Il Papa in visita alla chiesa del Santissimo Sacramento

9 maggio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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La parola che Francesco ha ripetuto di più durante la visita alla parrocchia del Santissimo Sacramento nel quartiere romano Tor de’ Schiavi è “amore”. Questo perché lui, che è vescovo di Roma, ama le periferie e lo ha dimostrato ancora una volta. Qui ha portato la gioia del suo cuore, ha accarezzato gli anziani e, soprattutto, ha amministrato la Cresima a Maya,12 anni e affetta da una malattia rara, e a sua madre Paola. Ma vediamo come è andata questa domenica speciale per tutta la comunità romana.

 Francesco è arrivato in largo anticipo al Santissimo Sacramento, una realtà dove da tempo si fa esperienza dei “Quartieri solidali”: un progetto di aiuto e sostegno per tutti gli anziani della zona. Il primo appuntamento è stato l’incontro con bambini del catechismo e i loro genitori. Francesco ha risposto alle domande di Mauro, Simona, Mattia, uno scout di 12 anni,  e Beatrice, 15 anni e orfana del papà, toccando diversi argomenti. 

Innanzitutto il tema della famiglia: «Che è il nocciolo dell’amore. Quello che non si impara nella famiglia difficilmente si imparerà fuori». Poi Bergoglio ha risottolineato l’importanza delle parrocchie nel tessuto sociale: «La Chiesa cresce, non per proselitismo ma per attrazione, l’attrazione della testimonianza. Noi non siamo una squadra di calcio, siamo discepoli di Gesù, che cerchiamo di fare le cose che il Vangelo ci dice. E questo fa sempre scaturire la gioia».

Quindi il Papa, accompagnato passo dopo passo dal parocco don Maurizio Mirilli (nella pagina a fianco l’intervista che gli abbiamo fatto) si è spostato nel salone parrocchiale per l’abbraccio con i malati, gli anziani e i disabili: «Voi siete la ricchezza della Chiesa. Voi siete quelli che fanno fiorire l’albero della Chiesa, perché tutto quello che l’albero ha di fiorito viene da quello che è sotterrato, dalle radici. Voi siete le radici». 

La tappa successiva è stata l’inaugurazione della Casa della Gioia: una struttura che ospita 7 disabili accuditi da due suore salesiane e da un gruppo di 50 volontari. Un sottotetto riorganizzato nato sulla spinta delle parole del cardinale filippino Luis Tagle che, 3 anni fa durante gli Esercizi Spirituali del clero romano, ricordò a tutti i preti che la Chiesa non solo deve aprire le sue porte ma scoperchiare i tetti. E qui il Papa, insieme allo stesso Tagle, al cardinal José Gregorio Rosa Chavez, a  monsignor Angelo De Donatis e a don Maurizio, ha fatto la merenda con alcuni dei ragazzi ospiti della Casa. 

Dopo l’inaugurazione della Casa, Francesco ha celebrato la messa e durante l’omelia si è soffermato su una frase detta da Gesù nell’orto degli ulivi: “Rimanete nel mio amore”. E così il Santo Padre è tornato, ancora una volta, a parlare di amore: «Ah, sì, ho visto un telefilm sull’amore, era bello… E quella coppia di fidanzati… poi, è finita male, peccato!”. Non è così. L’amore è un’altra cosa. L’amore è prendersi carico degli altri. L’amore non è suonare violini, tutto romantico… L’amore è lavoro».

Infine ecco il momento più emozionante di questa straordinaria giornata: la Cresima a Maya. Quando la bimba è arrivata in carrozzina con sua madre, immediatamente tutti si sono commossi. Dopodiché un silenzio profondo ha accompagnato il rito della Cresima. 

Il Papa ha ricordato a tutti che Maya non è uno scarto ma una dei “preferiti” di Dio e che la madre è il simbolo dell’amore che si fa carico dell’altro. Sono la dimostrazione nella carne delle parole d’amore di Francesco che ha lasciato questa parrocchia di periferia invocando la figura della Madonna del perdono. A lei esorta a guardare per guarire anche dall’indifferenza di una società che vede nei bambini malati e negli anziani solo uno scarto.

DON MAURIZIO RACCONTA LA GIORNATA: “HO DATO AL PAPA LE CHIAVI DELLA CHIESA”

Abbiamo intervistato don Maurizio Mirilli, il parroco della chiesa del Santissimo Sacramento. Ecco cosa ci ha raccontato: «Quando il Papa è arrivato, avevo il mazzo delle chiavi in mano e gliel’ho dato, dicendo che veniva a fare il parroco al posto mio. Lui, che ha sempre la risposta e la battuta pronta, ha replicato: “Subito, sì, dammi dammi”. Abbiamo iniziato con il sorriso, mi ha messo subito a mio agio. Quando l’ho invitato? Il 14 settembre scorso sono andato a Messa a Santa Marta, come succede a turno a tutti i parroci romani, con una delegazione di 20 parrocchiani; invece di scegliere i membri consiglio pastorale, ho portato con me tutte persone con disabilità e papa Francesco ha commentato: “Grazie, mi hai portato i migliori”. Gli ho presentato il progetto della Casa della gioia, che accoglie proprio disabili giovani e adulti, esprimendo il desiderio che fosse inaugurata da lui a giugno per la festa del Corpus Domini. “Cerchiamo di trovare la data”, ha risposto. Ma non pensavo che questo sogno si realizzasse. Invece ha mantenuto la parola e ci teneva a essere presente, solo che abbiamo dovuto anticipare di un mese e correre per ultimare i lavori. Io sapevo già da febbraio quando sarebbe venuto, ma ai parrocchiani l’ho detto solo qualche settimana fa, dopo che era stata ufficializzata la data. Mi è sembrato di stare in famiglia. E concelebrare nella mia parrocchia con lui mi ha fatto sperimentare la pienezza della comunione con tutta la Chiesa». (intervista di Laura Badaracchi)

di Benedetta Capelli

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