Francesco e gli anziani

19 marzo 2015 Foto e video story, Gallery

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Una “staffetta” di zucchetti così intensa come quella avvenuta mercoledì scorso all’udienza generale papa Francesco non se l’aspettava. Eppure  come i lettori di Il mio Papa sanno bene – lo scambio degli zucchetti ormai è consuetudine nei suoi incontri pubblici… Ma sei scambi in un solo giro di papamobile hanno spinto il Santo Padre a dire, con l’ironia che lo contraddistingue, «Oggi si sono messi d’accordo, eh!?».

La catechesi, come Francesco aveva anticipato la scorsa settimana, riguarda ancora i nonni. Questa volta, però, il Papa non mette l’accento sul rifiuto e l’abbandono di cui spesso essi sono vittime, ma sul valore e l’importanza del loro ruolo nella famiglia. «Lo faccio», ammette subito Francesco, «immedesimandomi in queste persone, perché anch’io appartengo a questa fascia di età», tanto che, aggiunge, «quando sono stato nelle Filippine, il popolo filippino mi salutava dicendo “Lolo Kiko”, cioè nonno Francesco». Dopo aver scherzato un po’,entra nel cuore del discorso. «L’anzianità contiene una grazia e una missione, è una vera vocazione» e non «il momento per tirare i remi in barca», dice.

La storia simbolo di Anna e di Simeone
È anche vero, però, che questa età è particolare e che la società «non è pronta a dare a questa fase della vita il suo pieno valore», ma non bisogna perdersi d’animo, bisogna “inventarsi” il modo più giusto per vivere la vecchiaia e anche la Chiesa in questo deve fare la sua parte.

Sì ma come? Il Papa ricorre a una delle tante immagini presenti nella Bibbia: la storia di Simeone e Anna, due anziani straordinari che hanno passato tanti anni ad aspettare la venuta di Dio, con grande fedeltà. Facevano in pratica solo quello, aspettavano e pregavano. E proprio quando forse si erano rassegnati a morire prima che questo incontro potesse avvenire, ecco che trovano Gesù nel tempio e scoprono una nuova forza per un nuovo compito: “Rendere grazia e rendere testimonianza”.

Ecco l’invito per tutti gli anziani: pregare sempre e soprattutto, se si ha tanto tempo a disposizione, diventare «poeti della preghiera», perché la loro supplica a Dio «è un grande dono per la Chiesa, è una ricchezza», oltre che «un’iniezione di saggezza per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, presa e distratta ».

E su questo Francesco chiama in causa anche la volontà del suo predecessore Benedetto XVI che «ha scelto di passare nella preghiera e nell’ascolto di Dio l’ultimo tratto della sua vita». Ma gli anziani sono anche testimoni di fedeltà coniugale e possono essere un esempio per i tanti giovani che oggi si stancano presto e pensano che sia impossibile vivere con la stessa persona per 60, 70 anni…

La vita senza amore è una vita arida
Quindi Francesco tira le somme: «Noi (il Papa ribadisce la sua “appartenenza” al gruppo, ndr) possiamo ringraziare il Signore per i benefici ricevuti e riempire il vuoto dell’ingratitudine che lo circonda.

Possiamo intercedere per le attese delle nuove generazioni e dare dignità alla memoria e ai sacrifici di quelle passate. Noi possiamo ricordare ai giovani ambiziosi che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai paurosi che l’angoscia del futuro può essere vinta e insegnare a quelli troppo innamorati di se stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere».

Poi, però, dà anche un avvertimento ai più vecchi: non chiudersi nel risentimento e nell’egoismo. «Com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza » nota il Papa «che disprezza i giovani e non comunica una sapienza di vita!.. Le parole dei nonni, invece, hanno qualcosa di speciale per i giovani».

Nel ricordo della amata nonna Rosa
E qui il Pontefice ci dona un tenero ricordo di sua nonna Rosa:  «Le parole che mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale le porto ancora con me, sempre nel breviario e le leggo spesso e mi fanno bene».

Il Santo Padre conclude con una preghiera che somiglia a un desiderio: «Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! E questo è quello che oggi chiedo al Signore.

Santa Teresa nel convento eretto a suo nome nel 1636 ad Avila, Spagna (credits: Getty Images)

Un’immagine di Santa Teresa nel convento eretto a suo nome nel 1636 ad Avila, Spagna (credits: Getty Images)

Curiosità: la reliquia di Santa Teresa
Il Papa dopo l’udienza ha benedetto il bastone originale di santa Teresa d’Avila, in legno con l’estremità ricurva, portato in una teca di vetro da quattro frati carmelitani che da ottobre del 2014 hanno accompagnato la reliquia in un percorso attraverso 30 paesi dei cinque continenti.
Il pellegrinaggio si chiama “Cammino della Luce”.

Insieme a loro anche 50 pellegrini della diocesi di Ávila terra natale della santa di cui il 28 marzo ricorre il quinto centenario della nascita. Teresa, proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI è stata una delle figure più importanti della riforma cattolica; ha fondato monasteri in diversi luoghi della Spagna e in diversi Paesi.

di Cecilia Seppia

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