Il Papa incontra il prete rapito nello Yemen e poi liberato

21 settembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Il senso profondo dell’incontro tra papa Francesco e padre Thomas Uzhunnalil, il salesiano indiano rapito in Yemen nel marzo 2016, è nel bacio di Bergoglio alle mani del sacerdote. Questi, poco prima si era inginocchiato ai piedi del Papa per ringraziarlo. È tutto in quel dialogo del cuore, partito da un semplice “grazie” del Pontefice il perché padre Uzhunnalil non si sia arreso a una detenzione ingiusta ma abbia risposto al male con la preghiera silenziosa.

È mercoledì mattina, Francesco ha concluso l’udienza generale: a Casa Santa Marta lo attende il 57enne salesiano accompagnato dal cardinale arcivescovo di Bombay, Oswald Gracias. È irriconoscibile rispetto alle foto diffuse dopo il suo rapimento, avvenuto più di 18 mesi fa in seguito a un grave attacco terroristico ad Aden, importante porto nello stato mediorientale dello Yemen. Nell’agguato rimasero uccise quattro suore dell’ordine di madre Teresa di Calcutta insieme ad altre dodici persone che lavoravano con loro in una struttura per anziani e disabili. 

Oggi padre Tom non ha più la barba lunga che aveva durante la prigionia, ma è visibilmente dimagrito, fa sapere però di essere stato bene, di non essere stato maltrattato, di aver ricevuto dai suoi sequestratori anche le medicine per il diabete, ma confessa al Papa di non aver potuto dire la messa durante il sequestro. «Ogni giorno» ha raccontato all’Osservatore Romano «ripetevo dentro di me, nel mio cuore, tutte le parole della celebrazione». Papa Francesco ammette di aver pregato sempre per la sua liberazione e padre Tom, ringraziandolo, confessa di aver fatto lo stesso, «offrendo le sue sofferenze proprio per la sua missione e per il bene della Chiesa». I salesiani confermano di non aver pagato alcun riscatto ma fanno sapere che a spendersi per la liberazione del religioso, oltre la Santa Sede, sono stati molti, in particolare  il Sultano dell’Oman e le Autorità del Sultanato. 

Padre Tom, originario dello stato indiano del Kerala, a Roma è stato sottoposto ad alcuni accertamenti medici dopo il lungo sequestro nel quale dice di aver sentito Gesù accanto ogni giorno. «Nel mio cuore» racconta «ho sempre saputo che non ero solo».

UN DRAMMA IN UN PAESE TRAVAGLIATO

Lo Yemen è percorso da tempo da una serie di gravissime tensioni sfociate in una guerra civile nella quale l’Arabia Saudita gioca un ruolo importante contro i musulmani sciiti, sostenuti dall’Iran. Ci sono zone del Paese controllate sia dall’Isis che da Al Qaeda. Non solo. La popolazione soffre anche a causa del colera che negli ultimi tre mesi ha provocato duemila morti. In questo contesto di insicurezza si inserisce il rapimento di padre Tom. Non si conoscono i mandanti né gli esecutori del sequestro durante il quale il salesiano è visibilmente dimagrito. Il quale comunque, dopo il suo rilascio, ha detto di non essere stato maltrattato. 

di Benedetta Capelli

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