I dolci ricordi di carnevale del Papa

9 febbraio 2018 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Anche se la vera data di inizio è giovedì 8 febbraio, il Giovedì Grasso, da qualche giorno siamo entrati nel periodo di Carnevale e ci resteremo fino a martedì 13, il Martedì Grasso. Quella di Carnevale è una “festa” dalle origini antiche. Lo ricorda la parola stessa, che deriva dal latino carnem levare, cioè “eliminare la carne”, e indicava il banchetto che si teneva nel martedì cosiddetto “grasso”, perché veniva subito prima dell’astinenza e del digiuno della Quaresima, che inizia appunto dal Mercoledì delle Ceneri.  

Il Carnevale è molto sentito anche in Argentina, e in particolare a Buenos Aires dove i festeggiamenti si avvicinano molto a quelli popolarissimi di Rio de Janeiro.  Per tutto il periodo le strade della capitale argentina sono invase dalle murgas, gruppi di musicisti, cantanti e ballerini che girano con vestiti colorati e ricamati. Non mancano poi le sfilate di carri e le maschere. Non sappiamo se e come il piccolo Jorge Mario Bergoglio festeggiasse il Carnevale, né sappiamo quale maschera amasse indossare, ma qualcosa in tema possiamo raccontarlo…

Per cominciare, papa Francesco conosce il Carnevale di Viareggio, uno dei più importanti nel nostro Paese. Lo ha raccontato Luca Lunardini, ex sindaco della città che l’11 marzo 2015 ha donato al Papa una testa in cartapesta che lo raffigurava, realizzata da Emilio Cinquini, uno degli artisti che “creano” i carri della celeberrima sfilata toscana. Vedendo quella buffa maschera con le sue sembianze, Francesco aveva esclamato ridendo: «Ma chi è questo brutto qui?»; quando Lunardini gli aveva risposto «Santità, ma è lei. Così la rappresentano i maestri del Carnevale di Viareggio», il Papa aveva proseguito nello scherzo: «Allora, oltre che brutto, ora mi dai anche del Carnevale!». 

L’altra cosa che sappiamo è stata raccontata dal Pontefice stesso: da bambino mangiava le bugie piemontesi (in dialetto büsie), quei dolci di Carnevale che in altre regioni prendono nomi diversi come frappe o chiacchiere. 

Francesco evocò questo ricordo d’infanzia per parlare d’altro. Si riferiva all’ipocrisia, definita un cattivo lievito: «Ricordo che per Carnevale, quando eravamo bambini, la nonna (nonna Rosa, ndr) ci faceva dei “biscotti”. Era una pasta molto sottile quella che faceva, poi la buttava nell’olio e quella si gonfiava… Ma quando cominciavamo a mangiarla era vuota! E la nonna ci diceva che in dialetto si chiamano bugie, perché sono come le bugie: sembrano grandi, ma non hanno niente dentro, non c’è verità, non c’è sostanza. Gesù ci dice: “State attenti al cattivo lievito dei farisei”. E qual è? È l’ipocrisia: guardatevi dal lievito dei farisei, l’ipocrisia».

LE DELIZIOSE “BUGIE” DI NONNA ROSA

Ingredienti

500 g di farina 

50 g di burro

3 uova medie

1 tuorlo 

70 g di zucchero  

50 g di grappa

6 g di lievito chimico

1 baccello di vaniglia

olio di semi d’arachidi

zucchero a velo

Preparazione

Setacciate la farina con il lievito. Aggiungete zucchero, sale, grappa e le uova sbattute, e amalgamate. Aggiungete i semi della bacca di vaniglia e il burro. Impastate finché il composto diventa omogeneo. Fate riposare 30 minuti. Dividete la pasta in porzioni da 150 g circa. Appiattite una prima porzione, infarinatela e stendetela con il tirapasta. Rifate la procedura più volte, diminuendo progressivamente lo spessore del tirapasta fino a una sfoglia alta 2 mm. Con una rotella a taglio smerlato tagliate rettangoli di 5×10 cm e fate due tagli centrali, paralleli al lato lungo. Fate bollire l’olio e friggete due o tre rettangoli alla volta. Scolate e cospargete di zucchero a velo. 

di Tiziana Lupi

TAG

, ,

VEDI ANCHE