Francesco lascia Ariccia e torna in Vaticano

27 febbraio 2015 Foto e video story

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Il pullman di papa Francesco fa ritorno nella Santa Sede (credits. Agf)

Il pullman di papa Francesco fa ritorno nella Santa Sede (credits. Agf)

Sono quasi le dodici quando le guardie svizzere lasciano entrare un pullman in Vaticano. Non è un autobus di turisti qualsiasi, ma è quello sul quale hanno viaggiato, da Ariccia a Roma, papa Francesco e i collaboratori della Curia Romana dopo la conclusione degli esercizi spirituali della Quaresima. Le istantanee all’interno del pullman mostrano volti sereni, dopo i giorni passati a meditare nella Casa del Divin Maestro sugli spunti proposti da padre Bruno Secondin: ricordiamo che è il teologo carmelitano incaricato di fare da guida alla settimana
di esercizi.

Una messa dedicata ai cristiani in Siria
Un clima rilassato che, almeno in parte, avrà aiutato Francesco e gli altri membri della Curia a ritrovare il sorriso dopo una mattinata velata di tristezza. Nella messa mattutina, infatti, celebrata a conclusione degli esercizi, Francesco aveva ricordato il dramma dei quindici cristiani uccisi e massacrati, e degli oltre duecento sequestrati in Siria e Iraq da parte dei terroristi islamici dell’Isis. E in questo particolare momento, proprio di fronte a questi barbari omicidi (su cui è Francesco tornato a riflettere anche nell’Angelus domenicale), la preghiera del Pontefice si è fatta più forte e intensa che mai.

Il ringraziamento a padre Secondin
Subito dopo la messa, prima di rimettersi in marcia verso Roma, Francesco a nome di tutti ha abbracciato e ringraziato padre Secondin per il lavoro svolto. «Non è facile dare esercizi ai sacerdoti! Siamo un po’ complicati tutti, ma lei è riuscito a seminare. Che il Signore faccia crescere questi semi che lei ci ha dato. E mi auguro anche, e auguro a tutti, che possiamo uscire di qua con un pezzetto del mantello di Elia, in mano e nel cuore».

Il riferimento del Papa è all’episodio biblico contenuto nel secondo libro dei Re e proposto dal predicatore Secondin al termine dell’itinerario spirituale degli esercizi. Un brano che ha rappresentato una sorta di compiti a casa per la Curia e il Papa. Nel libro si racconta il rapimento di Elia e l’investitura di Eliseo, che raccoglie il mantello del suo maestro sulle rive del Giordano. Il saluto tra i due è caloroso, ha spiegato Secondin e da qui bisognerebbe partire per «offrire abbracci di speranza e tenerezza».

Seguire l’esempio di Elia per migliorarsi
La riflessione del predicatore si è, poi, posata sul mantello di Eliseo che apre le acque. Si tratta di un invito ad «aprire un passaggio nel vortice caotico della vita, aprire sentieri di vita e di fedeltà. Scendendo ora verso la città, lasciando questa solitudine in cui ci siamo un po’ nascosti», ha continuato padre Secondin.

«Noi dobbiamo ugualmente accettare che gli altri possano vedere che qualcosa dello spirito di Elia è sceso su di noi: dal nostro sguardo, dal nostro stile, dalla nostra capacità di aprire strade di autenticità e sentieri di libertà, dalla nostra capacità di abbracciare ogni morto perché torni in vita, di gridare i nostri dubbi… perché anche noi ne abbiamo tanti».

Un’esortazione profonda, un invito a mostrarsi cambiati, diversi come impone la «conversione del cuore», di cui tanto parla papa Francesco: sono questi i temi principali che hanno percorso le meditazioni di Quaresima di Bruno Secondin. La richiesta è stata quella di lasciarsi sorprendere da Dio, di accogliere le sue novità, «senza paura di perdere la faccia». L’invito del teologo rivolto ai religiosi è stato anche quello di non essere «una Chiesa da museo delle cere», ma in cammino.  Parole importanti e che suonano in perfetta sintonia con tutto il magistero di papa Francesco.

di Benedetta Capelli

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