In Vaticano la statua del Santo che convertì gli armeni al Cristianesimo

11 aprile 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Per l’Armenia era un sogno coltivato da tempo. Nel giugno del 2016, il presidente Serz Sargsyan lo aveva confidato direttamente a Francesco, in occasione della visita del Papa nel Paese al confine tra Europa e Asia: il sogno di vedere nei Giardini Vaticani una statua di san Gregorio di Narek, simbolo dell’ecumenismo e autentico ponte tra Oriente ed Occidente. Il monumento aveva già anche una “forma”: quella della statuetta di bronzo che il presidente avrebbe donato a Francesco…

Il sogno di tutti i fedeli armeni è diventato realtà giovedì, attorno a mezzogiorno, con una cerimonia presieduta da Francesco, alla presenza dello stesso Sargsyan, del patriarca della Chiesa apostolica armena Karekin II, catholicos (cioè primate, guida) di tutti gli Armeni, e del catholicos ortodosso di Cilicia, Aram I. Dietro il palazzo della Gendarmeria è stata svelata la statua bronzea di san Gregorio, alta due metri e pesante 150 chili, opera dell’artista franco-armeno David Babayan Yerevantsi.

Francesco ha pregato in italiano, Aram I in inglese e Karekin II in armeno; poi sono stati letti un passo dal Vangelo di Giovanni e alcune meditazioni di san Gregorio, che fin dall’aprile del 2015 Francesco ha elevato alla dignità di Dottore della Chiesa Universale. E una copia della statua sarà collocata nei giardini del cattolicossato (l’“arcivescovato”) di Etchmiadzin, sede della Chiesa d’Armenia, per ribadire il messaggio di unità tra le Chiese sorelle. Quella di San Gregorio non è la prima scultura di artisti contemporanei nei Giardini Vaticani: ricordiamo, per esempio, il Cristo operaio dell’argentino Alejandro Marmo, voluto da Francesco nel febbraio del 2015. L’opera di Babayan (nato 77 anni fa a Erevan, capitale armena, e oggi attivo a Parigi) è stata fusa in bronzo a Horni Kalna, nella Repubblica Ceca, e da lì è stata portata in Vaticano.  Ma perché san Gregorio nei Giardini? Perché l’Armenia si convertì grazie a lui e fu il primo Paese a decretare il cristianesimo come religione di stato. 

Nei secoli ci sono state molte divisioni e oggi gli armeni cattolici e ortodossi costituiscono il 10-15 per cento della popolazione. Le differenze con la Chiesa cattolica riguardano i sacerdoti, per esempio, perché possono sposarsi (ma i preti sposati non possono essere scelti come vescovi o patriarchi…).

Quella che papa Francesco ha definito la sua “mattinata armena” è andata comunque oltre la “inaugurazione”. Il Papa ha incontrato autorità civili e religiose armene, per fare il punto sulle buone relazioni tra la Santa Sede e il Paese. Non sono stati tralasciati, però, i riferimenti all’attualità, dalle situazioni di conflitto aperte alla questione della condizione dei cristiani e delle minoranze religiose specialmente nei teatri di guerra.

CHI ERA SAN GREGORIO CHE CREO’ UN POPOLO

Il “Dante armeno”: papa Francesco ha definito così san Gregorio di Narek durante il suo viaggio in Armenia. Mistico, teologo, poeta, Gregorio nacque intorno all’anno 950 nella regione armena di Andzevatsik; da bambino fu affidato al monastero di Narek e qui prese i voti. Con la sua vita di insegnamento e preghiera ha “forgiato” la cultura armena ed è ancora figura centrale per la storia del Paese, non solo dal punto di vista religioso. La sua produzione letteraria è una bussola per gli armeni. “Il Libro delle Lamentazioni”, raccolta di 95 preghiere in forma poetica, è sui comodini degli ospedali come “medicina per l’anima, e del resto Gregorio si rivolge spesso a Dio come a un guaritore: “Curami come un medico”. Nella liturgia della Chiesa armena ci sono tante preghiere del santo per protestare contro le ingiustizie, il dolore, la cattiveria e il peccato. Morì in fama di santità intorno al 1010. 

di Benedetta Capelli

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