Francesco: “La Chiesa sia unita e priva di invidie”

8 settembre 2014 Foto e video story

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L’entusiasmo dei fedeli al passaggio della papamobile (credits: Getty Images)

L’entusiasmo dei fedeli al passaggio
della papamobile (credits: Getty Images)

Francesco lascia l’Aula Paolo VI dove ha “protetto” i pellegrini dall’afa e dalla pioggia di questa estate altalenante e torna in piazza San Pietro. Il clima finalmente lo consente e l’accoglienza che gli riservano migliaia di fedeli suona come un potente, gioioso “bentornato”. Appena la papamobile sbuca dall’arco delle Campane, la folla esplode. La vettura, però, fa solo pochi metri. Francesco decide di fare subito una sosta: deve andare incontro a un bambino gravemente malato e ai genitori, e con loro si ferma qualche minuto. Le bandiere in piazza sono tantissime; a colpo d’occhio, sembra che in maggioranza siano argentini. Ecco poi gli striscioni: uno dei  tanti reca un ringraziamento al Papa per le preghiere e gli appelli in favore della pace.

Una speranza per il Medio Oriente
Oggi giornali e telegionali raccontano che – forse grazie anche ad alcuni “gesti” del Papa, come l’incontro di preghiera organizzato in Vaticano – pare si sia creato un varco di speranza per una delle tante, troppe crisi internazionali che in questi giorni stanno impensierendo profondamente il Pontefice, come Il mio Papa ha raccontato nel numero 26. In Medio Oriente, nella “striscia di Gaza”, dopo 50 giorni di combattimenti, palestinesi e israeliani a sorpresa hanno raggiunto una tregua che viene definita “illimitata”.

Una bimba gli dice: “cerca di stare bene”
Passando tra i fedeli, il Papa cerca di non dimenticare nessuno, ma come al solito gli abbracci più belli sono con i bambini e con i malati. Una bimba con la sindrome di Down gli si stringe al collo; lui le chiede: «Come stai?», e lei risponde: «Io bene, non ti preoccupare, cerca di stare bene anche tu». Poi, dopo aver ricevuto regali di ogni tipo e bevuto un sorso di mate offerto da un fedele, Francesco si siede e comincia la sua catechesi sulla Chiesa, con il vento che per tutto il tempo si divertirà a giocare con la sua mantellina. Nella “lezione” di oggi, papa Bergoglio vuole mettere l’accento in particolare sull’unità nella Chiesa e in tutte le comunità cristiane. Ecco perché fa un forte richiamo affinché si evitino le divisioni, alimentate anche dalle chiacchiere, dalle invidie, dalle gelosie.

Francesco prende spunto dal Credo, che – lo ricordiamo – non è una preghiera, ma è la formula con cui i cristiani cattolici esprimono e professano la loro fede e ha dunque un ruolo centrale nella liturgia . Il Santo Padre in particolare si sofferma sulle “caratteristiche” della Chiesa che è una e santa. Una perché ha la sua origine in Dio-Trinità, «mistero di unità e di comunione piena»; santa, invece, perché «è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore della sua salvezza». La santità della Chiesa, ha detto il Pontefice, non è messa in discussione dal fatto che è composta da noi peccatori che ogni giorno dimostriamo «fragilità e miserie». La nostra fede ci spinge «ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità»  restando fedeli a Gesù, nella certezza che lui non ci lascia soli, non ci abbandona; capisce, anzi, le nostre debolezze, i nostri peccati: ci perdona e ci aiuta a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.

«L’esperienza, però», ha proseguito Francesco, «ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità. E non pensiamo solo agli scismi. Pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati parrocchiali. A volte, infatti, le nostre parrocchie, chiamate a essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie… ». E su questo questo punto il Papa ha insistito parlando “a braccio”, senza seguire il testo scritto: «Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! E se uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui… E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei…Ma, questa non è la Chiesa! No, non si deve fare!».

Non mettiamo noi stessi al centro
Quando si verificano queste situazioni? Quando mettiamo al centro noi stessi, dice il Papa, quando saliamo in cattedra per giudicare gli altri. Guardando, infine, alle tante divisioni tra i cristiani nei secoli, Francesco ha ribadito con forza il concetto fondamentale di questa catechesi: «La divisione è un peccato gravissimo» ed è «opera del diavolo, che è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi». Fuori dall’udienza, Francesco ha avuto un incontro toccante con l’ex ministro pakistano all’Armonia nazionale e alle Minoranze, il medico cristiano Paul Bhatti, che tre anni fa ha perso il fratello Shahbaz, esponente politico cristiano, ucciso probabilmente da integralisti islamici. Abbracciando lui e la madre, il Papa ha rinnovato l’impegno della preghiera per i cristiani perseguitati in tutto il mondo, aggiungendo commosso: «Io prego per voi, sono con voi e, per tutto quello che posso fare, sono disponibile».

di Cecilia Seppia

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