Il cappellano di San Vittore: “che emozione l’incontro con il Papa!”

14 aprile 2017 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Vivere in un carcere non è cosa semplice. Nemmeno per chi ci lavora. Per questo, un incarico come quello di don Marco Recalcati, cappellano di San Vittore, non può che essere considerato un compito difficile, particolare e soprattutto molto encomiabile. Lo abbiamo incontrato pochi giorni dopo essere balzato agli onori della cronaca per avere ospitato il Santo Padre nella parte più toccante della viaggio pastorale a Milano. «La visita di papa Francesco è stata un’emozione indescrivibile, sia per me che per i detenuti. Quella giornata rimarrà impressa a lungo nei cuori di tante persone».

Nelle parole di don Recalcati c’è ancora l’emozione del grande incontro del 25 marzo con il Papa, quando Francesco ha trascorso oltre due ore in compagnia dei detenuti e del personale del penitenziario. «A distanza di giorni si respira ancora un clima incredibile. Dai detenuti agli agenti, fino ai volontari, qui tutti ancora hanno negli occhi i momenti vissuti nel corso dell’incontro con il Pontefice. Ognuno conserva il suo ricordo personale». 

Papa Francesco ha voluto fare una tappa al carcere ambrosiano per pranzare insieme ai detenuti, agli agenti e agli educatori. Ma non solo. Don Recalcati ha poi prestato la sua stanza al Santo Padre per fargli fare, prima della trasferta a Monza, un riposino su una poltrona che aveva fatto portare apposta.

Arrivato a San Vittore 4 anni fa, «in punta di piedi» come dice lui, questo parroco di 55 anni ha visto il carcere cambiare nel tempo. Prima di approdare nella casa circondariale, don Marco era stato parroco al quartiere Comasina e a Sesto San Giovanni, due zone che gli avevano fatto guadagnare l’appellativo di “prete di frontiera”. 

Quando vi arrivò per la prima volta, nel 2013, il carcere ospitava 1800 detenuti (ora 800, ndr). «Io non chiesi questo incarico, mi fu proposto dall’arcivescovo. A dire il vero, quando mi chiesero la disponibilità a diventare il nuovo cappellano, pensai di non essere adeguato. Era qualcosa che mi spaventava, perché quell’incarico era molto più grande di me e delle mie capacità». Eppure don Marco ha conquistato tutti con la sua semplicità. E il timore di non essere pronto ha lasciato presto il posto alla gratitudine. «Dopo qualche mese, notavo che il mio operato rappresentava un aiuto concreto per i carcerati.

Molte persone ricominciavano a pregare dopo tanto tempo, altri invece mi chiedevano come farlo per la prima volta». Mettersi davanti ai detenuti senza parlare dei reati commessi e accoglierli come persone: è questo l’approccio che deve distinguere un cappellano per don Marco. «Bisogna ascoltare le loro fragilità, non le loro colpe. Il mio compito è stare vicino a queste persone attraverso l’ascolto. Ecco perché le parole del Vangelo sono importanti». Don Marco è diventato un punto di riferimento per questa comunità e a lui si rivolge anche chi non è cristiano. 

A volte capita che i musulmani lo cerchino per una chiacchiera e a lui tocca fare qualche preghiera in arabo. «Una cosa molto bella è che il carcere ti impegna a tenere i piedi per terra. Nei colloqui personali, spesso qualcuno piange: col cappellano si sentono liberi di poterlo fare, mentre in pubblico si vergognano di mostrare le loro emozioni». A San Vittore per molti reclusi il reinserimento sociale è un miraggio e secondo don Recalcati c’è ancora molta diffidenza verso il mondo carcerario. Ecco perché la visita di Francesco ha avuto un grande valore: ha gettato una luce su un universo di cui si conosce ancora poco. 

«Il Papa ha spiegato che non bisogna mai dire “se lo meritano”, riferendosi ai detenuti. Noi non possiamo conoscere il vissuto di queste persone, non sappiamo nulla della loro storia. Il messaggio del Santo Padre è molto semplice: la legge e la giustizia faranno la loro strada, ma Dio è grande e ama tutti».

NEL CARCERE DI SAN VITTORE CI SONO QUATTRO CAPPELLE

Il carcere di San Vittore ospita circa 800 detenuti. Al suo interno ci sono 4 cappelle che la domenica ospitano le messe celebrate da don Marco Recalcati. La più importante è quella nella rotonda dove convergono i vari raggi del carcere (foto a sinistra). Ci sono anche le messe feriali nella cappella del terzo raggio, mentre il resto della settimana è dedicato alla lettura del Vangelo, alla recita del rosario e alle preghiere. 

di Francesco Morrone

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