In pellegrinaggio verso Sant’Antonio a Padova

23 agosto 2014 Foto e video story

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Credits: AGF

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Probabilmente è il santo più noto e amato nel mondo. Raramente capita di entrare in una chiesa in cui non ci sia una statua o un dipinto dedicati a lui. Siamo parlando di Sant’Antonio da Padova che, nella sua basilica nella cittadina veneta, richiama ogni anno milioni di pellegrini soprattutto grazie alla sua fama di taumaturgo o, come viene comunemente chiamato, di “santo dei miracoli”.

La sua fama di potente intercessore presso Dio e le sue virtù taumaturgiche erano già note nel XIII secolo (quello in cui visse) e nella preghiera di lode “Si quaeris miracula” (Se cerchi miracoli), composta dal francescano Giuliano da Spira due anni dopo la sua morte, si legge: «Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute. S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità; lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova».

E’ proprio per questa fama di santo che guarisce e che intercede presso Dio perché conceda che Sant’Antonio attira milioni di fedeli. Che, a volte, sanno poco o niente di lui: ignorano, per esempio, che era nato a Lisbona, in Portogallo, nel 1195 e che era stato battezzato col nome di Ferdinando; che, francescano, aveva incontrato San Francesco ad Assisi; che era un grande predicatore e, persino, che è morto giovane, a 35 anni. Eppure sentono di conoscerlo, si fidano, sanno di poter parlare con lui come si parla con un amico che ti conosce bene, e che è sempre pronto a darti una mano, sanno di poter contare sul suo ascolto e sul suo aiuto. Per questo si recano sulla sua tomba, custodita nella basilica: come è facile immaginare, è il momento più intenso ed emozionante del percorso all’interno della grande chiesa.

Situata sul lato sinistro (guardando l’altare), la tomba è stata collocata sin dal 1350 nella cappella dove i fedeli si mettono in fila per sostare qualche minuto in raccoglimento e preghiera, appoggiando la mano sulla tomba. Un modo per indicare non solo il gesto di affidamento al Santo, ma anche il bisogno di un contatto
concreto con lui. Accanto ai tanti che pregano, c’è chi scrive preghiere e richieste di grazia sulle apposite cartoline che si trovano ai lati dell’ingresso della basilica e le lascia ai lati della tomba, dove si vedono fotografie, biglietti in tutte le lingue ed ex voto. Si possono anche prendere le cartoline e portarle a casa a chi non è potuto venire o si può, persino, scrivere una preghiera a Sant’Antonio sul sito dedicato
www.carosantantonio.it.

Camminando vicino alla tomba è possibile anche ammirare i nove altorilievi che, sulle pareti della cappella, ripercorrono alcuni momenti della vita del Santo, in
particolare il momento in cui riceve l’abito francescano e quelli in cui compie alcuni miracoli. Il pellegrinaggio nella basilica, tuttavia, non si esaurisce qui. Più avanti, sempre a sinistra, c’è una nicchia che contiene alcune sue reliquie: la lingua, che inspiegabilmente non si è dissolta dopo la morte (fu trovata intatta nel 1263, quando la tomba fu aperta per la prima volta) e che rappresenta l’opera di evangelizzazione di Sant’Antonio; il mento (in realtà, la mandibola), conservato in un reliquiario commissionato nel 1349 dal cardinale Guy de Boulogne-sur-Mer, miracolato dal Santo; le cartilagini laringee, cioè gli strumenti della parola, anch’essi simbolicamente legati alla predicazione. Nella cappella, detta “Cappella del Tesoro”, sono esposti la tonaca e alcuni anellini ritrovati nella seconda ricognizione, cioè la seconda apertura della tomba, effettuata nel gennaio 1981 in occasione dei 750 anni dalla morte del Santo.

Sul lato destro della basilica c’è la porta per il Chiostro della Magnolia, così chiamato per l’enorme pianta che s’innalza al centro. Da qui si passa al negozio di oggetti religiosi che i fedeli acquistano e, poi, fanno benedire nella Cappella delle benedizioni insieme con foto e indumenti di familiari o persone malate.

Chi si trovasse nella basilica il venerdì sera, potrà seguire la funzione con cui i frati rievocano il momento del “transito” di Sant’Antonio, cioè gli ultimi momenti della sua vita terrena. Il 13 giugno 1231, sentendo che stava per morire, il Santo si fece portare, su un carro trainato dai buoi, da Camposampiero (dove trascorse l’ultimo mese di vita) a Padova, perché era lì che desiderava morire. Lungo la strada però, giunto all’Arcella (allora un borgo non molto lontano dalle mura cittadine), dovette fermarsi e morì poco dopo.

Oggi sono molti i pellegrini che decidono di percorrere a piedi il Cammino di Sant’Antonio ricevendo, all’arrivo in basilica, l’attestato del pellegrinaggio. Da quest’anno, tuttavia, è possibile ricevere l’attestato anche senza percorrere il Cammino a piedi. All’ingresso della basilica, infatti, è disponibile una cartolina: basta scrivere i propri dati e consegnarla all’ufficio accoglienza del negozio di souvenir per ricevere la “Recordatio Peregrinationis”. Non è richiesto alcun pagamento, ma è gradita un’offerta. La devozione al Santo è espressa anche attraverso la “Tredicina”, un termine che sta a indicare, da un lato, i tredici giorni di preparazione alla festa di Sant’Antonio che si ripetono ogni anno sia nella sua basilica sia in altri santuari antoniani e chiese francescane; e, dall’altro, una preghiera articolata in tredici punti che ripercorre, sotto forma di invocazione, gli aspetti più significativi della vita di Sant’Antonio.

Una curiosità
Il 13 giugno di ogni anno, il giorno cioè della morte di Sant’Antonio, a Padova si svolge la solenne processione delle Reliquie e della statua del Santo. All’evento partecipano non solo singoli fedeli e pellegrini, ma anche organizzazioni religiose, gruppi ecclesiali, associazioni di volontariato ed esponenti di diverse realtà della società civile, a testimoniare il profondo legame tra la città e il suo Santo. La statua parte dalla piazza del Santo e vi ritorna dopo il passaggio per alcune strade di Padova: via del Santo, via San Francesco, Canton del Gallo, via Roma, via Umberto I, Prato della Valle e via Luca Belludi.

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