Francesco e la speranza cristiana

28 ottobre 2014 Foto e video story

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(credits: Agf)

Gli sbandieratori e i musici di Carovigno, Brindisi, accolgono il Santo Padre sul sagrato in abiti rinascimentali (credits: Agf)

Erano attesi in 30mila. E invece all’udienza generale di mercoledì in piazza San Pietro sono arrivati in 55mila, quasi il doppio. È l’“effetto Bergoglio”, come dicono tutti. Un’onda di entusiasmo che in questa occasione “obbliga” Francesco, all’ingresso in piazza, a un giro in papamobile di mezz’ora, più lungo del solito. La prima sosta è da una ragazzina malata di cancro. Il Papa la nota, la guarda e fa fermare l’auto per andare ad abbracciarla ben oltre le transenne. Lei sorride e lo ringrazia: «Grazie che ti sei fermato da me!». E poi continua il giro…

Tra applausi, regali, striscioni, cori e immancabili sorsi di mate, la bevanda “del cuore” del Papa, il Pontefice arriva al sagrato. Qui viene accolto da due file di sbandieratori e musici in abiti rinascimentali, i Carvinati di Carovigno (Brindisi), che donano a Francesco il loro stendardo, la Rosa Mistica simbolo della Madonna, cucita a mano con pezzi di stoffa multicolore.

Oggi Francesco parla di cose cruciali
Nella catechesi di oggi Francesco continua a parlare della Chiesa, e in particolare si sofferma su quale sia il suo destino ultimo, su cosa ne sarà alla fine… E anche su cosa sarà dell’umanità intera, alla fine. Argomenti cruciali, pesanti: oggi le parole del Santo Padre vogliono scuotere i fedeli, soprattutto quei cattolici che vivono la fede in modo tiepido. Il messaggio di Francesco è forte: «La speranza cristiana non è ottimismo, ma un’attesa fervente e appassionata di Gesù, che tornerà ad aprire un’era senza più prevaricazioni e distinzioni», e già da queste parole si inizia a capire che cosa ci aspetta.

Il Papa poi cita san Paolo e ciò che l’Apostolo scrisse ai cristiani di Tessalonica (l’odierna città greca di Salonicco) che chiedevano rassicurazioni sulla vita dopo la morte: “E così per sempre saremo con il Signore”. «Sono parole semplici, ma con una densità di speranza tanto grande!», dice il Santo Padre, che poi – come ama fare – “interroga” i pellegrini: «Credete voi questo?». La risposta che giunge dalla piazza non soddisfa Francesco: «Mi sembra di no…», prosegue. «Credete?», domanda di nuovo. Non contento, fa ripetere la frase “E così per sempre saremo con il Signore” per ben tre volte: è il suo modo consueto per incidere nei cuori delle persone quello che non è soltanto un concetto importante della fede, ma una verità. Ecco che cosa sarà di ciascuno di noi, di tutto il Popolo di Dio, ecco cosa dobbiamo attenderci: abitare con il Signore.

Papa Bergoglio sceglie poi un’immagine contenuta nel libro biblico dell’Apocalisse, per parlare dell’«incontro finale». In questo momento supremo il popolo di Dio viene descritto come una «Gerusalemme nuova» che raggiunge il suo amato (Cristo) nello stesso modo in cui fa una sposa. E «non è solo un modo di dire», puntualizza: «saranno delle vere e proprie nozze! Sì, perché Cristo, facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una cosa sola con lui, con la sua morte e la sua resurrezione, ci ha davvero sposato e questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia».

Tutte le genti e tutti i popoli insieme
A questo punto il Pontefice chiarisce un’altra cosa della Chiesa: come la “Gerusalemme nuova”, essa «è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza umana. Che bello poter già contemplare, secondo un’altra immagine quanto mai suggestiva dell’Apocalisse, tutte le genti e tutti i popoli radunati insieme in questa città come in una tenda, la Tenda di Dio!», cioè un luogo dove non ci sono recinti, barriere, divisioni di alcun tipo: «Saremo tutti una cosa sola in Cristo». Insomma, afferma Francesco, dopo la morte non ci aspetta uno scenario catastrofico, «ma inaudito e meraviglioso».

Il Papa, però, sente che resta un dubbio e si chiede: «Siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza? O piuttosto siamo stanchi e rassegnati? Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore, oppure appaiono anch’esse stanche, intorpidite, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Stiamo attenti! ». Insomma, per il Santo Padre  ognuno ha il compito di vivere nella speranza, mentre il compito della Chiesa è mantenere accesa questa speranza, «perché possa continuare a risplendere come segno sicuro di salvezza». In conclusione, Francesco torna di nuovo sulla frase iniziale e incalza: «Non dimenticatevi, mai dimenticare che “così per sempre saremo con il Signore!”. Lo ripetiamo? Tre volte in più?». La folla applaude per poi ripetere spontaneamente ancora una volta queste poche ma fondamentali parole.

Che cos’è la Gerusalemme nuova?
Nel libro dell’“Apocalisse” la Gerusalemme Nuova è descritta come la dimora di Dio tra gli uomini, ovvero il risultato finale della storia della salvezza. È detta anche “città santa” ed è indicata come sposa di Gesù, perché la sposa raffigura al meglio giovinezza e purezza. È una Gerusalemme “nuova” rispetto a quella “antica” descritta nel Vecchio Testamento, abitata dai pagani e simbolo del male e della ribellione. È un’opera di Dio, non è costruita dall’uomo. La sua principale caratteristica è la luce, la luminosità. È un Paradiso ritrovato, una casa enorme con mura, porte, atrii, fiumi e alberi intorno, preparata pergli eletti, cioè i redenti da Cristo, che qui potranno vivere in comunione perfetta con Dio.

 

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