I re Magi, la storia delle reliquie

1 novembre 2014 Foto e video story

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Nella cattedrale di Colonia, in Germania, è custodita l’Arca dei tre Re Magi (credits: Getty Images)

Nella cattedrale di Colonia, in Germania, è custodita l’Arca dei tre Re Magi (credits: Getty Images)

Di loro parla soltanto il Vangelo di Matteo e dice che erano astronomi, o comunque esperti di stelle, che arrivavano dall’Oriente e che portarono oro, incenso e mirra al neonato Gesù. In più sappiamo che ogni anno, il 6 gennaio, festa dell’Epifania, ricordiamo questa loro visita a Betlemme. Oltre a questo, dei Re Magi non sappiamo molto altro…

Sono tre soltanto per la tradizione
Matteo non conferma nemmeno che fossero tre: è un numero scelto in seguito dalla tradizione cristiana per i tre doni; non conferma neppure che si chiamassero Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Sappiamo solo che arrivarono dall’Oriente per adorarlo, guidati da una stella cometa. Da questo momento, i Magi spariscono dal Vangelo e non ne sappiamo più niente. Ma abbiamo le loro reliquie.

Il primo a parlare di tombe dei Magi è Marco Polo che, nel Milione, racconta di averle trovate nella città di Saba, a sud di Teheran, e di averle visitate intorno al 1270. In realtà, la tradizione vuole che le spoglie dei Re Magi riposino nella cattedrale di Colonia, in Germania, dove arrivarono nel 1164. Fino ad allora i resti erano stati conservati prima nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (l’odierna Istanbul, in Turchia), portati da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino (che li aveva trovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa) e, poi, nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano.

Si racconta che Eustorgio, nominato vescovo della città lombarda, si fosse recato a Costantinopoli per ricevere conferma della nomina e nell’occasione ricevette in dono dall’imperatore un grande sarcofago che conteneva, appunto, le reliquie dei Magi. Il sarcofago fu caricato su un carro trainato da buoi. Arrivati a Milano, però, gli animali a un certo punto si fermarono e non vollero proseguire. Eustorgio interpretò tutto questo come la volontà delle reliquie di rimanere in quel punto invece che essere portate nella cattedrale: fu proprio lì che, intorno all’anno 340, sorse la basilica che porta il nome del santo.

Le reliquie rimasero in Sant’Eustorgio fino al 1162, quando Milano fu saccheggiata da Federico Barbarossa: il suo bottino di guerra incluse le reliquie, che vennero regalate a Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, e lui le trasferì nella cattedrale della città tedesca, dove sono ancora custodite nella Dreikönigenschrein, l’Arca dei tre Re Magi, il più grande sarcofago d’Europa, realizzato in argento dorato, alto più di un metro e mezzo, lungo oltre due metri e pesante trecento chili. Alla città di Milano rimase soltanto una medaglia realizzata, secondo la tradizione, con una parte dell’oro donato dai Magi a Gesù Bambino. Ogni Epifania la medaglia viene esposta vicino al grande sarcofago in pietra rimasto vuoto e che ancora oggi si trova nella Cappella dei Magi, situata nel transetto della basilica di Sant’Eustorgio.

Le reliquie degli “umitt” a Brugherio
Nel 1904, comunque, il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, riuscì a farsi restituire una piccola parte delle reliquie: due peroni, una tibia e una vertebra, che oggi sono conservati in un’urna di bronzo nella Cappella dei Magi. Oltre a queste, sempre secondo la tradizione, in Lombardia ci sarebbero anche altre reliquie: tre falangi custodite nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Brugherio (Mb) ed esposte, come la medaglia di Milano, il giorno dell’Epifania di ogni anno. Queste reliquie, dette “degli Umitt” (cioè piccoli uomini, per le ridotte dimensioni del reliquario), sarebbero state donate da Sant’Ambrogio alla sorella Marcellina prima del trafugamento del Barbarossa.

Curiosità: ecco che cos’è la mirra
Sul finire dell’estate l’arbusto di Commiphora myrrha (pianta originaria dell’Africa e della penisola Arabica) si ricopre di fiori e di piccoli noduli. Proprio da quei noduli fuoriescono gocce di una preziosa resina gialla, che vengono lasciate essiccare e quindi raccolte. Nasce così la mirra, sostanza aromatica utilizzata, sin dall’antico Egitto, per le pratiche di imbalsamazione. Oggi è impiegata soprattutto nella profumeria, ma anche nel campo farmaceutico, grazie alle proprietà disinfettanti: dalla sua distillazione è possibile ricavare un olio essenziale, vero e proprio toccasana per i problemi legati all’apparato digerente. Studi recenti hanno rivelato che la mirra contiene al proprio interno un potente analgesico, che ha lo stesso meccanismo d’azione della morfina.

 

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