Il Papa: “Leggete il Vangelo, la parola di Gesù”

8 settembre 2014 Foto e video story

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Francesco saluta i pellegrini in Piazza San Pietro prima di iniziare la preghiera (credits: Getty Images)

Francesco saluta i pellegrini in Piazza San Pietro prima di iniziare la preghiera (credits: Getty Images)

Il Papa ha un volto luminoso, sorride dolcemente appena si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico. Nell’Italia divisa a metà, meteorologicamente parlando, gli ombrelli qui servono a ripararsi dalla calura, i ventagli a trovare un poco di sollievo e gli occhiali a difendersi dal bianco lucente dei marmi del Colonnato. L’Angelus è un continuo rimando ai temi bergogliani: il pericolo della mondanità e il rischio di diventare “cristiani annacquati”.

“Attenti a Satana il tentatore”
Lo spunto arriva dal Vangelo di Matteo quando Gesù anticipa ai discepoli il viaggio a Gerusalemme, il confronto con i capi dei sacerdoti e gli scribi, la morte, ma anche la Resurrezione dopo tre giorni. «E’ un momento critico – afferma Francesco – in cui emerge il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli». E’ soprattutto Pietro il più tormentato dalla rivelazione e «si sente in dovere di rimproverare il Maestro, perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile». Le parole del Signore sono illuminanti per il pescatore di Cafarnao, ma anche per gli uomini di oggi, abituati come Pietro a pensare non «secondo Dio», ma secondo una logica più terrena che avvicina a «Satana, il tentatore».

“Non entrate negli schemi del mondo”.
Si tratta della mentalità del mondo – aveva detto l’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Roma – alla quale non  bisogna conformarsi. «Non entrare negli schemi di questo mondo», rimarca il Papa, ma lasciarsi trasformare dalla verità di Gesù. «In effetti, noi cristiani viviamo nel mondo, pienamente inseriti nella realtà sociale e culturale del nostro tempo, ed è giusto così; ma questo – afferma Francescocomporta il rischio che diventiamo “mondani”, il rischio che “il sale perda il sapore”, come direbbe Gesù, cioè che il cristiano si “annacqui”, perda la carica di novità che gli viene dal Signore e dallo Spirito Santo».

Sono queste per il Papa le insidie del nostro tempo; i pericoli che attentano ai «criteri di giudizio, ai valori determinanti, alle linee di pensiero, alle fonti ispiratrici e ai modelli di vita» che vengono direttamente dal Vangelo. «è triste trovare cristiani annacquati», insiste Bergoglio, che guardando alla piazza sottolinea il concetto con un gesto della mano quasi a dire: “Parlo dei cristiani che non sanno di niente, insipidi” e poi aggiunge «che sembrano il vino allungato, e non si sa se sono cristiani o mondani, come il vino allungato non si sa se è vino o acqua! è triste, questo». Triste è anche vedere i cristiani che non sono più sale della terra «perché si sono consegnati allo spirito del mondo, cioè sono diventati mondani».

“Salvaguardate la vita rispettando l’ambiente”
Dinanzi alle difficoltà esposte, alle tentazioni che vincono l’uomo moderno, Francesco offre sempre la via di uscita e propone “la linfa del Vangelo”. Rinnovarsi dunque «proprio leggendo e meditando il Vangelo ogni giorno, così che la parola di Gesù – dice – sia sempre presente nella nostra vita. Ricordatevi: vi aiuterà portare sempre il Vangelo con voi: un piccolo Vangelo, in tasca, nella borsa, e leggerne durante il giorno un passo. Ma sempre con il Vangelo – insiste il Papa, stringendo il pugno – perché è portare la Parola di Gesù, e poterla leggere».

Il Vangelo, ma poi anche la messa domenicale, «dove incontriamo il Signore nella comunità», l’Eucaristia «che ci unisce a Lui e tra noi», ma sono importanti, sottolinea Francesco, anche le giornate di ritiro e di esercizi spirituali. «Vangelo, Eucaristia e preghiera – ripete – non dimenticare: Vangelo, Eucaristia, preghiera. La via indicata ci aiuta a conformarci a Cristo, a seguirlo sulla strada del “perdere la propria vita” per ritrovarla Perderla – aggiunge il Papanel senso di donarla, offrirla per amore e nell’amore – e questo comporta il sacrificio, anche la croce – per riceverla nuovamente purificata, liberata dall’egoismo e dall’ipoteca della morte, piena di eternità». Dopo la preghiera mariana, dalla piazza si leva il consueto “Viva il Papa” che introduce l’applauso caloroso e i saluti finali di Francesco.

Qui ricorda la Giornata per la custodia del creato, promossa dai vescovi italiani sul tema: “Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città”. «Auspico che si rafforzi l’impegno di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini – afferma – affinché sia salvaguardata la vita e la salute delle persone anche rispettando l’ambiente e la natura».

“Sarebbe bello sentire suonare la banda!”
Dopo l’abbraccio ai pellegrini italiani e stranieri, il pensiero del Papa va alla Polizia che in Piazza ha portato la banda – «Sarebbe bello sentirla suonare», dice Francesco – e un folto gruppo di motociclisti della onlus “Motoforpeace”, da anni impegnata in progetti di solidarietà. Quest’anno gli agenti si recheranno in Nepal dopo il passaggio in undici nazioni per portare materiale sanitario. Infine il saluto del Papa è andato ai parlamentari cattolici, riuniti in un network internazionale, chiamati «a vivereil delicato ruolo di rappresentanti del popolo in conformità ai valori evangelici»; il pensiero poi è andato a una famiglia numerosa da Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania, e ai partecipanti all’incontro di “Scholas”, ente educativo nato in Argentina per volere di Bergoglio, che ha promosso la partita interreligiosa della pace, disputata all’Olimpico.

di Benedetta Capelli

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