Le nuove regole del Papa sulle beatificazioni

19 luglio 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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La laboriosa estate di papa Francesco, che non ama fare ferie ma approfitta della assenza di impegni nel mese di luglio – Angelus a parte – per scrivere e meditare, si apre con un atto importante. Il Santo Padre ha pubblicato una lettera apostolica in forma di motu proprio (è un documento di grande importanza, come spieghiamo nel riquadro qui a destra) che “allarga” la via alla beatificazione. 

La lettera è stata “recapitata” alla Chiesa e ai fedeli di tutto il mondo martedì 11 luglio, ed è il frutto di una riflessione partita più di tre anni fa. Si intitola Maiorem hac dilectionem. Sono parole di Gesù riferite dall’evangelista Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Parole che riassumono perfettamente la decisione comunicata da Francesco: aprire la via della beatificazione ai fedeli che, spinti dalla carità, hanno offerto la loro vita per il prossimo, pur consapevoli di andare incontro a morte certa e prematura, per seguire l’esempio di Gesù.

Francesco scrive: “Sono degni di speciale considerazione ed onore quei cristiani che, seguendo più da vicino le orme e gli insegnamenti del Signore Gesù, hanno offerto volontariamente e liberamente la vita per gli altri ed hanno perseverato fino alla morte in questo proposito”. 

Il Pontefice paragona questi cristiani a quelli che finora erano i soli meritevoli di beatificazione, cioè i martiri e coloro che hanno esercitato eroicamente le virtù cristiane (esiste anche la beatificazione equipollente, ma è una situazione particolare: nelle pagine successive presentiamo tre esempi per chiarire le differenze). Per sua natura, un documento in forma di motu proprio non ha bisogno di alcun genere di consultazione. Francesco, però, ha chiesto un parere alla Congregazione delle Cause dei Santi che ha studiato la questione e ha dato parere favorevole. D’ora in poi, dunque, “L’offerta della vita è una nuova fattispecie dell’iter (il percorso, ndr) di beatificazione e canonizzazione, distinta dalle fattispecie sul martirio e sull’eroicità delle virtù”. 

Perché l’offerta della vita sia valida deve essere libera e volontaria, con la consapevolezza di una morte a breve termine e determinata proprio dalla scelta dell’offerta; la persona deve avere esercitato le virtù cristiane prima di offrire la vita e fino alla morte, e deve aver avuto fama di santità almeno dopo la morte; infine, deve essersi verificato un miracolo per sua intercessione dopo la morte. 

Questa nuova via verso la beatificazione può sembrare simile sia a quella del martirio, sia a quella delle virtù eroiche. Le differenze ci sono, però: rispetto al martirio, c’è il dono della vita ma non c’è una persecuzione legata alla fede; rispetto alle virtù eroiche, non serve il prolungato esercizio di una carità eroica: la nuova via è percorribile con un unico atto eroico che, per irrevocabilità e persistenza fino all’offerta della vita, imita Cristo e il suo sacrificio fino alla croce.

BEATIFICAZIONE CON LE NUOVE REGOLE: QUESTO POTREBBE ESSERE UN ESEMPIO

Il “motu proprio” di papa Francesco che ammette la beatificazione per offerta della vita è arrivato pochi giorni fa e quindi non è ancora possibile ipotizzare quale figura potrebbe essere presa in considerazione per una beatificazione che “nasca” da questa situazione. Possiamo trovare, però, una “rispondenza” nella vicenda di sei suore missionarie delle Poverelle di Bergamo morte nel 1995 in Congo durante l’epidemia di Ebola. Suor Floralba, suor Clarangela, suor Danielangela, suor Dinarosa, suor Annelvira e suor Vitarosa sono state contagiate e uccise dalla febbre emorragica mentre assistevano i malati. Sarebbero potute tornare in Italia e aspettare la fine dell’epidemia ma, pur consapevoli dell’enorme rischio, hanno scelto di rimanere accanto ai malati e ai sofferenti. Il loro processo diocesano di beatificazione è già stato chiuso ma, ragionando su questo caso, Stefania Falasca, giornalista di “Avvenire” e postulatrice delle Cause dei Santi, conferma: «Se per le sei suore non fosse già stato inoltrato il “processo sulle virtù”, forse sarebbe stata adottata questa procedura. Il loro è proprio un caso di consapevole dono totale di sé per i fratelli, nella libera accettazione “a causa della carità” di una morte certa e a breve termine». 

I TRE VECCHI TIPI DI BEATIFICAZIONE

DON PINO PUGLISI: LA BEATIFICAZIONE PER MARTIRIO IN “ODIUM FIDEI”

Un esempio di beatificazione che parte da un martirio “in odium fidei”, cioè un martirio a causa dell’odio verso la fede cattolica praticata dal martire, è quello di don Pino Puglisi, beatificato il 25 maggio 2013. Poco meno di un anno prima papa Benedetto XVI aveva concesso la promulgazione del decreto di beatificazione. Il sacerdote siciliano era stato ucciso davanti alla sua parrocchia (San Gaetano nel quartiere palermitano di Brancaccio) il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, da un killer della mafia. Papa Ratzinger riconobbe questo omicidio come fatto “in odio alla fede”: era stato causato, insomma, dal costante impegno evangelico e sociale di don Pino a Brancaccio, un quartiere ad alta presenza mafiosa e “controllato” dalla criminalità organizzata. Grazie a questo decreto non è stato necessario attribuire un miracolo al sacerdote siciliano per iscriverlo nell’elenco dei beati.

GIANNA BERETTA MOLLA: LA BEATIFICAZIONE PER “VIRTU’ EROICHE”

La beatificazione di Gianna Beretta Molla è stata possibile grazie al riconoscimento dell’eroicità delle virtù e all’accertamento di un miracolo riferibile alla sua intercessione. La lombarda Gianna Beretta Molla era medico pediatra, moglie e madre. Incinta, le fu diagnosticato un tumore all’utero: preferì morire anziché accettare cure che avrebbero potuto danneggiare il feto. Aveva solo 40 anni.  Testimonianze hanno permesso di accertare che aveva vissuto le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e le quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) in modo eroico.  È stata inoltre riconosciuta come miracolo valido la guarigione scientificamente inspiegabile di Lucia Silva Cirilo, una giovane donna brasiliana di religione protestante, avvenuta nel 1977.  La beatificazione della Beretta Molla è avvenuta il 24 aprile 1994; dieci anni dopo sarebbe stata proclamata santa.

VESCOVO GUALA DE RONIIS: BEATIFICAZIONE “PER EQUIPOLLENZA”

La via della beatificazione per equipollenza è quella meno “battuta” dalla Chiesa. Parte dal riconoscimento dell’esistenza da molto tempo di un culto “spontaneo” per la persona che verrà beatificata senza indagini specifiche, né la necessità del riconoscimento di un miracolo. “Equipollenza” vuol dire eguaglianza di valore e di efficacia: in questo caso significa che questa beatificazione è uguale a quelle che vengono fatte seguendo tutto l’iter. Per cercare qualcuno beatificato per equipollenza bisogna tornare indietro nei secoli. Per esempio al 1868, quando papa Pio IX proclamò beato per equipollenza Guala de Roniis, vescovo di Brescia, morto il 3 settembre 1244. Di nobile famiglia, entrò nell’Ordine dei Frati predicatori, i Domenicani, e fu tra i primi discepoli del fondatore Domenico di Guzman. Fece delicate missioni come ambasciatore di papa Gregorio IX e si guadagnò la fama di pacificatore e abile diplomatico.

di Tiziana Lupi

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