Francesco ai religiosi: “Seguite il cammino di Gesù”

6 febbraio 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Un rito che si ripete ogni anno per illuminare i cuori dei credenti. Perché è proprio questo che si fa nella festa della Candelora il 2 febbraio quando viene ricordata la presentazione di Gesù al Tempio: si benedicono le candele che sono il simbolo di Cristoluce per illuminare le genti”. A chiamare così il Bambino fu Simeone, quando Maria e Giuseppe lo portarono a Gerusalemme. Ed è per questo che la messa celebrata lunedì da papa Francesco nella basilica di San Pietro, si è aperta proprio con la benedizione delle candele. Una messa in cui si è celebrata anche la XIX Giornata della Vita Consacrata e che il Pontefice ha concelebrato insieme a sacerdoti appartenenti a Ordini, Congregazioni e Istituti religiosi.

L’importanza di essere obbedienti
Proprio ai consacrati (termine con cui si indicano i religiosi) si è rivolto Francesco nell’omelia, soffermandosi in particolare sull’importanza dell’obbedienza. Il Santo Padre li ha esortati a tenere «davanti agli occhi della mente l’icona della Madre Maria che cammina col Bambino Gesù, perché le sue braccia sono come la “scala” sulla quale il Figlio di Dio scende verso di noi: Egli è sceso, si è fatto come noi, per ascendere al Padre insieme con noi». Tuttavia secondo Francesco «la Madonna cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei. Lei lo porta, ma è Lui che porta lei in questo cammino di Dio che viene a noi, affinché noi possiamo andare da lui».

Un ragionamento dall’intenso valore spirituale «Gesù ha fatto la nostra stessa strada e anche per noi consacrati Egli ha aperto un cammino». Infatti, poiché «Gesù non è venuto a fare la sua volontà, ma la volontà del Padre, allo stesso modo, chi segue Gesù si mette nella via dell’obbedienza, anche fino all’umiliazione di se stesso». Perciò per Francesco è chiaro che per un religioso «progredire è abbassarsi nel servizio. Un cammino come quello di Gesù, che non ritenne un privilegio l’essere come Dio».

Bisogna ascoltare sempre gli anziani
Però secondo il Pontefice occorre anche fare attenzione. L’obbedienza, infatti, non deve essere fine a se stessa. Questo perché «il Signore trasforma l’obbedienza in sapienza con l’azione del suo Santo Spirito. E questa obbedienza e docilità non è una cosa teorica: anch’essa sottostà al regime dell’incarnazione del Verbo. Docilità e obbedienza a un fondatore; docilità e obbedienza a una regola concreta; docilità e obbedienza a un superiore; docilità e obbedienza alla Chiesa».

Francesco ci tiene a ribadire come stia parlando di docilità e obbedienza concrete «è un cammino perseverante nell’obbedienza, attraverso il quale matura la sapienza personale e comunitaria». E in questo modo è possibile adattare le regole ai tempi. Per il Pontefice, infatti, «il vero “aggiornamento” è opera della sapienza forgiata nella docilità e obbedienza». E, così come il Vangelo accosta le figure dei giovani, Maria e Giuseppe, a quelle degli anziani, Anna e Simeone,
lui sottolinea l’importanza della presenza degli anziani anche nella vita consacrata.

«Il rinvigorimento e il rinnovamento della vita consacrata non avvengono solo attraverso un amore grande alla regola, ma anche grazie alla capacità di contemplare e ascoltare gli anziani della congregazione. Attraverso questo cammino, siamo preservati dal vivere la nostra consacrazione in maniera leggera, evitando di ridurla a una “caricatura” della vita religiosa, nella quale si attua una vita fraterna senza comunione». Solo in questo modo, ha concluso Francesco, i consacrati potranno essere ciò che devono essere: «guide guidate».

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Curiosità: che cos’è la festa della Candelora
La Festa della Candelora, così come è popolarmente chiamata, ricorda la presentazione di Gesù al Tempio. Secondo la Legge ebraica del tempo, le famiglie erano obbligate a portare i loro figli maschi primogeniti davanti ai sacerdoti del luogo sacro di Gerusalemme. Il termine “Candelora” deriva dal dalla somiglianza con il cosiddetto rito del “Lucernare”, di cui parla la scrittrice romana Egeria: «Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima», scrisse. La festa è anche detta “Purificazione di Maria”, perché, per l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva recarsi al Tempio per purificarsi. Il 2 febbraio cade esattamente 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

di Tiziana Lupi

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