Francesco fa arrestare il nunzio pedofilo

7 ottobre 2014 Foto e video story

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Sul volo di ritorno dalla Terra Santa il Papa ha paragonato la pedofilia alle messe nere: «Un sacerdote che compie un abuso tradisce il corpo del Signore», ha detto (credits: Getty Images)

Sul volo di ritorno dalla Terra Santa il Papa ha paragonato la pedofilia alle messe nere: «Un sacerdote che compie un abuso tradisce il corpo del Signore», ha detto (credits: Getty Images)

La dichiarazione di guerra papa Francesco l’aveva pronunciata il 7 luglio scorso, celebrando la Messa per un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero: «Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare».

Bergoglio aveva anche chiesto pubblicamente scusa per questi scandali: «Chiedo perdono per i peccati di omissione da parte dei
capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da famigliari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazione di rischio».

Il Codice penale modificato dal  Papa
Poche settimane dopo essere stato eletto, l’11 luglio 2013 papa Francesco ha modificato il codice penale e il codice di procedura penale in vigore nello Stato della Città del Vaticano introducendo norme assai più severe in tema di abusi sui minori e possesso di materiale pedopornografico, con pene che vanno da 8 a 20 anni di carcere che si applicano ai reati commessi dai cittadini della Santa Sede anche dai diplomatici in servizio, come il nunzio polacco Jozef Wesolowski.

Amico di Giovanni Paolo II, una lunga carriera diplomatica alle spalle, Wesolowski è stato arrestato dalla gendarmeria pontificia, su richiesta di papa Francesco, il 23 settembre scorso. Lo scandalo è scoppiato oltre un anno fa a Santo Domingo, dove l’arcivescovo polacco prestava servizio come rappresentante diplomatico del Papa dal 2008. Le prove contro Wesolowski sarebbero schiaccianti: lo accusa apertamente un diacono, Francisco Javier Occi Reyes, che alla polizia ha confessato di aver procurato al nunzio bambini e adolescenti per rapporti sessuali. Ma ci sono anche le testimonianze dei gestori di locali lungo la costa che hanno dichiarato di aver riconosciuto l’arcivescovo mentre adescava i minori, c’è un ampio reportage sulla vicenda scritto da una giornalista locale, Nuria Piera, e ci sarebbero infine migliaia di fotografie e filmati pedopornografici rinvenuti nei computer dell’ecclesiastico.

L’arcivescovo ha fatto ricorso
Una vicenda drammatica di violenze e sfruttamento, che i vescovi di Santo Domingo hanno denunciato a papa Francesco. Il Santo Padre ha sollevato Wesolowski dall’incarico il 21 agosto 2013 e lo ha richiamato a Roma per sottoporlo a processo penale amministrativo canonico. La Congregazione per la dottrina della fede ha giudicato il nunzio colpevole e nel giugno scorso lo ha condannato alla pena più grave: la riduzione allo stato laicale, cioè non è più prete.

Ma l’arcivescovo ha fatto ricorso e l’appello, dinanzi all’ex sant’Uffizio, si terrà entro la fine di ottobre. Nel frattempo il presule è rimasto a Roma, abitando presso la Casa internazionale del clero (lo stessa residenza dove era stato Bergoglio prima del Conclave). Poi, dopo la condanna, si è trasferito in un luogo più ritirato: l’abbazia benedettina presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, in zona extraterritoriale. Proprio lì è stato raggiunto dalla convocazione del promotore di giustizia, Gian Piero Milano, che il 23 settembre gli ha chiesto di presentarsi dinanzi al tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Alle tre del pomeriggio Wesolowski era nell’ufficio del magistrato nel piccolo tribunale che si trova a due passi da Casa Santa Marta, dove vive il Pontefice.

