Il potere delle benedizioni e chi le può impartire

3 maggio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Chissà quante volte ci è capitato di seguire una cerimonia, anche una di quelle presiedute da papa Francesco che possiamo guardare in televisione, e aspettare con gioia il momento della benedizione. E ancora, chissà quante volte abbiamo acquistato un rosario o la statuina di un santo e chiesto a un sacerdote di benedirli… 

Ma sappiamo davvero che cosa sia una benedizione? Conosciamo il significato di questo gesto? Proviamo a vederlo insieme.

CHE COS’E’ UNA BENEDIZIONE?

La benedizione è un sacramentale, cioè si tratta di uno dei segni sacri istituiti dalla Chiesa cattolica attraverso i quali, con una certa imitazione dei sacramenti, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali, in virtù della grazia e della devozione di coloro che la ricevono.

CHE COSA SIGNIFICA “BENEDIRE”?

Benedire significa proprio “dire bene”. Quando riceviamo la benedizione di Dio, vuol dire che lui “dice bene” di noi, pensa bene di noi ed effonde la sua protezione, nonostante noi si sia peccatori. 

Quando invece siamo noi a benedire il Signore, significa che diciamo bene di lui: lo lodiamo e ringraziamo per ciò che fa per noi e per quello che ci dà. 

CHI PUO’ IMPARTIRE UNA BENEDIZIONE?

Dice il Catechismo della Chiesa cattolica: “Ogni battezzato è chiamato a essere una benedizione e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministro ordinato (vescovo, presbiteri o diaconi)”. Per esempio, dunque, la benedizione alla fine della messa, può essere fatta solo da un ordinato; con il consenso del parroco, invece, un laico può portare a casa un po’ di acqua benedetta e con quella “benedire” la casa. 

Il Benedizionale (cioè il documento della Conferenza Episcopale che elenca le varie formule di benedizione) prevede che in qualche caso i laici, con autorizzazione del vescovo, possano impartire benedizioni con il rito e il formulario previsto; in presenza di un sacerdote o un diacono, però, si lascia a lui il compito di presiedere alla benedizione. I laici, infine, possono invocare una benedizione (benedizione invocativa), ma non possono impartirne una (benedizione imperativa).

INVOCATIVA, IMPERATIVA, CHE DIFFERENZA C’E’?

La benedizione invocativa è una forma di preghiera per invocare la protezione di Dio: “Che il Signore vi benedica!”. La benedizione imperativa, invece, “comanda” che il bene discenda sulla persona o sull’oggetto che la riceve: “Vi benedica Dio onnipotente…”. 

PERCHE’ SI BENEDICE “SPRUZZANDO” ACQUA?

La aspersione (vuol dire “spruzzatura” rituale) con acqua benedetta richiama il battesimo e dunque ci invita a ricordare il nostro essere cristiani appunto in forza del primo sacramento. È un segno, però: l’uso dell’acqua non è determinante.

PERCHE’ DOPO FACCIAMO IL SEGNO DELLA CRICE?

Accogliamo la benedizione facendo il segno di croce, perché essa viene dalla Croce del Signore. Inoltre il segno è il modo di professare la nostra fede in Dio trino e unico, il nostro credo, il nostro essere cristiani.

di Tiziana Lupi

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