Il Papa: “No alla guerra in nome di Dio!”

29 gennaio 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Mercoledì 21 gennaio la giornata di Francesco è iniziata in modo insolito. Alle 8.30, a Casa Santa Marta lo aspettava – nel giorno dedicato a sant’Agnese – una benedizione particolare: quella dei due agnellini, la cui lana, come è tradizione, sarà utilizzata per confezionare i pallii dei nuovi arcivescovi metropoliti.

Finito il rito, il Papa si è trasferito in Aula Paolo VI per l’udienza generale. Roma è sotto una pioggia, fredda e insistente, e tenere i fedeli in piazza sarebbe impossibile (anche se pochi giorni fa, nelle Filippine, a Tacloban, papa Francesco ha dimostrato che neppure una tempesta tropicale può fermarlo…). Ma si devono avere, in questi giorni così difficili, anche quelle accortezze di sicurezza che sono necessarie per il Vaticano come per tutti gli altri Paesi del mondo.

I figli sono un dono del Signore
L’aula, comunque, è strapiena, e i pellegrini accolgono Francesco con l’entusiasmo travolgente di chi l’ha seguito nel grande viaggio in Asia e ha sentito, comunque, la sua lontananza da piazza San Pietro, perciò il Ponteficedeve” dedicare ai fedeli un lungo giro ricco di moltissime fermate. Privilegiate le soste coi bambini, con i quali scherza e “contratta” baci, e con i malati ai quali chiede «Pregate per me, voi che siete così vicini e cari a Dio».

Nella catechesi Bergoglio ripercorre, tappa dopo tappa, la sua visita apostolica in Sri Lanka e Filippine, com’è solito fare in questi casi, ma torna anche su alcuni temi caldi del momento. Parla dei poveri, ribadendo il rifiuto di ogni forma di corruzione, e del ruolo della famiglia, definita «essenziale» alla vita della società: «Dà consolazione e speranza», dice, «vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come un vero dono di Dio. Loro sanno che ogni figlio è una benedizione».

Un nuovo rimprovero al sistema economico
E qui, con un’espressione quasi attonita, lancia il messaggio più forte: «Ho sentito dire da alcuni che le famiglie con molti figli e la nascita di tanti bambini sono tra le cause della povertà… Mi pare un’opinione semplicistica. La causa principale della povertà è un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro; un sistema economico che esclude i bambini, gli anziani, i giovani senza lavoro e che crea la cultura dello scarto. Questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose».

Quindi, rievocando la figura di san Giuseppe che ha protetto la vita del Santo Niño tanto venerato nelle Filippine, Francesco è tornato sulla necessità di proteggere le famiglie, oggi minacciate da più parti, anche da ideologie che minano la loro identità e missione. Tornando con la memoria agli otto giorni in Asia, Francesco ha ricordato le folle «a tratti oceaniche» che lo hanno accolto, e ha evocato i volti incontrati in quel «continente di ricche tradizioni culturali e spirituali».

Infine nei suoi ricordi di quei giorni, vivo è ancora l’incontro a Tacloban con le vittime della devastazione portata dal tifone Yolanda, che il Papa ammette essere stato il motivo principale del suo viaggio. Forte e addolorato è arrivato poi l’appello per l’amato Niger: «Qui» ha ammonito Francesco «sono state fatte brutalità verso i cristiani, i bambini e le chiese. Invochiamo dal Signore il dono della riconciliazione e della pace, perché mai il sentimento religioso diventi occasione di violenza, di sopraffazione e di distruzione. Non si può fare la guerra in nome di Dio! Auspico che quanto prima si possa ristabilire un clima di rispetto reciproco e di pacifica convivenza per il bene di tutti»

Curiosità: In Niger i musulmani uccidono i cristiani e bruciano le chiese
Da giorni in Niger (ex colonia francese), come in altri Paesi a maggioranza musulmana si è scatenata una violenta protesta contro la pubblicazione delle nuove vignette su Maometto, da parte della rivista satirica Charlie Hebdo assaltata il 7 gennaio da terroristi islamici che hanno fatto strage nella redazione parigina del settimanale, uccidendo 12 persone.

I manifestanti musulmani in particolare sono scesi in piazza contro il governo del presidente Mahamadou Issoufou, che aveva partecipato insieme a tanti leader del mondo alla marcia repubblicana per la democrazia e la libertà di espressione, organizzata a Parigi subito dopo l’attentato. La collera contro le vignette, ritenute offensive, in Niger ha preso però di mira soprattutto i cristiani che in questo Paese sono una minoranza: 45 chiese sono state distrutte e bruciate, e ci sono stati decine di morti e feriti. Molte donne sono state violentate e la popolazione cristiana è ora in fuga. Con ogni probabilità le proteste sono state fomentate dal gruppo terrorista islamico Boko Haram attivo soprattutto nella vicina Nigeria.

di Cecilia Seppia

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