Il “galateo” nelle chiese secondo Francesco

5 gennaio 2018 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Chiese belle anche se moderne; orari flessibili e, ancora meglio, inesistenti e niente “listino prezzi” per i sacramenti. Nel corso del suo pontificato papa Francesco è tornato più volte su quello che potremmo definire, passateci il termine, un “galateo” delle chiese. Una sorta di decalogo che dovrebbe regolare l’attività di parroci e sacerdoti ma anche noi fedeli quando partecipiamo alle celebrazioni. Proviamo a ripassarlo insieme.

CHIESE ACCOGLIENTI. «Come ha detto Giovanni Paolo II, citando Dostoevskij, la bellezza ci salverà» scrive papa Francesco nel suo libro La mia idea di arte. E l’idea della bellezza gli fa sottolineare l’importanza dell’aspetto estetico delle chiese: «È necessario che le nuove chiese parrocchiali, soprattutto quelle collocate in contesti periferici e degradati, si propongano pur nella loro semplicità ed essenzialità, come oasi di bellezza, di pace, di accoglienza, favorendo davvero l’incontro con Dio e la comunione con i fratelli».

SERVIZIO GRATUITO. «Quante volte» dice il Papa «con tristezza entriamo in un tempio; pensiamo a una parrocchia, un vescovado e non sappiamo se siamo nella casa di Dio o in un supermercato. Ci sono lì i commerci, c’è anche la lista dei prezzi per i sacramenti. Manca la gratuità. E Dio ci ha salvato gratuitamente, non ci ha fatto pagare nulla. Le nostre siano chiese di servizio, gratuite; Dio farà quello che manca».

GLI ORARI. Per Francesco le chiese devono essere sempre aperte per accogliere i fedeli ogni qual volta ne hanno bisogno: «A me fa male al cuore quando vedo l’orario nelle parrocchie, poi non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico. Chi serve non è schiavo dell’agenda ma è disponibile al non programmato».

SENZA FRETTA. La messa ripropone il sacrificio di Gesù che è morto sulla croce. Da qui l’esortazione di Francesco ai sacerdoti: «Quando celebrate le messa riconoscete ciò che fate, non fatelo di fretta, imitate ciò che celebrate, non è un rituale artificiale».

OMELIE. I sacerdoti devono fare anche attenzione all’omelia: «Non siano noiose ma arrivino al cuore della gente perché escono dal vostro cuore. Così si dà la Parola di Dio e così la vostra dottrina sarà gioia e sostegno ai fedeli di Cristo».

SILENZIO. Anche noi fedeli dobbiamo partecipare alla messa ricordando ciò che stiamo celebrando: «Quando andiamo a messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a me. Ma non è il momento di chiacchierare, è il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù».

BASTA CELLULARI. Naturalmente i cellulari in chiesa vanno spenti. Dice Francesco: «Il sacerdote che presiede la celebrazione dice: “In alto i nostri cuori”. Non dice: “In alto i vostri cellulari per scattare una fotografia”. A me dà tanta tristezza quando vedo i cellulari alzati. E non solo dei fedeli, ma anche di tanti preti e vescovi. Ma per favore! La messa non è uno spettacolo».

ALLEGRIA. “Gente allegra, il Ciel l’aiuta” recita un vecchio detto. Soprattutto in chiesa: «La Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia! Ma quella del Vangelo, non è una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio che viene a salvarci».

di Tiziana Lupi

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