Francesco e il “discorso sul pugno”

12 gennaio 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Oltre tre quarti d’ora di intervista a tutto campo con i giornalisti che sono con lui in aereo da Colombo a Manila nel suo intenso viaggio in Estremo Oriente. Francesco appare un po’ stanco per il ritmo intensissimo delle giornate, ma è disponibile e non si sottrae a nessuna domanda. Un giornalista francese richiama  l’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo e chiede al Papa se, a suo avviso, ci sono dei limiti da porre alla libertà di espressione nel rispetto della libertà religiosa.

Francesco risponde senza mezzi termini: «Credo che tutte e due siano diritti umani fondamentali: la libertà religiosa e la libertà di espressione. Ognuno ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere. Non si può offendere, fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. Questa è una aberrazione. Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione».

D’altro canto «ognuno non solo ha la libertà, ma ha anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. Ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri (responsabile dell’organizzazione dei viaggi del Papa, ndr) grande amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale! Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede.

Tanta gente che sparla delle religioni, le prende in giro: diciamo “giocattolizza” la religione degli altri. Questi provocano e può accadere quello che accade se il dottor Gasbarri dice qualcosa contro mia mamma. C’è un limite. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana. E io non posso prenderla in giro. Ho preso questo esempio per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti come quello su mia mamma».

La rosa di Santa Teresina di Lisieux
Il mio Papa, presente sull’aereo papale e incaricato di porre una domanda a nome dei giornalisti italiani, chiede al Papa se è preoccupato per la sua incolumità e quella dei fedeli che partecipano alle celebrazioni, viste le minacce dei terroristi islamici. Bergoglio scherza sulla sua «incoscienza», ma ammette di essere preoccupato per i fedeli e spiega che per questo si tiene in stretto contatto con i responsabili della sicurezza vaticana:

«Sempre, per me, il miglior modo di rispondere è la mitezza. Essere mite, umile – come il pane - senza fare aggressioni. Io sono qui, ma c’è gente che non capisce questo. Poi, sulle preoccupazioni: a me preoccupano i fedeli, davvero, questo mi preoccupa. E su questo ho parlato con la Sicurezza vaticana”. Questo mi preoccupa, preoccupa parecchio.

Ho paura? Lei sa che io ho un difetto: una bella dose di incoscienza. Sono incosciente in queste cose. Alcune volte mi sono fatto la domanda: se accadesse questo a me? E ho detto al Signore: Signore, soltanto ti chiedo una grazia, che non mi faccia male. Perché non sono coraggioso davanti al dolore, sono molto molto timoroso, ma non di Dio. Ma so che si prendono le misure di sicurezza, prudenti ma sicure. Poi, vediamo».

Bergoglio riceve in dono da una giornalista, Caroline Pigozzi del settimanale francese Paris Match, un quadro che raffigura santa Teresina di Lisieux e confida: «Io ho l’abitudine, quando non so come vanno le cose, di chiedere a Santa Teresina del Bambin Gesù di prendere lei in mano il problema. Le chiedo di inviarmi una rosa, e lo fa, alcune volte, ma in modo strano. E così ho chiesto anche per questo viaggio che mi prendesse la mano e mi inviasse una rosa. Ma invece di una rosa è venuta lei stessa a salutarmi. Grazie a Carolina, grazie tante a Teresina e a voi».

di Ignazio Ingrao

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