Papa Francesco scherza coi ragazzi: la tv ti cambia la faccia

15 marzo 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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La parrocchia di Santa Maddalena di Canossa quasi non si vede, “stretta” com’è tra palazzi e palazzoni, un centro commerciale con tanti negozi vuoti e un cinema multisala. Ma in Borgata Ottavia, zona nord-ovest di Roma dove vive anche il sindaco Virginia Raggi (che però non era all’incontro), questa chiesa è da sempre un punto di riferimento, come dice padre Giorgio Spinello che da dieci anni guida la comunità. 

Qui domenica 12 marzo, intorno alle quattro del pomeriggio, è arrivato papa Francesco, tra l’entusiasmo di fedeli e curiosi da ore in attesa su via Lucchina. Il Santo Padre si è presentato con il sorriso del pastore felice di incontrare il gregge, e  soprattutto il sorriso di chi è felice di ricevere e ricambiare l’abbraccio di bambini, genitori, anziani, malati.

Il primo incontro è stato con i più piccoli che avevano preparato da tempo tante domande per il Papa. Nel campetto parrocchiale da calcio, colorato di bandierine bianche e gialle (i colori del Vaticano), Francesco è salito su un palco e ha ascoltato cinque bimbi che gli hanno rivolto quesiti che lui ha trasformato in spunti su cui riflettere insieme in un dialogo sincero e pieno di entusiasmo. 

Elisabetta chiede a Francesco del suo primo incontro con Gesù e lui risponde: «Gesù si avvicina sempre per primo, è sempre nei nostri cuori e non ci abbandona mai, nei momenti belli come in quelli brutti della vita. Ci fa capire cos’è l’amore, ci consola, ci sta vicino, ci perdona». 

Patrizio chiede se è contento di essere Papa e Bergoglio dice che non si paga per farlo: Gesù sceglie chi vuole. E ricorda: «Mi piaceva anche quando ero parroco in una parrocchia e anche quando ero sia rettore di una facoltà sia parroco… Essere sacerdote è una cosa che a me è sempre piaciuta tanto. Fare il papa o fare il prete? Tutti e due: fare quello che Dio vuole, perché quello che lui ti dà è bello. E il Signore ti chiede di amare». 

Altre riflessioni, in un continuo scambio di battute con i bambini, Francesco le ha fatte sulla pace e sulle bestemmie: «Alle volte avete sentito che papà e mamma litigano: è normale, succede. Ma cosa devono fare, dopo? Fare la pace prima che finisca la giornata… E poi: le parolacce non sono belle, ma le bestemmie… Mai una bestemmia! Le parolacce sono brutte, ma non tanto gravi come una bestemmia».

Sara, invece, fa una domanda su ciò che spaventa il Papa e lui coglie l’occasione per dire che le streghe (che fanno paura a Sara…) non esistono, non hanno alcun potere. «A me spaventa quando una persona è cattiva, la malvagità della gente», risponde Francesco. «Mi spaventa anche quando in una famiglia, in un quartiere, in un posto di lavoro, in una parrocchia, anche in Vaticano, c’è il “chiacchieraggio”. Le chiacchiere sono come il terrorismo: come buttare una bomba e andarsene via, perché le chiacchiere distruggono tutto». 

Francesco, poi, accetta di rievocare alcuni momenti belli della sua vita: «Quando da bambino andavo allo stadio con papà; alcune volte veniva anche la mamma… Incontrarsi con gli amici… Prima di venire a Roma, ogni due mesi ci incontravamo in dieci compagni di scuola: a 17 anni abbiamo finito le “medie” insieme e continuavamo ad incontrarci. E poi quando posso pregare in silenzio, leggere la Parola di Dio». 

Questa rievocazione viene interrotta dalla voce di un bimbo, che suggerisce a Francesco quello che pensa possa essere un altro bel momento: «Sentirti in televisione!»… Esplode una risata e il primo che ride è proprio il Papa, che non ha dubbi nel dare il suo punto di vista: «No, la tv non mi piace: la tv mi fa brutto! Hai visto che la tv ti cambia la faccia? Ti fa non come sei…».

Infine la domanda di Camilla, una ragazzina che sente quanto faccia male al dialogo usare troppo il telefonino… Il Papa dice: «Una delle malattie più brutte di oggi è la poca capacità di ascolto, come se avessimo le orecchie bloccate. Tutti comunicano tramite il telefonino, ma non dialogano. Non ascolti quelli vicino a te, non dialoghi: io dico una cosa, tu ne dici un’altra, ma è tutto virtuale. Dobbiamo arrivare al dialogo concreto, e come si incomincia? Con l’orecchio: sbloccare le orecchie!».

Salutati i bambini, Francesco ha incontrato i genitori dei battezzati durante l’anno, e poi gli anziani e gli ammalati. E ha promesso preghiere perché loro portano una croce che è «seme di vita». I tempi della visita si dilatano, il Papa si dedica anche ad alcune confessioni… 

La messa slitta, la gente attende paziente. Nell’omelia Francesco dice: «Siamo abituati a parlare dei peccati altrui: che brutto! Guardiamo ai nostri peccati!».

CANOSSA: UNA FAMIGLIA STORICA

La parrocchia visitata dal Papa è intitolata alla veronese Maddalena di Canossa (1774-1835; nel ritratto sopra), fondatrice degli istituti delle Figlie e dei Figli della Carità (“canossiane” e “canossiani”) e santa dal 1988. La Canossa discendeva dalla potente contessa Matilde, che nel 1077 costrinse l’imperatore tedesco Enrico IV ad attendere per tre giorni al gelo, vestito di un saio, prima di farlo entrare nella sua rocca (a Canossa, vicino a Reggio Emilia; nella foto i resti) per chiedere perdono a papa Gregorio VII. Da questa attesa umiliante viene il modo di dire “Andare a Canossa”.

di Benedetta Capelli

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