La messa del Papa con gli operai del centro industriale vaticano

12 luglio 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Ogni primo venerdì del mese, a turno, i padiglioni del centro industriale vaticano, da otto anni a questa parte, si trasformano in piccole grandi chiese, con tutto il necessario per ospitare e celebrare la messa, che è in genere presieduta  dal parroco di Sant’Anna, padre Bruno Silvestrini, il quale è anche il cappellano dei lavoratori  dei Servizi Tecnici del Governatorato. 

Venerdì scorso, 7 luglio, toccava all’officina meccanica. E così, fin dal mattino presto, le tute blu del Papa, aiutate dalle Suore Francescane Missionarie di Maria, hanno iniziato a pulire il pavimento, fare un po’ d’ordine sui tavoli, disporre le sedie, allestire l’altare, i fiori, preparare le preghiere, i canti e i paramenti liturgici… Tutto con lo stesso amore di sempre. Ma questa volta al posto di padre Bruno, a celebrare la messa è arrivato Francesco. E la gioia degli operai quando hanno visto la sua Ford Mondeo blu sbucare dalla strada, è stata incontenibile. Falegnami, meccanici, idraulici, elettricisti lo hanno accolto in divisa da lavoro davanti all’ingresso del capannone, dove tra abbracci, sorrisi e strette di mano, non potevano di certo mancare i “selfie” col cellulare e le foto di gruppo, a cui il Pontefice, nonostante il caldo, si è prestato con affetto. Un po’ di trambusto per il grande entusiasmo, poi la messa è iniziata tra bulloni, trapani, lamiere, cavi, torni e compressori, con l’odore di benzina e solventi tutto intorno.

Francesco sembrava davvero felice di essere qui e soprattutto perfettamente a suo agio: d’altra parte è questo che fa un “Vescovo di strada”! Accanto a lui, dietro il piccolo altare, a concelebrare l’eucarestia, c’erano sia padre Bruno che padre Rafael García de la Serrana Villalobos, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato. Nell’omelia, Bergoglio ha commentato il brano del Vangelo che narra la conversione di san Matteo, peccatore, pubblicano ed esattore delle tasse, scelto da Gesù per essere suo discepolo. E ovviamente ha citato il meraviglioso quadro di Caravaggio, conservato nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi che raffigura proprio questa scena e a cui è molto legato. Gesù, ha detto il Papa, lo chiama e lo invita a pranzo, «insieme a tutta la cricca di traditori della patria» e questo provoca lo scandalo e lo sdegno dei farisei secondo i quali Cristo non avrebbe dovuto mischiarsi con tale gentaglia. Però, ha affermato Francesco: «Questo mi consola tanto, perché penso che Gesù è venuto per me. Perché tutti siamo peccatori. Tutti abbiamo questa laurea! Ognuno di noi sa dove è più forte il suo peccato, la sua debolezza. Prima di tutto dobbiamo riconoscere questo: nessuno di noi, tutti noi che siamo qui, può dire: “Io non sono peccatore”. I farisei dicevano questo. E Gesù li condanna. Erano superbi, vanitosi, si credevano superiori agli altri. Invece tutti siamo peccatori. È il nostro titolo ed è anche la possibilità di attrarre Gesù a noi!». 

Poi davanti agli operai, ha voluto ricordare un grande e onesto lavoratore del Vaticano, scomparso di recente: Luigi, il papà di Sandro Mariotti, suo assistente di camera. E ha raccontato anche un aneddoto di quando Luigi era dipendente del servizio edilizia e spesso capitava che venisse mandato nell’appartamento di Giovanni Paolo II. Una sera tardi Wojtyła lo trovò che stava ancora lavorando e domandò cosa stesse facendo ancora lì e soprattutto se avesse figli: quando l’operaio rispose che ne aveva quattro, Giovanni Paolo II lo invitò ad andare a casa perché, gli disse: «Un padre a quest’ora deve stare con i suoi figli». 

Tra riflessioni, aneddoti e preghiere, Francesco ha ringraziato padre Bruno e tutti gli operai che hanno realizzato per lui un particolare crocifisso: i falegnami hanno fatto la base, gli elettricisti il primo tronco, gli idraulici le due braccia con il bullone in cima e i fabbri la figura di Gesù in ferro battuto. Un altro regalo è arrivato dagli operai del coro che hanno dedicato al Pontefice- una canzone del cantautore argentino contemporaneo Fito Páez, Yo vengo a ofrecer mi corazón, composta nel 1985. Il Papa ha concluso la visita nel laboratorio di falegnameria dove si è fermato con gioia ancora un po’.

di Cecilia Seppia

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