I giornalisti in udienza da papa Francesco

29 settembre 2016 News

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Credit Osservatore Romano

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Da quando è entrato in Vaticano, papa Francesco ci ha abituato a una comunicazione chiara, immediata, senza fronzoli e giri di parole, vera e trasparente. Basta ricordare il primo incontro con i giornalisti, pochi giorni dopo l’elezione, in cui ragionava, con benevola ironia, sul grosso lavoro che in quelle ore frenetiche era toccato, “suo malgrado” agli operatori dei media.

Basta pensare anche al clima confidenziale che hanno subito preso le conferenze stampa in aereo, prima e dopo ogni viaggio apostolico, nelle quali il Santo Padre non si è mai sottratto anche a domande “scomode”.

E infine ricordiamo le interviste che il Papa ha voluto rilasciare a testate di tutto il mondo (e che Il mio Papa ha sempre condiviso con i suoi lettori, ndr), come il settimanale francese Paris Match e il quotidiano suo connazionale La Croix, o il quotidiano argentino La Nacion, o gli italiani La Repubblica e Il Corriere della Sera, passando per interviste televisive concesse tanto a grandi reti come la messicana Televisa, quanto a cinque giovani fiamminghi (dilettanti, ma bravissimi) che l’hanno incontrato per la tv belga Vrt (un’intervista poi trasmessa anche da Radio Vaticana)…

Questo atteggiamento totalmente nuovo non ha solo segnato un cambio di passo della comunicazione nella Chiesa, ma ha anche contribuito a costruire la stima, il rispetto e la fiducia che papa Bergoglio sta mostrando verso i giornalisti… Purché essi seguano alcune regole che per il Pontefice sono imprescindibili e che Francesco ha ribadito giovedì scorso in Sala Clementina, incontrando il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti: amare la verità, vivere con professionalità, rispettare la dignità umana, non fomentare lo scontro, non dare adito alle chiacchiere, non alimentare paura e divisione

Ha detto il Papa: «Amare la verità vuol dire non solo affermarla, ma viverla, testimoniarla con il proprio lavoro. Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o non essere un credente: la questione qui è essere o non essere onesto con se stesso e con gli altri… Non dire o scrivere mai una cosa che si sa in coscienza non essere vera».

Insomma, per Francesco è necessario vivere e lavorare secondo una coscienza e un’etica ben salde, al di là di tutto quanto ci sia scritto nei codici deontologici, cioè dei doveri professionali. E infatti così ha consigliato: «È necessario non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici. Compito del giornalismo (oserei dire la sua vocazione) è dunque far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità».

Per ultimo ha ricordato il “comandamento” più difficile: rispettare la dignità umana, ricordando che dietro ogni avvenimento ci sono sentimenti, emozioni, volti… C’è, in definitiva, la vita delle persone: «Spesso ho parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente. Il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre. Certo la critica è legittima, anzi necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti. Il giornalismo non può diventare un’“arma di distruzione” di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame».

LE CINQUE REGOLE DEL BUON GIORNALISMO SECONDO PAPA FRANCESCO

1 Dire sempre la verità, amarla, metterla in pratica. Dunque: informarsi, capire senza schierarsi, essere onesti con se stessi e gli altri. 

2 Rispettare la dignità umana. L’articolo di oggi verrà sostituito domani da un altro, ma la vita di chi è diffamato può distruggersi per sempre.

3 Vivere con professionalità. Bisogna non cedere a ricatti e compromessi, non essere schiavi di interessi economici o politici, non difendere la categoria ma il bene comune.

4 Vivere con responsabilità. Bisogna non cedere alle chiacchiere, né fomentare paure.

5 Essere strumenti di incontro e dialogo. Il giornalismo dev’essere uno strumento di costruzione del bene comune; deve accelerare la riconciliazione e respingere la tentazione di soffiare sul fuoco dello scontro.

di Cecilia Seppia

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