Papa Bergoglio nei racconti di Federico Wals

12 aprile 2015 Foto e video story

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Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, 30/12/2005 (credits: Getty Images)

Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, 30/12/2005 (credits: Getty Images)

Il quartiere di Palermo è il più grande barrio di Buenos Aires e brulica di gente. È quasi ora di pranzo e il popolo che lo affolla di notte, per via della grande concentrazione di locali notturni e ristoranti, ha lasciato il posto a una folla di impiegati in pausa. Oltre che per i club, però, Palermo è nota anche per la massiccia presenza di case di produzione audio e video. È qui, infatti, in una zona chiamata “Palermo Hollywood”, che risiedono gran parte degli studi di Canal 13 e hanno il proprio quartier generale Canal 7 e, soprattutto, Canal 5 Noticias: la tv di informazione più vista del Paese.

È proprio negli studi di quest’ultima, considerata l’emittente tecnicamente più all’avanguardia, che incontriamo Federico Wals, politologo, giornalista esperto di temi religiosi del canale, ma soprattutto l’uomo che per sei anni è stato a fianco di Jorge Bergoglio in qualità di suo addetto stampa.

Federico come è nato il vostro rapporto?
«Nel 2007, casualmente… Per questo dico sempre che in tutto questo c’è la mano di Dio. Lavoravo come free lance e stava per nascere la mia prima figlia. Cercavo un rapporto di lavoro più stabile, ma malgrado i miei sforzi non accadeva nulla di concreto ed ero sempre più preoccupato. Un giorno di febbraio ero in treno con mia moglie, immerso nei miei pensieri, e un bambino insisteva per darmi un’immagine di un santo “Preghiamo insieme perché  Dio ti dia lavoro”, mi diceva. Abbiamo recitato una novena e poco dopo mi chiama un prete amico e mi dice: “Federico, stai lavorando? Perché ci sarebbe qualcosa se ti va. Non si tratta di un lavoro di molte ore e neppure di un grande guadagno, ma se ti interessa ti aspetto domani”».

E il lavoro era quello di addetto stampa del cardinale Bergoglio?
«Esatto. Il primo incontro con il cardinale fu nella settimana santa: “Ah sei tu quello che vende le buone notizie della Chiesa?”, mi disse con un tono ironico. Poi mi porse la mano: “Sono padre Jorge”. Mi colpì subito che non era per niente formale, pur senza perdere la sua autorevolezza».

Che tipo di capo era Bergoglio?
«Lui ti ascolta, ti consulta, non impone. Non ti sta addosso. Delega, si fida, responsabilizza. Per me è come un padre, una persona che ti accompagna e che sa quello che ti accade. E poi ha un grande senso dell’umorismo, era divertente lavorare con lui. In ogni situazione era lui a rompere il ghiaccio. Giocava con mia figlia di tre anni quando la portavo in ufficio e se mi attardavo in ufficio mi diceva: “Guarda che la paraguagia (così chiama mia moglie, che è del Paraguay) ti butta fuori di casa”. Solo di calcio parlavamo poco, perché io sono tifoso del River Plate, ma ricordo che quando il suo San Lorenzo perdeva c’erano molti sacerdoti che lo prendevano in giro».

Com’era il rapporto di Bergoglio con i media?
«Mi chiedeva sempre di mantenere un basso profilo. Il mio lavoro principale era stare al servizio dei giornalisti. In verità Bergoglio non era un amante dei media, al punto che oggi per me è abbastanza incredibile vederlo sempre a suo agio circondato da una folla di cronisti. Durante gli anni in cui lavoravamo insieme si preoccupava che tutto andasse bene, ma non amava apparire. Inoltre aveva un grande senso di giustizia: se concedeva un’intervista a te che arrivi dall’Italia, allo stesso modo doveva darla al giornalino minuscolo del nord dell’Argentina, senza disparità. Poi un giorno all’anno riuniva tutti e si sottoponeva alle domande della stampa».

È vero che i rapporti con la presidente Kirchner non fossero idilliaci?
«La presidente? Sa è come in una grande famiglia, ci sono momenti più felici e momenti di tensione (ride). Ricordo, però, che quando morì nel 2010 Néstor Kirchner (presidente dell’Argentina dal 2003 al 2007 nonché marito dell’attuale presidente Cristina; ndr) Bergoglio volle celebrare una messa. Mi colpì perché la Chiesa al tempo era considerata una specie di nemico pubblico dal Governo».

Qual è il più grande insegnamento che le ha lasciato?
«Primo, imparare a lavorare mettendo sempre in primo piano il potere del servizio, e non essere al servizio del potere. Poi ascoltare immedesimandosi nell’altro e non dimenticarsi della periferia». 

Da addetto stampa qual è stato il momento più difficile?
«Il periodo più complicato è stato quando cominciarono ad accusarlo di una presunta collusione con la dittatura militare. Sapevo che non era così, Bergoglio mi aveva raccontato come stavano realmente le cose. Lui viveva questi attacchi con dolore, perché sapeva che erano
accuse ingiuste».

Cosa ha pensato quando l’ha visto affacciarsi al balcone di San Pietro: sono disoccupato o sono felice?
«Mi sono sentito orfano. Ma allo stesso tempo ero consapevole che la Chiesa di Roma, la Chiesa universale stava guadagnando un pastore eccezionale».

Vi siete mai rivisti?
«Sì, ci siamo visti a Roma tre volte. L’ultima sono stato con mia moglie e quando lui l’ha vista ha esclamato: “Ah la paraguagia!” e le ha buttato le braccia al collo, come se il tempo non fosse passato. La prima volta che l’ho visto dopo l’elezione è stato durante la visita in Italia della Kirchner. Ero lì con gli altri cronisti quando arrivò con un Ford Focus a Santa Marta. Io feci tutto quello che, secondo il protocollo, non si dovrebbe mai fare: “Padre! Padre!”. E lui: “Vieni. Come sta la paraguagia, e i figli?”. Saranno stati 40 secondi, ma con lui 40 secondi acquistano una intensità incredibile!».

Curiosità: canal 21, La Tv “inventata” da Bergoglio
Notoriamente Francesco non guarda la televisione e non la ama. Eppure a Buenos Aires esiste anche un piccolo canale televisivo voluto proprio da Jorge Bergoglio, tanto da essere identificato come “La tv del Papa”. Si tratta del canale dell’arcidiocesi, Canal 21, la cui nascita fu  appunto appoggiata dall’allora cardinale Bergoglio e che ha iniziato le sue trasmissioni il primo ottobre 2005. Nelle sue otto ore di emissione, oltre a messe ed eventi ufficiali dell’arcidiocesi, il canale trasmette documentari, film e corsi di formazione. I programmi più popolari sono “Espacio para la Niñez”, dedicato ai bambini, “La Humanidad” che si occupa dei più poveri. Dall’11 dicembre 2014 ha cambiato il suo nome in Canal Orbe 21. Presto potrebbe arrivare anche in Italia.

di Andrea Di Quarto

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