Francesco: “Il carisma è un dono di Dio”

13 ottobre 2014 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Sorride mentre dice: «Quanta gente, quanta! Grazie Signore!». Il Papa esclama questa frase appena arriva in piazza a bordo della papamobile per l’udienza generale, travolto dall’applauso degli oltre 55 mila fedeli. Lui sa che queste persone sono qui per incontrarlo e attraverso di lui per “incontrare” la Parola di Dio, ecco perché, nonostante gli allarmi di possibili azioni terroristiche dei miliziani dello Stato Islamico su San Pietro e le maggiori misure di sicurezza attorno al Vaticano, non cambia programma e si lancia nel consueto bagno di folla.

L’incontro con i bimbi malati
Poco prima, si era intrattenuto in Aula Paolo VI con molti bambini gravemente malati e disabili accompagnati dalle famiglie e assistiti dalle Piccole Apostole della Carità. «Sono molto contento di incontrarvi cari bambini e ragazzi, grazie della vostra presenza qui», ha affermato Francesco con la voce commossa. A prendere parte a questo saluto intimo e speciale, al riparo dal caldo della piazza, c’è anche l’associazione “La nostra Famiglia” fondata dal Beato Luigi Monza; il Papa loda il suo “carisma” e il suo aver scelto di occuparsi con competenza e amore dei più deboli. Poi, dopo aver recitato l’Ave Maria, quasi con un po’ di dispiacere dice: «Io devo andare di là adesso… Mi chiedeva una mamma di restare un po’ di più qui, ma il tempo è tiranno. Ho l’udienza in piazza, resterei volentieri con voi».

La grazia di avere un carisma
La parola “carisma” ritorna all’inizio della sua nuova catechesi sulla Chiesa e il Pontefice chiarisce subito: «Nel linguaggio comune quando si parla di carisma, si intende spesso un talento, un’abilità naturale. Ma, si dice: “Questa persona ha uno speciale carisma per insegnare”, è un talento che ha! Così, di fronte a una persona particolarmente brillante e coinvolgente, si usa dire: “È una persona carismatica”… Nella prospettiva cristiana, però, il carisma è ben più di una qualità personale, di una predisposizione di cui si può essere dotati: il carisma è una grazia, un dono elargito da Dio Padre, attraverso l’azione dello Spirito Santo. Ed è un dono che viene dato a qualcuno non perché sia più bravo degli altri o perché se lo sia meritato: è un regalo che Dio gli fa, perché con la stessa gratuità e lo stesso amore lo possa mettere a servizio dell’intera comunità, per il bene di tutti».

Abbiamo bisogno l’uno dell’altro”
Per questo il carisma non deve e non può essere un vanto, un piedistallo su cui salire, e soprattutto nessuno può capire da solo se e quale carisma abbia. «Tante volte», prosegue il Papa, «noi abbiamo sentito persone che dicono: io ho questa qualità, io so cantare benissimo! E nessuno ha il coraggio di dire loro: “Ma, meglio che stai zitto, perché ci tormenti tutti quando tu canti”». La gente scoppia a ridere, lui stesso sorride, ma poi incalza: «Nessuno può dire io ho questo carisma, capito? È all’interno della comunità che si impara a riconoscere i carismi come un segno di amore del Padre per tutti i suoi figli».

Il Papa suggerisce poi alcune domande che possiamo e dobbiamo porci: come ci comportiamo di fronte a un carisma che ci è stato riconosciuto? Lo viviamo con generosità? Lo trascuriamo? E ancora: ci lamentiamo? Abbiamo un po’ di gelosia dei carismi
degli altri? Poi mette in guardia: «Guai se questi doni diventano motivo di invidia o di divisione, di gelosia!… Tutti i carismi sono importanti agli occhi di Dio e, allo stesso tempo, nessuno è insostituibile. Questo vuol dire che nella comunità cristiana abbiamo bisogno l’uno dell’altro e ogni dono ricevuto si attua pienamente quando viene condiviso con i fratelli».

D’altra parte questa è la Chiesa, ripete: «Se essa si esprime nella comunione non si può sbagliare!». A braccio, Francesco chiude il suo discorso con un esempio inequivocabile: seguire la vita di Santa Teresa di Gesù Bambino: lei amava tanto la Chiesa, e il suo carisma specifico era quello dell’amore.

La santa della preghiera per gli altri
Religiosa, mistica e drammaturga, suor Teresa del Bambino Gesù, conosciuta pure come Santa Teresa di Lisieux e Santa Teresina, nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. A 15 anni inizia la vita consacrata al Carmelo di Lisieux; muore di tubercolosi a soli 24 anni. Un’esistenza breve, ma trascorsa in preghiera per gli altri, e diventa, dopo la canonizzazione, anche patrona dei missionari e, assieme a Giovanna d’Arco, patrona di Francia. È celebrata e venerata a livello mondiale il 1° ottobre.

di Cecilia Seppia

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