Il Papa saluta le nuove Guardie Svizzere

10 maggio 2017 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Forte e coraggiosa, ma anche gentile, accogliente e paziente: è così che deve essere una Guardia Svizzera secondo papa Francesco. Il Papa, incontrando sabato mattina i membri del suo esercito, guidati dal comandante Christoph Graf, non ha potuto fare a meno di ricordare l’evento noto e doloroso del Sacco di Roma, compiuto il 6 maggio 1527, durante il quale 147 giovani guardie furono uccise per difendere Clemente VII dai lanzichenecchi, i mercenari tedeschi inviati dall’Imperatore Carlo V d’Asburgo con l’intento di rovesciare il pontificato.

Afferma Bergoglio: «Oggi non siete chiamati a questa eroica offerta della vita fisica, piuttosto a un altro sacrificio non meno arduo: a servire cioè la potenza della fede… Siete chiamati a essere forti e valorosi, sostenuti dalla fede in Cristo e dalla sua parola di salvezza. La vostra presenza nella Chiesa, il vostro importante servizio in Vaticano è un’occasione per crescere come coraggiosi soldati di Cristo».

E poi ancora il Pontefice ripete quello che secondo lui deve essere l’impegno prioritario di ciascuna guardia: «I pellegrini e i turisti che hanno la possibilità di incontrarvi rimangono sempre edificati scoprendo in voi, insieme con le caratteristiche di compostezza, precisione e serietà professionale, anche una generosa testimonianza cristiana e santità di vita. Sia questa la vostra prima preoccupazione!».

Con tali parole scolpite nel cuore, nel pomeriggio di sabato 6 maggio 40 nuove reclute, di cui quattro di lingua italiana, provenienti dal Canton Ticino, hanno poi prestato giuramento nel Cortile di San Damaso in Vaticano, nel corso di una cerimonia ufficiale che si è svolta alla presenza delle massime autorità religiose della Santa Sede, dei rappresentanti politici e militari della Confederazione svizzera, a partire dalla presidente in carica per il 2017 Doris Leuthard, parenti, amici e giornalisti. Rulli di tamburo, squilli di tromba, marce, l’inno pontificio suonato dalla banda, fino al momento più emozionante, quello in cui ciascuna recluta, con indosso la tipica uniforme gialla, blu e rossa, la corazza del XVII secolo e l’elmo piumato, promette fedeltà al Santo Padre.

Mano sinistra stretta sulla bandiera del Corpo, la destra invece alzata con le tre dita aperte, segno della Trinità, la voce forte e squillante: così ogni soldato scandisce in modo netto e chiaro la formula di rito nella sua lingua (italiano, tedesco o francese), giurando “di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice Francesco e i suoi legittimi successori”, e di dedicarsi a loro con tutte le forze, “sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa”. 

Con questo atto solenne e spettacolare, in ogni alabardiere si incarna quello che è il motto della Guardia Svizzera Pontificia, “Acriter et fideliter” (che in latino vuol dire “con coraggio e fedeltà”). E quei tre chilogrammi e mezzo di uniforme di gala che indossa, da sempre ammirata in tutto il mondo e fotografata da chi entra in Vaticano, diventano soltanto il segno esteriore di una missione, una vocazione che nasce da dentro, dal profondo dell’anima e del cuore: servire il Papa, erede di Pietro.

QUALI SONO I REQUISITI PER ENTRARE A FAR PARTE DELLA GUARDIA SVIZZERA

Ci sono alcuni vincoli da rispettare per diventare una Guardia Svizzera. Oltre al sesso maschile, bisogna avere la cittadinanza svizzera, essere di fede cattolica, aver svolto il servizio militare nell’esercito della Confederazione Elvetica ed aver ricevuto un certificato di buona condotta. Bisogna avere un’età compresa fra 18 e 30 anni e un’altezza minima di 174 cm. Non solo. Per diventare Guardia Svizzera si deve essere celibi (il matrimonio è ammesso solo per i graduati dal caporale in su) e avere un certificato di maturità di scuola mediosuperiore  o di abilitazione professionale. Chi risponde a questi criteri e viene selezionato  partecipa poi a un periodo di formazione in Svizzera. 

di Cecilia Seppia

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