Il Papa e il cartello sulla porta della sua camera: “Vietato lamentarsi”

19 luglio 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Da qualche giorno sulla porta d’ingresso della camera di papa Francesco a Casa Santa Marta è stato appeso un cartello molto originale: è quello che vedete al centro di queste pagine. Il messaggio che recita è chiarissimo: “Vietato lamentarsi” e il testo sottostante ne spiega il senso alla perfezione: “I trasgressori sono soggetti ad una sindrome da vittimismo con conseguente abbassamento del tono dell’umore e della capacità di risolvere i problemi. La misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di bambini. Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita”.

Un significato che da un lato mostra una certa ironia, ma che dall’altro coincide con lo spirito di papa Francesco, il quale tante volte in questi anni ci ha invitato a reagire con forza in caso di difficoltà, senza mai lamentarci e a non arrenderci. Come quando, pochi giorni prima del Natale del 2014, durante la visita alla parrocchia romana di San Giuseppe all’Aurelio ricordò un episodio della sua gioventù: «Io conoscevo una suora. Questa suora era buona, lavorava… ma la sua vita era lamentarsi, lamentarsi di tante cose che succedevano… Nel convento la chiamavano “Suor Lamentela”. Ma un cristiano non può vivere così, sempre cercando di lamentarsi. Questo non è cristiano! E fa male trovare cristiani con la faccia amareggiata, con quella faccia inquieta dell’amarezza, che non è in pace. Mai, mai un santo o una santa ha avuto la faccia funebre, mai! I santi hanno sempre la faccia della gioia».

A firmare questo particolarissimo “divieto” è il dottor Salvo Noè, psicologo e psicoterapeuta nonché autore di libri e di corsi motivazionali: proprio in uno dei suoi volumi aveva parlato di Francesco. È stato, infatti, proprio lui a donare personalmente questo cartello, insieme a un braccialetto con lo stesso messaggio, al Santo Padre durante l’udienza generale dello scorso 14 giugno. Quel giorno il Papa gli disse: «Lo metterò alla porta del mio ufficio dove ricevo le persone». E così è stato…

di Matteo Valsecchi

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