Le parole di Francesco per le domestiche spesso umiliate

8 marzo 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Nelle scorse settimane, come vi abbiamo raccontato nel numero precedente, papa Francesco ha dedicato l’omelia della messa mattutina di venerdì 16 febbraio a Casa Santa Marta, al tema del digiuno. 

L’argomento era talmente importante che ha fatto passare in secondo piano un’altra parte del discorso. Il Pontefice ha collegato l’argomento del digiuno a quello dell’umiltà, una forma di digiuno che tutti  dovremmo imparare a praticare soprattutto in questo tempo di Quaresima. In tema di umiltà il Papa ha rivolto un pensiero alle domestiche: «Io penso a tante domestiche che guadagnano il pane con il loro lavoro e che vengono spesso umiliate, disprezzate» ha detto il Santo Padre. E poi in puro stile Bergoglio, ha fatto alcune domande: «Come le tratti? Come persone o come schiavi? Le paghi il giusto, dai loro le vacanze?». 

Chissà se, parlando di chi fa le pulizie, il Papa non è tornato per un attimo con la mente a quando proprio lui era impegnato in quel tipo di lavoro. 

Decine di anni fa, come sappiamo, suo padre lo mandò, appena quattordicenne, a lavorare come addetto alle pulizie in una fabbrica di calzini per insegnargli il senso e l’importanza del lavoro. 

Per il giovane Jorge Mario fu un’esperienza così importante che un pensierino l’altra mattina potrebbe davvero avercelo fatto. Perché è da bambini e da giovani che si impara il rispetto per gli altri e per il loro lavoro, qualunque esso sia. 

Non a caso, per spiegare il suo pensiero, Francesco ha attinto proprio a un ricordo della sua infanzia: «Mai ho potuto dimenticare quella volta che da bambino andai a casa di un amico. Ho visto la mamma dare uno schiaffo alla domestica. Ottantuno anni e non ho dimenticato quella cosa». Allo stesso modo i suoi ex allievi non avranno probabilmente mai dimenticato di averlo visto alle prese con i lavori più umili quando era già rettore in Argentina. Qualcuno ha raccontato di averlo visto occuparsi personalmente persino dei bagni e mettersi persino in ginocchio per pulire i sanitari. 

Questo racconto rende ancora più credibile uno degli aneddoti che circolavano su Francesco nei giorni successivi alla sua elezione, quando decise di stabilire la sua residenza a Casa Santa Marta. Essendo un albergo, è normale nei corridoi incontrare le donne che si occupano delle pulizie delle stanze. Quando a una di loro capitò di imbattersi nel nuovo Pontefice davanti all’ascensore, lei pensò di cedere il passo per evitare di infilare straccio e spazzolone nella cabina in cui sarebbe entrato anche il Papa.
Dicono che Francesco rifiutò questa attenzione giudicata eccessiva e più di uno è disposto a scommettere che le avrebbe anche dato una mano a mettere il secchio nell’ascensore. Anticipando così di qualche anno la risposta alla domanda rivolta ai religiosi l’altra mattina a Santa Marta: «Nelle nostre case, nelle nostre istituzioni: come mi comporto io con le domestiche che sono in casa?».

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La patrona delle domestiche (ma anche di casalinghe, osti e albergatori) è Marta di Betania, sorella di Maria e Lazzaro. Come è noto, Marta si dava da fare in casa ma venne rimproverata da Gesù per i troppi interessi alle cose terrene. Premiata per le sue attenzioni a Gesù, è divenuta il simbolo della vita attiva. 

di Tiziana Lupi

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