Giubileo: il colloquio con monsignor Ravasi

15 aprile 2015 Foto e video story

tweet
Monsignor Gianfranco Ravasi (credits: Agf)

Monsignor Gianfranco Ravasi (credits: Agf)

Sorelle: arte e fede non potrebbero essere più legate di così. L’immagine è del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura. «Certo che sono sorelle. Il rapporto tra arte e fede è strettissimo fin dalla notte dei tempi, e proprio perché il loro dialogo ha subìto delle interruzioni durante il secolo scorso, abbiamo sentito il bisogno di fare di tutto per riallacciarlo», spiega monsignor Ravasi, che oggi partecipa alla ricostruzione di questo rapporto come Commissario del Padiglione che la Santa Sede avrà alla prossima Biennale d’Arte di Venezia.

E proprio la presentazione del Padiglione (di cui parliamo in modo più approfondito in fondo all’articolo) è stata l’occasione per parlare di arte, fede e molto altro con il cardinale lombardo (è nato nel 1942 a Merate, in provincia di Lecco). Non possiamo non partire da un tema che angoscia ogni giorno di più il Papa e la Chiesa. Ogni mese, nel mondo, muoiono più di 300 cristiani, uccisi semplicemente per la loro fede…

Sembra un martirio senza fine: che cosa dobbiamo aspettarci nell’immediato futuro?
«Ho notato che l’iniziale silenzio che avvolgeva questa tremenda questione si sta rapidamente rompendo, grazie anche alla stampa laica, che da qualche tempo ha puntato i riflettori sul dramma che si sta consumando in Asia e in Africa. In realtà, mi aspetterei che si facesse più forte la voce del mondo musulmano… Per quel poco che lo conosco, è un universo con orizzonti molto nobili e alti, che potrebbe quindi rigettare in modo fermo le impostazioni fondamentaliste e radicali che ammettono solo la spada, al posto del confronto, del dialogo e dell’incontro».

Per la Chiesa questo sarà un anno di Giubileo straordinario…
«Siamo di fronte a un grandioso evento religioso e spirituale e la Chiesa farà di tutto affinché questo aspetto sia colto come principale, aomunicando al meglio i suoi temi fondamentali, a partire ovviamente dal tema della misericordia, che è alla base di questo Anno Santo straordinario».

Misericordia: pensa che sia un concetto ben presente nel cuore dei fedeli di oggi? 
«Non lo è abbastanza. Ritengo che sia necessario farlo cogliere molto più a fondo. Oggi ci rendiamo conto che, se a livello teorico tutti sono d’accordo sull’importanza di esercitare misericordia, sotto l’aspetto pratico siamo molto lontani… In questi ultimi giorni, per esempio, sulla questione dei Rom, abbiamo sentito ancora dichiarazioni lontane dallo spirito della misericordia… Il problema principale è adeguare questo spirito alla vita concreta».

Il Giubileo porterà gioia ai fedeli, ma c’è anche chi – soprattutto a Roma – teme l’impatto di un evento così grande. «So che i romani hanno diverse perplessità sui rischi che l’organizzazione di un Giubileo può far correre… Roma sarà chiamata a manifestare quella millenaria capacità di “allargare le braccia” che ha già mostrato tutte le volte che si è trovata ad accogliere popoli e culture diversi, in quanto punto di riferimento della Cristianità. Non dimentichiamo che la cultura cristiana romana ha assunto forme diversissime nei secoli, pronte a cogliere istanze che provenivano dall’esterno.

Quanto all’aspetto più strettamente pratico, data la tipologia dei pellegrini (non propriamente turisti) bisognerà concepire un progetto particolare per la visita della città, come avviene del resto durante ogni anno in cui c’è un giubileo. Se anche vorranno vedere elementi turistici di altro genere, bisognerà mantenere come elemento fondamentale la componente religiosa».

Due anni di pontificato per Francesco: possiamo già fare un bilancio?
«Francesco ha saputo cogliere profondamente la necessità di un linguaggio nuovo per il messaggio cristiano. Tra i fedeli c’era notevole attesa per un linguaggio più comprensibile, e lui ha saputo cogliere questa esigenza nel modo migliore,  attraverso l’uso di frasi dirette ed essenziali, tramite i simboli e le metafore concrete, e infine con la corporeità: lui stesso già entra in dialogo con il prossimo attraverso il suo corpo. Cerca quindi un Cristianesimo di incarnazione, che ha bisogno continuamente di confrontare il suo messaggio con il realismo della storia».

(credits: Agf)

Venezia (credits: Agf)

Curiosità: il padiglione della santa sede alla Biennale di Venezia
Per la seconda volta la Santa Sede avrà un padiglione (uno spazio per esporre) alla Biennale di Venezia (9 maggio-22 novembre), principale manifestazione artistica italiana. Il tema scelto da monsignor Ravasi per il padiglione è “In principio… la parola si fece carne”.

Ci si collega al prologo del Vangelo di Giovanni e si sviluppa il tema affrontato nel 2013, quando si era fatto riferimento alla “Genesi”. Le opere esposte (già donate ai Musei Vaticani) sono di tre esordienti in Biennale, selezionati dalla curatrice Micol Forti: Monika Bravo (Colombia), Elpida Hadzi-Vasileva (Macedonia) e Mario Macilau (Mozambico).

di Valentino Maimone

TAG

, , , , , , ,

VEDI ANCHE