Con sua grande sorpresa il nunzio polacco si è visto notificare un’ordinanza di arresto per abusi sessuali e possesso di materiale pedopornografico. Contestualmente gli è stato assegnato un avvocato d’ufficio. Il presule ha fatto presente di avere problemi di salute, attestati da documentazione medica, perciò gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. A questo scopo, affinché non lasciasse la Città del Vaticano, gli è stato messo a disposizione un piccolo alloggio nel Collegio dei penitenzieri, alle spalle del tribunale vaticano. L’arresto di un arcivescovo in Vaticano è un gesto senza precedenti. Un segnale fortissimo che papa Francesco ha voluto inviare alla Chiesa e al mondo per l’impegno nella lotta contro la pedofilia.

Così il Pontefice argentino ha mantenuto quanto aveva promesso: tolleranza zero per gli abusi sui minori e nessun favoritismo o copertura, nemmeno per gli ecclesiastici di rango come Wesolowski. Il presule polacco ora vive sotto sorveglianza nel Collegio dei penitenzieri in attesa che si svolga il processo canonico d’appello e si apra il nuovo procedimento penale dinanzi al tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

La gendarmeria continua le indagini
Nel frattempo la gendarmeria vaticana, guidata dal comandante Domenico Giani, sta raccogliendo le prove a carico del nunzio in vista del processo penale. L’autorità giudiziaria del Vaticano ha già ricevuto da Santo Domingo il fascicolo con le prove raccolte dalla polizia dell’isola sull’arcivescovo (ci sarebbero anche le testimonianze di alcuni bambini abusati dall’ecclesiastico). Ma i gendarmi vaticani proseguiranno con interrogatori e indagini propri per ricostruire i comportamenti e le azioni del presule anche negli altri Paesi in cui ha prestato servizio o dove si è recato in visita.

Intanto la Polonia ha aperto un procedimento penale a carico del nunzio, ma per il momento non ha chiesto l’estradizione. Con questo gesto clamoroso il Pontefice ha voluto ribadire con chiarezza che la pedofilia non è solo un peccato gravissimo di fronte a Dio, ma anche un crimine di fronte agli uomini e pertanto non va punito solo con la legge canonica, ma anche con la legge penale fino ad arrivare alla misura più severa, cioè la pena del carcere.

Il Papa in Vaticano è un monarca assoluto
Papa Francesco non è soltanto «Sommo pontefice della Chiesa universale», come recita l’Annuario pontificio (l’elenco ufficiale delle cariche e delle funzioni ricoperte nella Curia romana), ma è anche «Sovrano dello Stato della Città del Vaticano». Una sorta di monarca assoluto, insomma, al quale fanno capo il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Mitigato tuttavia dalle norme del Codice di Diritto canonico e dalle leggi della Città del Vaticano emanate dal Papa e dai suoi predecessori.

Per queste ragioni il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha spiegato che l’arresto di Jozef Wesolowski «è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore». Non si tratta di un provvedimento discrezionale, perché era previsto dalle norme penali del Vaticano, ma è stato Francesco stesso a chiedere che si procedesse senza ulteriori indugi per scongiurare anche un eventuale pericolo di fuga da parte dell’arcivescovo accusato e per dare un segnale chiaro a tutta la Chiesa.

(credits: Getty Images)

monsignor Jozef Wesolowski (credits: Getty Images)

Jozef Wesolowski Chi è un nunzio

A norma del canone 363 del Codice di Diritto canonico, il «nunzio apostolico» è un ambasciatore del Papa chiamato a rappresentarlo stabilmente presso le Chiese particolari, gli Stati e le autorità pubbliche. Fa capo al Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e al Segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti.

 

 

 

 

(credits: Getty Images)

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Che succede ora
Nelle prossime settimane la gendarmeria vaticana dovrà raccogliere le prove per il processo a carico di monsignor Jozef Wesolowski sotto il controllo del «promotore di giustizia» del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano. Poi Milano deciderà se chiedere il rinvio a giudizio. Il processo sarà celebrato alla fine del 2014 o all’inizio del 2015. Il nunzio sarà giudicato dal Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre. Wesolowski rischia fino a sette anni di carcere più eventuali aggravanti. Se condannato, contro la sentenza di primo grado potrà ricorrere alla Corte d’appello e alla Corte di Cassazione vaticana.

