Francesco: “Cristiani, non chiudetevi in voi stessi”

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La papamobile è appena sbucata dall’Arco delle Campane e la gente già chiama Francesco da tutte le parti. «Che giro vuole fare, Santità?», chiede uno dei suoi per essere certo di come indirizzare l’auto bianca. «Tutto il giro, tutto!» risponde il Papa, pronto a un calorosissimo bagno di folla che arriva inaspettatamente fino ai margini più estremi di piazza San Pietro, a un palmo dalle transenne, lì dove ci sono i curiosi, i passanti, i pellegrini che non sono riusciti ad avere un biglietto, quelli che non credono, ma che, spesso, restano colpiti proprio da gesti come questi.

Durante il giro papa Bergoglio ha ricevuto regali di ogni tipo e benedetto oggetti, tra cui una statua di legno di un santo con la chierica. Ha anche bevuto il mate, stavolta più di un sorso. Tra i regali curiosi ricevuti ci sono le bellissime torte offerte da due donne pasticciere. Una è quadrata, l’altra a forma di cuore, rigorosamente al cioccolato (il Papa ne va ghiotto) e decorate con praline di zucchero argentate e della glassa bianca. Entrambe sono state accuratamente confezionate; su una c’è anche una lettera. Il Pontefice le prende in mano personalmente, sorride e ringrazia per il golosissimo dono.

Tra i fedeli, come al solito, spiccano gli argentini, ma ci sono anche molti albanesi, persino una delegazione in abiti tradizionali, e il motivo della loro presenza è chiaro, Francesco stesso al termine dell’udienza: «Domenica prossima», ha detto il Pontefice, «mi recherò in Albania. Ho deciso di visitare questo Paese perché ha tanto sofferto a causa di un terribile regime ateo e ora sta realizzando una pacifica convivenza tra le diverse componenti religiose… Chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera, per intercessione della Madonna del Buon Consiglio», patrona d’Albania.

Un vangelo sempre a portata di mano
Ecco che di nuovo nella sua catechesi il Papa parla della Chiesa, del suo essere «cattolica e apostolica ». Cattolica, chiarisce subito, significa universale, perché di fatto si estende da un confine all’altro della terra, perché insegna verità riconosciute e perché «parla tutte le lingue» grazie allo Spirito Santo, che ha preparato gli Apostoli durante la Pentecoste, a uscire dal Cenacolo, per far risuonare a tutti la Bella Notizia della salvezza e dell’amore di Dio.

«La Chiesa così è nata cattolica, cioè “sinfonica” fin dalle origini, e non può che essere cattolica, proiettata all’evangelizzazione e all’incontro con tutti», ha spiegato Francesco, che coglie l’occasione per ricordare che proprio perché la Parola di Dio è scritta e si legge in tutte le lingue, è necessario portare con noi sempre un Vangelo, anche piccolo, in tasca o nella borsa e durante la giornata leggerne un passo. «E torno sullo stesso, lo so!», ammette il Papa, «ma questo ci farà bene». Poi chiarisce anche il perché la Chiesa viene definita apostolica. «Se gli Apostoli fossero rimasti lì nel Cenacolo, senza uscire a portare il Vangelo, la Chiesa sarebbe soltanto la Chiesa di quel popolo, di quella città. Ma tutti sono usciti per il mondo».

La continuità con gli apostoli
E per questo la Chiesa è nata “in uscita”, cioè missionaria, proiettata all’evangelizzazione, aperta al mondo. «Gli apostoli sono andati e hanno fondato nuove chiese, hanno costituito nuovi vescovi e così in tutto il mondo, in continuità. Oggi tutti noi siamo in continuità con quel gruppo di apostoli». Dal momento che la Chiesa deve essere in uscita, ecco che arriva il monito del Santo Padre: «Non bisogna, però, mai chiudersi in se stessi, considerarsi gli eletti, gli unici destinatari della benedizione di Dio». Se i cristiani fanno questo, infatti, alla fine muoiono. «Muoiono», ripete Francesco, «prima nell’anima, poi nel corpo, perché non hanno vita, non sono capaci di generare altra vita, altri popoli: non sono apostolici».

Far parte di una Chiesa che è cattolica e apostolica comporta impegni importanti: primo tra tutti «prendersi a cuore la salvezza di tutta l’umanità»; poi, «non sentirsi indifferenti o estranei di fronte alla sorte di tanti nostri fratelli, ma aperti e solidali verso di loro». E ancora: «Avere il senso della pienezza, della completezza della vita cristiana, respingendo sempre le posizioni parziali, unilaterali, che ci chiudono in noi stessi».

La bellezza di essere missionari
Certo non sono compiti semplici quelli che attendono un cattolico, però, ricorda papa Francesco, sono tanti missionari santi che ci sono riusciti, tanti hanno lasciato la loro casa per andare ad annunciare il Vangelo. Infine, guardando la piazza negli occhi, Francesco confida quasi un desiderio: «Forse – dice – fra tanti giovani che sono qui ora, qualcuno ha voglia di diventare missionario: che vada avanti! È bello questo, portare il Vangelo di Gesù. Che sia coraggioso!». Al momento dei saluti il pensiero del Papa va ancora ai cristiani in Medio Oriente, poi il suo grazie ai volontari dell’Unitalsi per il lavoro a fianco dei disabili. Commovente, infine, l’incontro con un malato di Alzheimer.

di Cecilia Seppia

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