Il Papa prega per i caduti della Grande Guerra

23 settembre 2014 Foto e video story

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Il Santo Padre al cimitero austro-ungarico di Fogliano, dove si è fermato in preghiera (credits: Getty Images)

Il Santo Padre al cimitero austro-ungarico di Fogliano,
dove si è fermato in preghiera (credits: Getty Images)

Quattro parole sono risuonate nel silenzio, quattro parole che papa Francesco ha pronunciato con fermezza e determinazione: «A me che importa? ». Lo ha fatto sabato mattina, nell’omelia pronunciata durante la Messa celebrata al Sacrario di Redipuglia che ha voluto visitare nel centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale. Un’omelia che è stata una requisitoria in piena regola contro la follia della guerra. Non è certamente la prima volta che Francesco prende posizione contro la guerra e invoca la pace.Lo ha fatto spesso negli ultimi tempi, martoriati da violenze e combattimenti in diverse zone del mondo.

Al Sacrario di Redipuglia, però, ha fatto di più: ha puntato il dito contro i veri responsabili della guerra che «distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano». E chi sono questi responsabili? Sono «la cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere, motivi che spingono avanti la decisione bellica». E che «sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto». Quell’impulso che porta gli uomini a dire, come Caino, «A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?».

“La guerra non guarda in faccia nessuno”
Fa effetto sentire la voce ferma di Francesco pronunciare questo atto di accusa contro la guerra in un luogo dove sono custoditi i resti di oltre centomila soldati morti durante il primo conflitto mondiale. Soldati che avevano vent’anni, «che avevano i loro progetti, avevano i loro sogni. Ma le loro vite sono state spezzate perché l’umanità ha detto: “A me che importa?”». Fa effetto anche perché ad ascoltarlo, tra i quindicimila fedeli accorsi fin dalle prime ore del mattino per accoglierlo nonostante la pioggia, ci sono tanti militari in divisa: molti, forse, la pensano proprio come lui che, «dopo avere contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano, trovandomi qui, in questo luogo, vicino a questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia».

Ma allora, se è una follia, perché gli uomini continuano a combattersi e ad ammazzarsi? Perché, «mentre Dio porta avanti la sua creazione, la guerra distrugge, stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli»? Perché la guerra, che «non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme e papà» porta avanti «il suo piano di sviluppo che è la distruzione»? Papa Francesco lo ha detto senza mezzi termini: tutto questo «è possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi che sembra essere tanto importante. E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?

La terza guerra combattuta “a pezzi”
Per questo continuano ad arricchirsi sulla pelle della gente «ancora oggi, dopo il fallimento di un’altra guerra mondiale», quando «forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni». A essere onesti la prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo “A me che importa?”. Parole che, per Francesco, «hanno nel cuore gli affaristi della guerra che, forse, guadagnano tanto, ma il loro cuore ha perso la capacità di piangere », mentre oggi «l’umanità ha bisogno di piangere, per tutti i caduti della “inutile strage, per tutte le vittime della follia della guerra. Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da “A me che importa?” al pianto».

Un altare di guerra donato al papa
La visita di Francesco al Sacrario di Redipuglia è iniziata presto sabato mattina. Poco prima delle 9.00 circa è atterrato all’aeroporto Ronchi dei Legionari di Gorizia e, da lì, ha raggiunto in auto il Cimitero austro-ungarico di Fogliano dove, in forma privata, si è fermato in preghiera e ha lasciato un omaggio floreale. Subito dopo si è diretto verso il Sacrario di Redipuglia, dove è arrivato con l’automobile fin sotto il palco: stavolta niente saluti né bagni di folla, ritenuti probabilmente poco adatti al luogo della visita e al necessario raccoglimento. Alle 10 il Papa ha iniziato la celebrazione della Messa con cardinali e vescovi provenienti da Slovenia, Austria, Ungheria e Croazia e dalle diocesi del Friuli Venezia Giulia e con i Vescovi Ordinari Militari e i cappellani/militari.

Al termine della Messa, dopo avere ricevuto un indirizzo di omaggio dall’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò, e i saluti dei Capi di Stato Maggiore e Comandanti Generali, Francesco ha donato agli Ordinari Militari e ai Vescovi presenti la lampada “Luce di San Francesco” che sarà accesa nelle rispettive diocesi durante le celebrazioni di commemorazione della Prima guerra mondiale. Al Pontefice, invece, sono stati donati un altare da guerra usato dai cappellani durante la Prima e la Seconda guerra mondiale (e consegnato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti) e il foglio matricolare di Giovanni Bergoglio, il nonno bersagliere che ha combattuto nella Prima guerra mondiale.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Una sola donna presente tra i quarantamila soldati identificati
Quello di Redipuglia è il sacrario italiano più grande dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale; è detto anche “Sacrario dei Centomila” poiché vi sono custoditi i resti di 100.187 soldati, di cui meno della metà identificati, ma, in realtà, serve come luogo di commemorazione di tutti i 689.000 soldati morti durante la Grande Guerra. Realizzato in epoca fascista sulle pendici del monte Sei Busi, fu inaugurato il 18 settembre 1938. Superata la catena del cacciatorpediniere “Grado”, che recinge simbolicamente la struttura, si percorre la “Via Eroica”, una strada lastricata in pietra e delimitata da 38 targhe in bronzo (19 per lato) che indicano le località carsiche contese durante la Grande Guerra.

Alla fine della “Via Eroica” sono state poste le tombe dei generali, tra le quali spicca quella di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata. Alle spalle si eleva la solenne gradinata (con ventidue gradoni) che custodisce le spoglie dei 39.857 soldati identificati: le iscrizioni recano tutte la scritta “Presente”. Al centro del primo gradone si trova l’unica donna sepolta, la crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando. Al termine della gradinata, ai lati della cappella votiva, vi sono le due grandi tombe che custodiscono i resti dei 60.330 soldati ignoti. A sovrastare il Sacrario ci sono tre croci in bronzo che richiamano l’immagine del Golgota e della Crocifissione di Cristo.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Fogliano intitola una piazza a Giovanni Paolo II, in visita nel 1992
Il Sacrario di Redipuglia è stato visitato anche da Giovanni Paolo II, che vi si recò nel 1992 al termine del viaggio pastorale in Friuli Venezia Giulia. In ricordo di questa visita e in preparazione dell’arrivo di Francesco, lo scorso 3 settembre, un piazzale del paese di Fogliano Redipuglia, davanti alla stazione ferroviaria, è stato intitolato proprio a papa Wojtyla, al quale è stata anche dedicata una scultura con il suo volto in bassorilievo bronzeo collocato a pochi passi dal Sacrario. «Di fronte a questo maestoso Sacrario, il più grande d’Italia, sento in me una profonda commozione, ricordando il sacrificio di migliaia di giovani, e le sofferenze causate dalla guerra», disse Giovanni Paolo II non dimenticando, nella sua preghiera, anche «tutti i luoghi del mondo che raccolgono i caduti di tutte le guerre e, in particolare, per quelli che riposano nel vicino cimitero  austroungarico». Lo stesso cimitero di Fogliano in cui Francesco si è recato in visita personale prima di arrivare al Sacrario di Redipuglia.

di Tiziana Lupi

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