La pena dovrà essere scontata in Vaticano, in carcere o ai domiciliari. Nel frattempo si sarà anche concluso il processo penale amministrativo canonico, per il quale è stato condannato alla dimissione dallo stato clericale. Se la condanna sarà confermata anche dalla «feria quarta», la riunione dei cardinali della Congregazione che funge da corte d’appello, Wesolowski non sarà più sacerdote, decadrà pertanto dal titolo di arcivescovo e perderà la cittadinanza vaticana.

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Il cardinal Walter Kasper (credits: Getty Images)

Kasper: “La legge è uguale per tutti”.
«C’è stato un tempo nel quale si sono protetti i sacerdoti. Ora si guardano le cose dalla parte delle vittime, dobbiamo farlo. Questo è il cambiamento della Chiesa: considerare ciò che accade secondo la prospettiva delle vittime». Il cardinale Walter Kasper (81 anni)  è uno dei collaboratori più apprezzati da papa Francesco. Bergoglio ha voluto che fosse Kasper, di fronte all’intero collegio dei cardinali, a tenere una relazione sulle sfide della famiglia e sul problema dei divorziati risposati.

Ma Kasper è un teologo che è stato tenuto in grande considerazione anche da Benedetto XVI. Sulla lotta alla pedofilia non fa sconti pure di fronte al clamoroso arresto di un arcivescovo in Vaticano, un evento mai accaduto fino a ora: «Non ci devono essere privilegi, la legge civile vale per tutti, perché non dovrebbe valere per un vescovo

E Francesco rimuove anche Livieres Plano, vescovo del Paraguay
Il 25 settembre papa Francesco ha sollevato dall’incarico monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, vescovo dal 2004 di Ciudad del Este in Paraguay. Un gesto che va oltre il problema degli abusi sessuali e riguarda, più che altro, il conflitto che si era aperto tra Livieres Plano, i fedeli, il clero della diocesi e gli altri vescovi del Paraguay. Il vescovo era assai criticato sia per gli attacchi contro la Teologia della liberazione sia per l’apertura di un seminario per la formazione dei preti ispirato a uno stile molto tradizionalista. Livieres Plano era attaccato anche per avere nominato vicario generale della diocesi (cioè suo braccio destro) un sacerdote argentino, Carlos Urrutigoity, che nel 2002 era stato accusato di abusi sessuali negli Stati Uniti.

Prima di prendere questa decisione il Pontefice ha inviato in Paraguay due «visitatori apostolici», cioè due prelati di fiducia chiamati a svolgere delle indagini: il cardinale Santos Abril y Castello, arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, e monsignor Milton Luis Troccoli Cebelio, vescovo ausiliare di Montevideo. Dopo queste visite, prima è stato rimosso monsignor Urrutigoity e ora monsignor Rogelio Livieres Plano.  Una decisione, ha spiegato il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, «ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay».

Abusi sui minori: due vescovi ancora sotto inchiesta
Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato nei giorni scorsi in Vaticano, non è l’unico vescovo a essere finito sotto inchiesta presso la Congregazione per la dottrina della fede per abusi contro i minori. L’ex sant’Uffizio attualmente sta giudicando anche il vescovo cileno Marco Antonio Ordenes Fernandez (50 anni), a cui la Congregazione ha già proibito di esercitare il ministero. Alla guida della diocesi di Iquique dal 2006 al 2012, Ordenes era stato il più giovane vescovo della Chiesa del Cile, molto noto e apprezzato per le sue omelie e per la sua attività pastorale. Ora si attende il processo anche dinanzi al tribunale cileno. All’attenzione della Congregazione per la dottrina delle fede c’è poi il caso di monsignor Gabino Mirando Melgarjo (54 anni),  vescovo ausiliare di Ayacucho in Perù dal 2004 al 2013, che è stato dimesso dallo stato clericale nel luglio 2013 anch’egli per abusi su minori.

di Ignazio Ingrao

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