Le origini dello scambio della pace

15 settembre 2014 Foto e video story

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Lo "scambio della pace" è il momento din preparazione a ricevere Gesù nell'eucaristia (credits: Getty Images)

Lo “scambio della pace” è il momento din preparazione a ricevere Gesù nell’eucaristia (credits: Getty Images)

Tutto, almeno così sembra, ha avuto origine intorno all’anno 155. San Giustino, nella prima Apologia, scrive: «Quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta a imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi e innalziamo preghiere sia per noi stessi sia per gli altri. Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio». è questa la prima testimonianza che abbiamo del segno di pace durante la Messa.

Un gesto nato quasi duemila anni fa
Da allora sono passati parecchi secoli, durante i quali questo gesto è stato compiuto con modalità differenti (il bacio, l’abbraccio), fino ad arrivare ai nostri giorni, dove lo scambio assume forme diverse a seconda delle chiese: c’è chi si limita alla stretta di mano, chi preferisce l’abbraccio, chi accompagna il gesto con un canto. Del resto, come si legge sul sito della Santa Sede (www.vatican. va), «nella “editio typica tertia” del Messale Romano (2008), viene lasciato libero il modo di scambiarsi la pace e si delega alle Conferenze episcopali la facoltà di stabilire il modo di compiere questo gesto di pace secondo l’indole e le usanze dei popoli». Tuttavia, «si ricorda che cola sobrietà nviene che ciascuno dia la pace soltanto a chi gli sta più vicino, in modo sobrio».

Ecco, il punto è proprio la sobrietà perché a chiunque sarà capitato di assistere a scambi del segno di pace un po’ “movimentati”, con persone che non si limitano a stringere la mano ai propri vicini arrivando, in alcuni casi, anche ad allontanarsi dal posto per raggiungere parenti o amici seduti in altri banchi. Il problema è che, in questo modo, si genera una confusione inadatta alla celebrazione dimenticando, tra l’altro, che si tratta di un gesto simbolico: non si dà la pace alla persona a cui si sta stringendo la mano in quanto tale, ma in quanto rappresentante di tutta la comunità.

Già Benedetto XVI aveva preso in considerazione il problema e, nell’esortazione post-sinodale del 2007 “Sacramentum caritatis”, aveva scritto: «è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea. E’ bene ricordare come non tolga nulla all’alto valore del gesto necessaria a mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in modo di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino».

Ora a ribadirlo è arrivata una circolare inviata dalla Congregazione per il culto divino alle Conferenze episcopali di tutto il mondo, i cui contenuti sono stati approvati da papa Francesco, nella quale si raccomanda di evitare canti e spostamenti (sia dei fedeli sia del sacerdote) per far sì che quel gesto simbolico rimanga ciò che davvero è: un momento di preparazione a ricevere Gesù nell’Eucaristia. A qualcuno, forse, queste disposizioni potranno sembrare un irrigidimento della Chiesa. Ma chi conosce Francesco sa che il suo desiderio è quello che le persone che si apprestano a ricevere l’Eucaristia siano consapevoli del mistero che stanno celebrando.

di Tiziana Lupi

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