Francesco rivela in un libro di essere timido

27 ottobre 2017 Parole e pensieri

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Chi lo avrebbe mai detto che papa Francesco avesse un passato da timido? A vederlo oggi in effetti sembra incredibile. Bergoglio sembra molto aperto, si dona alle folle, sorride, abbraccia, incontra capi di stato e tiene discorsi pubblici mostrando sempre disinvoltura e una grande capacità di relazione e interazione con qualunque categoria di persone. Eppure nella prefazione del libro Adesso fate le vostre domande scritto con il direttore di Civiltà Cattolica (importante rivista dei Gesuiti, ndr), Antonio Spadaro ed edito da Rizzoli, il Papa afferma di aver “sofferto” e di soffrire ancora un po’ di timidezza.

Confessa, infatti, nella prefazione del libro: “Ho faccia tosta, ma sono anche timido. A Buenos Aires avevo un po’ timore dei giornalisti. Pensavo che avrebbero potuto mettermi in difficoltà e per questo non davo interviste. Ma un giorno mi sono lasciato convincere da Francesca Ambrogetti, pensando al bene che ne sarebbe potuto venire. Mi ha convinto e io mi sono fidato di lei. E quindi una volta al mese, alle nove del mattino, vedevo lei e Sergio Rubin e alla fine uscì il libro intervista El Jesuita». Dunque, ancora una volta, Francesco si confessa senza timore e svela i retroscena della sua simpatia, i timori, le paure, la difficoltà di relazionarsi soprattutto con i giornalisti e con la loro proverbiale insistenza e sfacciataggine. Ma da quando è Papa, Bergoglio  ne ha incontrati tanti di giornalisti: con alcuni è nato un rapporto quasi di amicizia e di stima molto forte, e soprattutto ha rilasciato decine di interviste confidando anche storie e situazioni personali e facendo luce su particolari lati del suo carattere.

Di sicuro il merito di questa rinnovata “sicurezza” va anche a padre Spadaro. Si legge ancora nel volume: “Ho sempre avuto timore delle cattive interpretazioni di ciò che dico… Ero già Papa quando padre Antonio Spadaro venne a chiedermi un’intervista. La mia reazione istintiva fu di incertezza, come in passato e gli dissi di no. Poi sentii che potevo avere fiducia, che dovevo fidarmi e accettai”. La fiducia nel caso di Francesco è stata una buona medicina contro la sua timidezza. Ma c’è anche un altro antidoto che il Pontefice ha imparato ad usare: guardare le persone negli occhi. Svela: “Mi piace guardare le persone negli occhi e rispondere alle domande con sincerità. So che devo essere prudente e spero di esserlo. Prego sempre lo Spirito Santo prima di cominciare ad ascoltare le domande e di rispondere. E così come non devo perdere la prudenza, non devo perdere nemmeno la fiducia. So che questo può rendermi vulnerabile, ma è un rischio che voglio correre”.

Di certo il Papa non ha vinto la timidezza e la diffidenza per sé, ma ha avuto la forza e la grazia di farlo per il bene di quanti ascoltano le sue parole e i suoi messaggi. Infatti ammette: “Le interviste per me hanno sempre un valore pastorale, in un modo o in un altro… È una maniera di comunicazione del mio ministero. E unisco queste conversazioni nelle interviste con la forma quotidiana delle omelie a Santa Marta che è – diciamo così – la mia parrocchia. Ho bisogno di questa comunicazione con la gente”.  

Francesco spiega anche che rilasciare le interviste non vuol dire salire in cattedra, ma piuttosto dialogare. A tal proposito ammette di preferire le piccole riviste e i giornali popolari perché lo fanno sentire più a suo agio e di non usare mai, con nessuno, risposte preconfezionate. Il suo desiderio più grande, resta quello di “una Chiesa che sappia inserirsi nelle conversazioni degli uomini, che sappia dialogare”. Proprio la consapevolezza di questa missione deve aver reso il Papa più “aperto” non solo nei grandi gesti comunicativi, ma anche nelle parole, lì dove da ragazzo faticava a lasciarsi andare.

L’OPINIONE DELLA PSICOLOGA SULLA TIMIDEZZA

Sovrani, re e scrittori, leader incapaci di parlare in pubblico, papi: la storia è piena di personaggi che hanno sofferto di timidezza. Da Luigi XVI a Lincoln, da Beethoven a Manzoni e poi Gandhi, Churchill, Einstein, Re Giorgio VI, Benedetto XVI fino alle star di Hollywood. Qualcuno è riuscito a superarla, qualcun altro ne ha fatto un punto di forza e poi c’è chi ne è rimasto vittima. Ma cos’è la timidezza e come vincerla? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Magda Morrone, psicologa e psicoterapeuta.

Cos’è la timidezza 

«La timidezza non è un sentimento ma un lato del carattere, che ha a che vedere con la paura e la vergogna e può essere descritta in tre categorie. 1. La timidezza vera e propria, quella che ci fa arrossire o balbettare, tenere lo sguardo basso e le spalle curve, e che porta ad essere incapaci di mettersi in mostra o stare al centro dell’attenzione, senza però rovinare le nostre vite. 2. La fobia sociale, che conduce nei casi peggiori a rimanere chiusi in casa senza frequentare nessuno, ad evitare qualsiasi relazione sentimentale, con una serie di sintomi invalidanti, compresi gli attacchi di panico che interferiscono con la qualità della vita. 3. E c’è poi l’introversione, che riguarda coloro che stanno meglio con se stessi».

Si può “guarire”? 

«Quando la persona comincia ad individuare i sintomi di una fobia sociale, è opportuno che si rivolga ad uno specialista, uno psicologo o psicoterapeuta o uno psichiatra: qualcuno con cui parlare dei propri disagi e concordare un’adeguata terapia anche farmacologica se necessario. La fobia sociale non guarisce da sola né è sufficiente il consiglio o la vicinanza di un amico o di un parente».

Aiutare un timido

«Soprattutto nella fase dell’adolescenza, la timidezza può essere un problema perché va a sommarsi al malessere psicologico e allo stress tipico di questa età della vita. Il ragazzino timido ha un’immagine di sé svalutata, si sente sempre peggiore degli altri, meno capace, meno bravo. I genitori devono perciò aiutare il ragazzo a focalizzarsi sulle proprie risorse e a formulare un giudizio positivo di sé. Fondamentale è ascoltare senza giudicare. Altra cosa importante è raccontare la propria esperienza di timidezza. Non bisogna invece mai forzare un timido a fare cose che non vuole fare, tipo andare a una festa». 

Il Papa timido 

«Il Papa ha detto di essere andato da uno psicanalista in gioventù, quindi credo che attraverso il percorso di analisi Bergoglio abbia preso consapevolezza del suo essere timido e abbia cercato di superarlo. E poi anche gli incarichi importanti che si è trovato a svolgere lo hanno aiutato. A volte il senso di responsabilità prevale sul carattere fino a poi scardinare certi meccanismi». È plausibile che Francesco conservi da qualche parte la timidezza di quando era ragazzo? «Credo proprio di sì. Il Papa dentro di sé ha un passato da timido e ha consapevolezza di tutto ciò che la timidezza comporta. E poi, fateci caso, lui va sempre verso le persone che non urlano il suo nome, che non si mettono in mostra, segno che sa riconoscere un timido e sa come aiutarlo».

di Cecilia Seppia