Francesco ricorda i martiri del nostro tempo

17 settembre 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Una domenica di sole porta a San Pietro migliaia di pellegrini che attendono di salutare papa Francesco. In Basilica, ha da poco concluso la celebrazione dei suoi primi venti matrimoni da quando è diventato il successore di Pietro.

La croce è il segno dell ’amore di dio
Al termine dell’Angelus, ricorda le coppie che ha «avuto la gioia di unire in matrimonio» e le affida alla materna protezione della Vergine. Prima della preghiera mariana, il Papa spiega il significato della festa dell’Esaltazione della Santa Croce e si fa interprete di un pensiero comune: «Perché esaltare la Croce sulla quale proprio Gesù è morto? Noi non esaltiamo una croce qualsiasi» afferma «esaltiamo la Croce di Gesù, perché in essa si è rivelato al massimo l’amore di Dio per l’umanità».

Appello per il Centrafrica
Un amore che si è fatto Persona. È attraverso Gesù infatti che l’umanità si è salvata dalla «gravità del male che ci teneva schiavi». «La Croce di Gesù esprime tutte e due le cose: tutta la forza negativa del male e tutta la mite onnipotenza della misericordia di Dio. La Croce» insiste Francesco «sembra decretare il fallimento di Gesù, ma in realtà segna la sua vittoria». Lui infatti ha portato a compimento il disegno d’amore di Dio. In quella Croce c’è la radice della salvezza, c’è la misericordia di Dio che abbraccia il mondo intero, c’è la vittoria sul maligno, sulla morte ed è lì che viene donata la vita e restituita la speranza. «Ecco perché la Chiesa “esalta” la santa Croce perché è la chiave della speranza».

Come non pensare allora ai tanti cristiani che nel mondo sono perseguitati? Ancora una volta Francesco ricorda i martiri del nostro tempo: quelli uccisi per la fedeltà a Cristo nei Paesi dove non è garantita la libertà religiosa ma anche quelli che vivono in nazioni dove,  tendenzialmente, si tutelano i diritti umani «ma dove concretamente i credenti, e specialmente i cristiani, incontrano limitazioni e discriminazioni». Nei saluti, al termine dell’Angelus, il pensiero del Papa va alla Repubblica Centrafricana dove sta per iniziare una missione dell’Onu per proteggere i civili dalla dura lotta tra ribelli e miliziani. Nel conflitto circa 8 mila bambini sono stati costretti a combattere nelle fazioni ribelli. «Quanto prima» afferma il Papa «la violenza ceda il passo al dialogo».

L’odio e il male sono sconfitti dal bene
Poi il ricordo della visita a Redipuglia del giorno precedente, del sacrificio di milioni di persone, Francesco ribadisce ancora che «la guerra è una pazzia» ma che l’umanità non ha imparato la lezione. Da qui l’invito a guardare  Gesù Crocifisso «per capire che l’odio e il male vengono sconfitti con il perdono e il bene, per capire che la risposta della guerra fa solo aumentare il male e la morte». Parole toccanti sottolineate da un vibrante applauso della piazza.

di Benedetta Capelli

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