Francesco visiterà Sarajevo a giugno

10 febbraio 2015 Foto e video story

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Sarajevo City Hall,  costruita nel periodo austro ungarico, è sede della Biblioteca Nazionale (credits: Getty Images)

La Sarajevo City Hall, costruita nel periodo austro ungarico, è sede della Biblioteca Nazionale (credits: Getty Images)

Chissà quanti tra coloro che domenica hanno sentito papa Francesco annunciare la visita del prossimo 6 giugno a Sarajevo, ricordano cosa è successo in quella città che, oggi, è la capitale della Bosnia Erzegovina.

Un assedio atroce durato quattro anni
Perché quello che vent’anni fa si è consumato a poca distanza dalle coste italiane del mare Adriatico durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (il primo conflitto europeo dopo la Seconda guerra mondiale…) è stato un terribile genocidio che ha causato almeno 10mila morti e oltre 50mila feriti, la maggior parte dei quali civili, in poco meno di quattro anni.

Tanto infatti, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, è durato l’assedio di Sarajevo, “episodio” centrale della guerra tra i cosiddetti Paesi della ex Jugoslavia che, in nome di folli nazionalismi, ha visto opporsi forze bosniache e forze serbe.

A partire dal maggio 1992 la città che era stata un modello di integrazione multietnica e aveva visto convivere etnie diverse fu letteralmente isolata. Furono bloccate le strade e, con esse, qualsiasi possibilità di rifornimenti alimentari e sanitari; e furono tagliati i servizi essenziali come acqua, corrente elettrica e riscaldamento.

I cecchini sparavano sulla gente inerme 
I bombardamenti distrussero la città: secondo alcune stime, si contarono più di 300 esplosioni al giorno. A rendere la situazione ancora più terribile, poi, fu il “lavoro” dei cecchini che, dislocati in punti diversi della città, sparavano sulla popolazione inerme, colpendola per esempio mentre era in fila per la distribuzione dell’acqua o dei viveri.

Probabilmente è a tutto questo che Francesco ha pensato quando ha definito gli abitanti di Sarajevo «care popolazioni», gente tuttora provata da ferite non ancora rimarginate, causate non solo dalla guerra ma anche dalle operazioni di “pulizia etnica”, rimaste tristemente nella storia come effetto collaterale di una guerra tanto atroce quanto assurda.

L'attore Beppe Fiorello (credits: Getty Images)

L’attore Beppe Fiorello (credits: Getty Images)

 

Curiosità: una guerra fratricida raccontata anche dalla fiction
Il 20 e 21 gennaio, i telespettatori di Raiuno hanno potuto rivivere la drammatica storia dell’assedio di Sarajevo grazie alla fiction “L’angelo di Sarajevo”. Il protagonista Beppe Fiorello ha interpretato un personaggio ispirato al giornalista del Tg1 Franco Di Mare, inviato a Sarajevo durante il conflitto.

Nel 1992, Franco Di Mare incontrò per caso in un orfanotrofio una bimba di 10 mesi, Stella, e riuscì, dopo lunghe peripezie, a portarla con sé in Italia e ad averla in affido. La fiction ha avuto ascolti eccezionali: circa sette milioni e mezzo di telespettatori.

 

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