In piazza San Pietro si accende il Natale

14 dicembre 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Venerdì pomeriggio, piazza San Pietro è immersa nel buio. Parte un conto alla rovescia: scandisce i secondi che mancano all’accensione dell’albero di Natale che svetta di fianco all’obelisco, e del presepe che gli sta accanto.

Viene l’ora e in pochi secondi si compie la magia: il grande abete rosso giunto dal Trentino risplende in tutta la sua bellezza e maestosità, grazie a 18mila lampadine a basso consumo energetico e ai bellissimi addobbi “creati” da bambini ricoverati in 15 ospedali italiani, che hanno partecipato ai laboratori di ceramicoterapia promossi dalla Fondazione Lene Thun di Bolzano. Tutti con il naso in su, dunque, a guardare l’affascinante spettacolo con la basilica vaticana illuminata a fare da sfondo a tanta bellezza. 

Anche così si avverte la gioia del Natale: lo ha ricordato Francesco stesso due giorni dopo, all’Angelus di domenica 11 dicembre, quando ha indicato il presepe e l’albero nella piazza come «i segni esterni che ci invitano ad accogliere il Signore, che sempre viene e bussa alla nostra porta, bussa al nostro cuore, per venire vicino a noi» (il Santo Padre visiterà albero e presepe il 31 dicembre).

«Questi simboli ci danno un messaggio di speranza e di amore per vivere con fede il mistero della nascita del Redentore»: anche queste sono parole del Papa. Sono quelle con cui venerdì mattina (prima dell’accensione, dunque) ha concluso l’udienza concessa in Aula Paolo VI a chi ha realizzato e donato albero e presepe: erano presenti delegazioni dal Trentino (per l’albero) e da Malta (per il presepe), e tanti bambini con la Fondazione Thun (per gli addobbi). E proprio ai bambini è andato il primo pensiero di Francesco, che ha detto: «Le sfere colorate che avete creato raffigurano i valori della vita, dell’amore e della pace che il Natale di Cristo ogni anno viene a riproporci… Un miracolo che nel presepe si fa messaggio di fraternità, di condivisione, di accoglienza e di solidarietà». 

Il presepe di quest’anno, invece, è stato realizzato dall’artista maltese Manwel Grech ed evoca paesaggio, costumi e tradizioni del suo Paese. Il Santo Padre ha fatto riferimento al “luzzu”, la tipica imbarcazione dei pescatori maltesi: «Essa richiama anche la triste e tragica realtà dei migranti sui barconi diretti verso l’Italia»; in più, ci fa capire perché il messaggio del presepe sia sempre attuale: «Nell’esperienza dolorosa di questi fratelli e sorelle rivediamo quella del bambino Gesù, che al momento della nascita non trovò alloggio e venne alla luce nella grotta di Betlemme». 

Francesco ha poi aggiunto: «Tutti i presepi allestiti nelle chiese, nelle case e nei luoghi pubblici sono un invito a far posto nella nostra vita e nella società a Dio, nascosto nel volto di tante persone che sono in condizioni di disagio, di povertà e di tribolazione».

Con l’albero, invece, si rende gloria a Dio per il Creato, che va rispettato perché è opera delle sue mani. Papa Francesco ha ricordato  che l’abete, cresciuto nei boschi di Scurelle, ai piedi della catena alpina del Lagorai (TN), è espressione della bellezza di Dio: «Siamo tutti chiamati  ad accostarci al Creato con stupore contemplativo». 

L’invito del Pontefice è stato  poi quello di vivere con fede il mistero della nascita di Gesù: «Lasciamoci attrarre, con animo di fanciulli, davanti al presepe, perché lì si comprende la bontà di Dio e si contempla la sua misericordia, che si è fatta carne umana per intenerire i nostri sguardi».

E ha avuto quello sguardo di tenerezza per ogni bimbo seduto in Aula Paolo VI, per ogni mamma che aveva in braccio il proprio piccolo, per ogni papà capace di trarre forza dalla carezza del Papa

È stato lungo il suo saluto, tante le soste per un abbraccio, per una foto o per scambiare qualche parola. L’amore del Padre è tutto in quella vicinanza, in tutti quei bambini che tanto ricordano il bimbo di Nazareth venuto ad illuminare il mondo.

di Benedetta Capelli

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