La Polizia e le vittime del terrorismo in udienza dal Papa

30 maggio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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La banda della Polizia di Stato esegue la marcia di Radetzky mentre Francesco varca la soglia dell’Aula Paolo VI e le note vivaci accompagnano i suoi alle 6 mila persone presenti. Poi, lungo il corridoio centrale il Papa si ferma con i piccoli e un grande sorriso sboccia sul suo viso per  l’entusiasmo che lo circonda.

«Sono lieto di ricevere il personale della Polizia, della Questura di Roma e la Direzione Centrale di Sanità, giunti qui in Vaticano, insieme alle loro famiglie» dice. «Incontrare voi con i figli, le mogli, i mariti, i genitori, mi dà gioia! Guardarvi negli occhi, stringervi la mano, accarezzare i vostri bambini dilata i cuori, ci avvicina e ci unisce nella lode e nel ringraziamento al Signore. Grazie di essere venuti con le famiglie, grazie!». Insomma, più che un’udienza quella di venerdì è stata una festa intitolata “Polizia di Stato, famiglia di famiglie”, presentata da Lorena Bianchetti, conduttrice di A sua Immagine. Sul palco oltre alla banda musicale, anche le testimonianze di parenti e vittime del terrorismo, come il ricordo che Maria fa del marito, il maresciallo Mariano Romiti, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979. 

Nel saluto al Papa, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, descrive lo spirito di servizio dei suoi agenti come una scelta di libertà, una forte vocazione che uomini e donne portano avanti con passione e compassione. Le parole di ringraziamento del Pontefice suonano più come un inno alla famiglia. «Queste cose, la fede, l’amore, il fare il bene, si imparano solo in dialetto, il dialetto della famiglia. In un’altra lingua non si capiscono. Si imparano in dialetto! La buona salute della famiglia è decisiva per il futuro del mondo e della Chiesa, considerando le molteplici sfide e difficoltà che oggi si presentano nella vita di ogni giorno. Infatti, quando si incontra una realtà amara, quando si fa sentire il dolore, quando irrompe l’esperienza del male o della violenza, è nella famiglia, nella sua comunione di vita e di amore che tutto può essere compreso e superato». 

La Chiesa, dice il Pontefice, conosce le tensioni delle famiglie, i conflitti generazionali, le difficoltà economiche la precarietà e per questo è pronta ad accompagnarle nel cammino quotidiano, come Gesù, la cui presenza si manifesta soprattutto attraverso la tenerezza: le carezze, l’abbraccio di una mamma, di un padre, di un figlio, di un nonno. Esorta Francesco: «La famiglia è il luogo della tenerezza. Per favore, non perdete mai la tenerezza! Quest’epoca manca di tenerezza, bisogna ritrovarla, e la famiglia può aiutarci adesso. Per questo nelle Scritture Dio si mostra padre ma anche madre che accudisce e si china nel gesto di allattare e di dare da mangiare». 

A fine discorso un momento toccante: un agente tenore intona con la banda la Preghiera del Poliziotto dedicata a san Michele Arcangelo, patrono dell’arma, scritta da Bizzarri e Marcucci e già interpretata in passato da grandi voci come Claudio Baglioni e Gianni Morandi.

di Cecilia Seppia

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