione al libro, il teologo dichiara di essere “in sintonia con chi legge nel pontificato di Francesco uno straordinario tempo di grazia e di speranza per tutti, in continuità con ciò che era stato preparato dalla riforma spirituale voluta da Benedetto XVI, anche se con caratteristiche differenti”.

Per esempio nelle parole usate e nella testimonianza concreta, che riescono a “raggiungere ampiamente e in profondità il cuore di tutti: il linguaggio del suo stile di vita; la forza di un vocabolario nuovo; e la capacità di sorprendere”.

Tuttavia monsignor Forte ci tiene a sottolineare che “la preferenza per il parlare a braccio, da lui tanto spesso dimostrata, non è semplicismo, ma espressione della volontà di raggiungere coloro cui si dirige in maniera al tempo stesso diretta, essenziale e profonda”. Proprio perché Francesco desidera una Chiesa che cresca “non per proselitismo, ma per attrazione”.

E poi, ricorda l’arcivescovo, “la nostra lingua è stata sua sin dall’infanzia (la lingua della nonna!), insieme con l’amatissimo spagnolo porteño”. Il gesuita Bergoglio era “abituato da sempre a stare vicino ai poveri, spesso indifesi perché privi del prezioso possesso della parola”, quindi “allenato a dire le cose grandi in modo umile e comprensibile a tutti”.

Curiosità: è in libreria
Pubblicato dall’editrice La Scuola, il volume “Buon pranzo!” (224 pagine, 12,50 euro) raccoglie alcuni interventi che il Pontefice ha effettuato durante l’Angelus e ha la prefazione di monsignor Bruno Forte, teologo e arcivescovo metropolita della diocesi di Chieti-Vasto.

di Laura Badaracchi

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