Francesco festeggia i 50 anni della Messa in italiano

11 marzo 2015 Foto e video story

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Il Santo Padre durante la messa alla parrocchia di Ognissanti, 07/03/2015 (credits: Getty Images)

Il Santo Padre durante la messa alla parrocchia di Ognissanti, 07/03/2015 (credits: Getty Images)

Via Appia Nuova, a Roma, il sabato è sempre affollata. È una delle strade dello shopping del quartiere popolare di San Giovanni e, sin dal mattino, la gente passeggia chiacchierando, buttando un occhio alle vetrine dei negozi ed entrando nei bar per un caffè. Una specie di “rito”, insomma, che si consuma ogni fine settimana. Sabato scorso, però, in via Appia di rito se ne è tenuto un altro. Uno vero, questa volta: alle 18, infatti, papa Francesco ha celebrato la messa nella parrocchia di Ognissanti, fondata da san Luigi Orione e retta dai padri Orionini.

Tantissimi i presenti nonostante il freddo
Lo ha fatto in occasione di un doppio anniversario: il 75° della morte del fondatore della parrocchia e il 50° della prima messa in lingua italiana, celebrata proprio qui da Paolo VI, il 7 marzo 1965, secondo le nuove norme del Concilio Vaticano II. Proprio per questo, Francesco ha celebrato con la stessa pisside (il contenitore usato per conservare le ostie consacrate), lo stesso leggio e gli stessi candelabri utilizzati da Paolo VI.

Ad attenderlo ha trovato un folla di fedeli formata non solo dai parrocchiani ma anche da tanti rappresentanti del mondo orionino, provenienti da Roma e da tutta Italia. Tutti quelli che non hanno trovato posto in chiesa, erano nel cortile e hanno seguito la messa su un maxischermo: «Fa freddo, eh?»  ha scherzato con loro il Papa, prima di lasciare via Appia per tornare in Vaticano, «Siete coraggiosi qui. Avete pregato alla messa, tutti insieme, questo ci dà forza nella Chiesa».

“Dobbiamo sempre andare in avanti”
Poi, riferendosi alla riforma conciliare che ha sostituito l’uso del latino con le lingue parlate, ha aggiunto: «È stato proprio un gesto coraggioso della Chiesa avvicinarsi al popolo di Dio, perché possa capire bene quello che fa. E non si può andare indietro, dobbiamo andare sempre avanti e chi va indietro sbaglia». Anche durante l’omelia, Francesco aveva parlato della liturgia che deve «essere in sintonia con ciò che noi viviamo nella nostra esistenza».

“Quaresima, tempo di rinnovamento”
Per il Pontefice «l’atteggiamento di tanti cattolici» è quello di chi «va in chiesa solo per osservare un precetto, per sentirsi a posto con un Dio che, poi, non deve “disturbare” troppo». Invece, «il discepolo di Gesù va in chiesa per incontrare il Signore e trovare nella sua grazia, operante nei Sacramenti, la forza di pensare e agire secondo il Vangelo. Non possiamo illuderci di entrare nella casa del Signore e “ricoprire”, con preghiere e pratiche di devozione, comportamenti contrari alle esigenze della giustizia, dell’onestà o della carità verso il prossimo.

Non possiamo sostituire con “omaggi religiosi” quello che è dovuto al prossimo, rimandando una vera conversione». Una conversione che, nella Quaresima che stiamo vivendo, trova per Francesco «il tempo favorevole. È il tempo del rinnovamento interiore, della remissione dei peccati, il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire il Sacramento della penitenza e della riconciliazione, che ci fa passare dalle tenebre del peccato alla luce della grazia e dell’amicizia con Gesù».

di Tiziana Lupi

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