Le telefonate più belle di papa Francesco

16 marzo 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Una tavola imbandita per la cena, con tante cose buone da gustare, da un lato. Una mamma, un papà, due figli e quattro telefoni cellulari dall’altro. Cosa succede? Succede che ci si siede per mangiare, finalmente tutti insieme dopo una lunga giornata di scuola e lavoro, ma non si parla. Ci si isola, ciascuno nel proprio mondo, comunicando magari con persone di altri paesi, lontanissime da noi, ma restando muti con quelle che abbiamo vicino.

Ciò che il Papa dipinge incontrando i bambini della parrocchia di Ottavia è uno scenario triste ma purtroppo vero. E allora prende la palla al balzo Francesco, dopo la domanda di una bambina e si arrabbia contro la mancanza di dialogo e di ascolto che distrugge le famiglie e i rapporti umani, pur ribadendo la bellezza di una tecnologia che in un attimo ti porta dappertutto. Dice infatti: «Una delle malattie più brutte del tempo di oggi è la poca capacità di ascolto.

Come se noi avessimo le orecchie bloccate. Sì, “io sto comunicando con il telefonino”, ma non ascolti quelli che sono vicino a te, non dialoghi, sei in comunicazione con un altro che forse non è comunicazione vera, non è dialogo: io dico una cosa, tu dici l’altra, ma tutto virtuale. Dobbiamo arrivare al dialogo concreto, e lo dico a voi, giovani. Ma come si incomincia a dialogare? Con l’orecchio. Sbloccare le orecchie! Questo è il segreto».

L’ascolto al primo posto, la parola al secondo per abituarsi ad un dialogo vero, perché quello che si fa con il telefonino ripete il Pontefice «è virtuale, liquido, non è concreto». Eppure Bergoglio non è uno che non usa il telefono, anzi è in assoluto il Papa che telefona di più.

Pochi giorni dopo l’elezione al soglio pontificio, la sua chiamata al centralino della Curia generalizia dei Gesuiti ha fatto il giro del mondo, provocando un bello “shock” a quel povero centralinista che mai aveva sentito la voce di un Pontefice nella cornetta.
E a questa prima telefonata ne seguono altre: dal collegamento a Plaza de Mayo di Buenos Aires per parlare alla folla, fino alla chiamata
all’edicolante di casa per sospendere l’abbonamento ai giornali;
per non parlare di quelle
a sua sorella Maria Elena, che fa tutte le domeniche sera, da quattro anni a questa parte.
Le telefonate di Bergoglio sono trasversali, come del resto i suoi gesti. Compone il numero, si presenta e poi chiede, domanda, conversa, conforta. Ma soprattutto ascolta, come un caro amico, ecco perché le sue chiamate, molte delle quali sfuggite ai giornalisti, sono piuttosto degli abbracci a distanza, fatti col cuore.

E allora chi gli scrive, mettendo in calce alla lettera il numero di cellulare, spera in questo abbraccio che come recitava un noto slogan “allunga la vita”.
Anna, la ragazza incinta lasciata dal compagno con la richiesta di abortire ne è l’esempio più bello. Bergoglio la chiama, dopo aver letto la sua mail “disperata” e la rassicura promettendole anche di battezzare suo figlio appena nascerà. «Quella telefonata di pochi minuti ha cambiato la mia vita» la detto Anna che sceglie di tenere il bambino e di chiamarlo Francesco.
Emma Bonino, storica esponente dei Radicali sta da poco curando una grave forma di tumore al polmone sinistro, finché un giorno, il 2 maggio del 2015, riceve la telefonata del Papa che la incoraggia a tenere duro. «Abbiamo parlato di migranti, povertà e del Mediterraneo» ha poi rivelato la Bonino.

E ancora, il seminarista di Barletta, Salvatore Mellone, che stava per essere ordinato sacerdote pochi giorni prima di morire (poi scomparso a 38 anni alla fine di giugno 2015). Per lui il Papa alza la cornetta e dice: «La prima benedizione che darai da sacerdote la impartirai a me».
Ma Francesco chiama anche a sorpresa in diretta tv: telefona al tg di Tv2000 e a Unomattina (Raiuno) per gli auguri di Natale in diretta e per i 30 anni della trasmissione. Una telefonata che ha commosso il mondo intero è quella del 18 aprile dei 2016, a Benicio, un bimbo argentino di 9 anni affetto da tumore al cervello che gli aveva scritto di suo pugno per chiedergli di pregare per lui, per la famiglia e per la dottoressa che lo stava curando.

E ancora Bergoglio telefona a Francesco Maria, un ragazzino di Cosenza per rassicurarlo che pregherà per la zia tanto malata a cui il piccolo è molto legato.

Ma il Papa alza la cornetta anche per ringraziare don Antonino Legname che ha scritto un libro su di lui e glielo ha fatto arrivare in un pacchetto a Santa Marta. Lo stesso fa con don Luca Saraceno, rettore del santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa. Il Santo Padre telefona anche quando viene a conoscenza di qualche fatto di cronaca drammatico, come quello che ha coinvolto Andrea Ferri, il benzinaio di Pesaro brutalmente ucciso durante una rapina il 4 giugno del 2013.

La prima telefonata alla famiglia di Andrea arriva un paio di mesi dopo il delitto, ma poi le chiamate continuano per le festività più importanti: un segno di vicinanza, un sostegno che si rinnova nel tempo e che descrive la capacità di Francesco di intessere e consolidare rapporti, come farebbe un qualunque parroco di provincia.

Un abbraccio collettivo lo dà anche agli scout italiani, telefonando il 10 agosto del 2014 al raduno periodico dell’Agesci. E chiama Rita Pavone, una delle sue cantanti italiane preferite, per farle gli auguri di Natale.

«Pronto Antonio, buon pomeriggio, scusa se ti disturbo, sono papa Francesco: come stai?». Esordisce così con Antonio Esposito, seminarista della diocesi di Conversano-Monopoli, anche lui gravemente malato. Antonio qualche giorno prima si era rivolto alla Farmacia Vaticana per un medicinale irreperibile in Italia. Il Papa ne viene a conoscenza e cerca il suo numero per incoraggiarlo a non lasciarsi cadere le braccia. Telefonate diverse, numerose, continue: Francesco chiama e raggiunge tutti. Ma allo stupore che questo provoca nessuno si abitua mai.

COME USARE IL TELEFONO IN MODO CORRETTO SECONDO LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO

Anche papa Francesco, come abbiamo visto, non disdegna l’uso del telefono, ma gradirebbe che i suoi fedeli ne facessero un uso “corretto”. A questo proposito, abbiamo riassunto in 10 punti i comportamenti che il Papa consiglia per un impiego migliore di cellulari e telefoni in genere.

Via il telefono quando si è seduti a tavola per mangiare o si sta tutti riuniti in famiglia.

Usare il cellulare per raggiungere chi è distante ma non perdersi nei dialoghi virtuali.

Usare il telefono per regalare abbracci, carezze e conforto in modo concreto.

Più che parlare, ascoltare molto al telefono.

Sì al buon uso di Internet, della tecnologia, dei social network, no a intrecciare rapporti “liquidi” o a fomentare lo scontro e la violenza verbale.

Va bene portare il telefono sempre con sé purché non diventi un’ossessione.

Rispondere cercando di comprendere l’altro.

Usare i telefonini anche per leggere la Bibbia o i contenuti spirituali attraverso le apposite applicazioni.

No a tutto ciò che distrae e crea dipendenza, come i giochi e le scommesse.

10 In Chiesa o per pregare, è sempre meglio spegnere il telefono.

di Cecilia Seppia

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