Francesco esorta i giudici alla moralità

28 giugno 2014 Foto e video story

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Al Csm spetta il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura (credits: Getty images)

Al Csm spetta il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura (credits: Getty images)

 

La Sala Clementina è il luogo destinato ai ricevimenti ufficiali, ai discorsi istituzionali e ha ospitato l’incontro di papa Francesco con i membri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm): ovvero l’organo di autogoverno dei giudici e dei magistrati italiani. Qui, in questa sala realizzata nel XVI secolo in onore di Clemente I, ricoperto di affreschi rinascimentali e opere d’arte preziose, le parole del Papa sembrano avere una rilevanza ancora maggiore e risuonano come un potente richiamo alla responsabilità.

“La prima virtù è la prudenza”
Francesco lo dice, subito dopo essersi scusato per il malore che la scorsa volta lo ha costretto a rimandare questa udienza: il compito affidato al Csm è, e deve essere, al servizio della Nazione, per il bene della società. Alle 280 persone presenti il Papa spiega con tono deciso quale sia innanzitutto la virtù specifica del giudice: la prudenza. Essa, insiste «non è una virtù per restare fermo. Non vuol dire: io sono prudente e quindi sono fermo, no! È una virtù di governo, una virtù per portare avanti le cose, la virtù che inclina a ponderare con serenità le ragioni di diritto che debbono stare alla base del giudizio».

Alle fondamenta della prudenza sta, dunque, la capacità di dominare «il proprio carattere, le proprie vedute personali e convincimenti ideologici». Questo perché dal giudice dipendono decisioni importanti che incidono non solo sui diritti o sui beni dei cittadini, ma molte volte sulla loro stessa esistenza. Se la prudenza è un’attitudine propria di ogni giudice, una linea fondamentale per fare bene il suo lavoro, è anche vero – prosegue Francesco – che ogni Paese ha norme e leggi che consentono di tutelare la libertà  e l’indipendenza del magistrato, affinché possa rispondere in modo adeguato all’incarico che la società gli affida: mantenendo imparzialità, obiettività e rispondendo alla voce di una coscienza «indefettibile» cioè retta, integra, senza difetti e fondata sui valori fondamentali.

«La società italiana » esorta il Santo Padre «si aspetta molto dalla magistratura, specialmente nell’attuale contesto… Sia vostro impegno non deludere le legittime attese della gente. Sforzatevi di essere sempre più un esempio di integra moralità per l’intera società». Poi, come spesso fa, perché le sue parole e i suoi ammonimenti assumano corpo, Francesco propone due  modelli «di grande valore» a cui i giudici possono ispirarsi.

L’esempio di due giudici
Il primo esempio è Vittorio Bachelet che guidò il Csm in tempi di grandi difficoltà e cadde vittima della violenza dei cosiddetti “anni di piombo”. Il secondo è Rosario Livatino, ucciso dalla mafia, del quale è in corso la causa di beatificazione. «Essi» dice il Papa «hanno offerto una testimonianza esemplare dello stile proprio del fedele laico cristiano: leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana».

Che cosa è il CSM
Il Consiglio Superiore della Magistratura (abbreviato in Csm) è l’organo di governo della magistratura, che in questo modo mantiene la sua autonomia (prevista dalla Costituzione) rispetto al Governo e al Parlamento. È composto da 27 membri, tre dei quali sono “fissi” (il presidente della Repubblica, che lo guida, e il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione), 16 sono magistrati e otto sono eletti dal Parlamento.

di Cecilia Seppia

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