Francesco festeggia la Madonna di Guadalupe

12 dicembre 2014 Foto e video story

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(credits: Agf)

La messa in onore della Beata Vergine Maria di Guadalupe è stata celebrata il 12 dicembre (credits: Agf)

L’impressione più forte che abbiamo avuto venerdì 12 dicembre guardando papa Francesco celebrare la messa in onore della Beata Vergine Maria di Guadalupe, patrona dell’America Latina, è che il Santo Padre fosse davvero molto felice. Probabilmente l’impressione era giusta, perché la messa, celebrata in spagnolo, sua lingua madre, lo avrà fatto sentire un po’ a casa. Il Pontefice è naturalmente molto legato all’America Latina e non soltanto all’Argentina e a Buenos Aires, la città dov’è nato, ha quasi sempre vissuto (tranne brevi periodi) e dov’era convinto di ritornare dopo il Conclave del 2013…

Questa messa celebrata nella basilica di San Pietro, dunque, lo ha fatto “stare a casa” per un’ora abbondante, grazie alla partecipazione di fedeli da ogni Paese del Centro e Sud America e grazie anche ai canti della storica Misa Criolla del compositore argentino Ariel Ramirez, la “messa creola” popolarissima in tutto il continente. La liturgia dedicata alla Vergine di Guadalupe, ricca di ritmi, bandiere e colori, è stata vista in televisione da quasi tutto il mondo centro e sud americano, ovvero 34 nazioni, 22 conferenze episcopali e, soprattutto, il 43 per cento dei cattolici del pianeta.

I fedeli aspettavano fin dall ’alba
Fin dalle prime ore del mattino, piazza San Pietro e le vie vicine erano piene di fedeli latinoamericani in attesa di partecipare alla messa presieduta dal primo pontefice loro conterraneo. E papa Francesco non ha fatto mancare i riferimenti alla loro terra comune. Nell’omelia l’ha chiamata la «nostra Patria Grande latinoamericana » e l’ha definita il «“continente della speranza”, perché da essa si attendono nuovi modelli di sviluppo che coniughino tradizione cristiana e progresso civile, giustizia e equità con riconciliazione, sviluppo scientifico e tecnologico con saggezza umana», e anche «sofferenza feconda con gioia speranzosa».

Per papa Francesco «è possibile custodire questa speranza solo con grandi dosi di verità e di amore», che sono «fondamenti di tutta la realtà, motori rivoluzionari di un’autentica vita nuova». Nelle parole del Pontefice risalta il richiamo che ha voluto fare al Magnificat, il canto di lode elevato al Signore da Maria: «Il cantico mariano confessa che Dio si compiace nel sovvertire le ideologie e le gerarchie mondane. Innalza gli umili, viene in ausilio dei poveri e dei piccoli, colma di beni, benedizioni e speranze quelli che si fidano della sua misericordia di generazione in generazione, mentre abbatte ricchi, potenti e dominatori dai loro troni».

Dalla Vergine Maria alle beatitudini
Per Francesco, il Magnificat fa tutto questo «travolgendo i giudizi mondani, distruggendo gli idoli del potere, della ricchezza, del successo a tutti i costi, denunciando la autosufficienza e la superbia che allontanano da Dio». Il passaggio dai temi del Magnificat a quelli del Discorso della montagna (le Beatitudini che per Francesco sono la «sintesi primordiale del messaggio evangelico») è rapido.

Alla luce del Discorso della montagna, aggiunge Francesco, «ci sentiamo spinti a chiedere che il futuro dell’America Latina sia forgiato per i poveri e quelli che soffrono, per gli umili, per quelli che hanno fame e sete di giustizia, per i compassionevoli, per i puri di cuore, per quelli che lavorano per la pace, per i perseguitati a causa del nome di Cristo», perché, come si legge nel Vangelo di Matteo (5, 1-11), “di loro sarà il Regno dei cieli”.

Il tesoro più ricco dei popoli americani
Francesco ha anche ricordato l’apparizione della Vergine di Guadalupe, la cui devozione è alle origini del cattolicesimo latinoamericano: «Si presentò come la “perfetta sempre Vergine Santa Maria, Madre del vero Dio”». Maria, ha proseguito il Pontefice, «non solo ha visitato questi popoli, ma ha voluto rimanere con loro.

Per sua intercessione, la fede cristiana è iniziata a diventare il più ricco tesoro dell’anima dei popoli americani, la cui perla preziosa è Gesù Cristo: un patrimonio che si trasmette e manifesta fino a oggi nel battesimo di moltitudini di persone, nella fede, nella speranza e nella carità di molti, nella consapevolezza della dignità della persona umana, nella passione per la giustizia, nella solidarietà con i più poveri e sofferenti, nella speranza a volte contro ogni speranza». E, aggiungiamo noi, in Francesco, il papa venuto proprio da lì, “quasi alla fine del mondo”.

Curiosità:la storia straordinaria dell’indio Juan Diego e della Signora di Guadalupe 
Quando l’indio Juan Diego incontrò sul colle di Tepeyac, presso Città del Messico, la Signora meticcia che gli chiese di far costruire lì un tempio in suo onore, non poteva immaginare che, da allora, milioni di persone si sarebbero recate su quella altura e la Signora sarebbe divenuta patrona dell’America Latina.

Era il 9 dicembre 1531. Tre giorni dopo, il 12 dicembre appunto, Juan Diego fu protagonista di un altro prodigio. Distese sul pavimento del vescovado di Città del Messico la sua “tilma” – il suo mantello – e da esso uscirono fiori straordinari, fuori stagione, mentre vi si imprimeva l’immagine della Signora di Guadalupe, un evento che la scienza non ha mai spiegato.

La “tilma” (due teli di fibra d’agave cuciti insieme) presenta l’immagine di una Madonna dalla carnagione scura, alta 143 centimetri e circondata da raggi di sole, con la luna sotto i piedi. È un’immagine “acheropita”, cioè non dipinta da mano umana. Un esame ai raggi infrarossi ha dimostrato che i colori non sono dipinti: paiono galleggiare a tre decimi di millimetro di distanza dalle fibre; il tessuto non si è mai consumato e un lembo toccato da un acido (alla fine del Settecento) non si corrose: le macchie svanirono. La Madonna indossa una tunica con fiocchi viola all’altezza del ventre: nel mondo azteco indicavano la gravidanza, e un medico, dopo avere auscultato l’immagine, ha detto di aver sentito un battito simile a quello di un feto umano.

di Tiziana Lupi

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