Le regole di papa Francesco per una parrocchia felice

3 marzo 2017 Mondo di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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Già da due mesi, papa Francesco ha ripreso a visitare le parrocchie della diocesi di Roma, essendo vescovo della città. Nei suoi incontri  non mancano le occasioni per tratteggiare la sua “parrocchia perfetta”, frutto della visione di una Chiesa dalle porte aperte.

La parrocchia senza chiacchiere

Soltanto alcune settimane fa, nella sua visita nella parrocchia di Santa Maria a Setteville di Guidonia (Roma), Francesco lo aveva spiegato bene ai fedeli. «Volete una parrocchia perfetta? Niente chiacchiere!». È questa, per il Papa, la prima regola per far funzionare le cose perché in chiesa non bisogna trovare malelingue, ma testimoni di amore e di speranza. In fondo, lo ha ripetuto tante volte, la parrocchia è soprattutto una casa accogliente, dove chi è lontano possa sentirsi accolto, respirare l’amore di Dio, trovare calore umano. «Le chiese, le parrocchie, le istituzioni con le porte chiuse non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei!» ha sottolineato papa Francesco.

Essere sempre vicini alla gente

“Comunità di comunità”: è la definizione di parrocchia espressa nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Rende bene l’idea del Papa di una chiesa come famiglia, dove realtà diverse convivono e lavorano insieme per sostenere chi è in difficoltà, per vivere in modo intenso un’esperienza di fraternità. Una parrocchia così ha una vocazione missionaria perché è aperta e in dialogo con il mondo, perennemente “in uscita” verso le periferie umane.

Tutti i sacramenti siano gratuiti

Porte aperte vuol dire abbandonare le rigidità e questo – lo ha detto spesso il Papa – vale per i parroci ma anche per le segretarie delle parrocchie che a volte sgridano, si agitano se i conti non tornano e non sono tanto “mamme”. Nel 2014 Francesco ha raccontato: «Una volta ho dovuto sentire una signora umile che aveva lasciato la Chiesa da giovane. E mi ha detto: “Padre io ho lasciato la Chiesa perché ero in parrocchia da ragazzina, è venuta una donna con un bambino e ha chiesto al parroco di fare il Battesimo, lui ha detto di sì ma che doveva pagare; lei disse di non avere i soldi, lui le rispose di andare a casa a prendere quello che aveva per battezzare il figlio”. Questo non significa accogliere, questo è chiudere la porta».

Il bravo parroco non deve avere orari

«Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Gesù; quello sguardo sereno, felice, che entra nel cuore». Il parroco è così per Bergoglio, un uomo pieno dell’amore di Dio e per questo capace di cogliere le necessità degli altri  come «gli orari delle attività che favoriscono la partecipazione dei giovani», la capacità di «parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti le possibilità di annunciare il Vangelo». Ma soprattutto il parroco deve avere «il telefono sul comodino, pronto “a qualsiasi ora per andare a trovare un ammalato». Perché, come ha spiegato il Papa «Non è grande chi comanda ma chi serve».

COME INVITARE FRANCESCO NELLA PROPRIA PARROCCHIA

È papa Francesco a scegliere personalmente le parrocchie da visitare nella diocesi di Roma. Le visite avvengono di solito la domenica pomeriggio e una volta al mese. A proporre a Bergoglio la lista delle parrocchie è il Vicariato che suggerisce una serie di realtà sulle quali poi il Papa si esprime. A Casa Santa Marta, comunque, arrivano inviti da parte dei sacerdoti della sua diocesi. Ma è soprattutto il cardinale Augusto Vallini a indicare a Francesco anche situazioni nelle quali la sua presenza è di grande aiuto. È accaduto, per esempio, nella visita alla parrocchia di Santa Maria a Setteville di Guidonia, il 15 gennaio. Qui il Papa si è intrattenuto con don Giuseppe Berardino, malato di Sla, poi deceduto due settimane dopo il loro incontro.

di Benedetta Capelli

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