Francesco: “La cooperazione costruisca speranza”

15 marzo 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Le parole forti di papa Francesco sono sottolineate dal silenzio dell’Aula Paolo VI: «Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo. E allora, lo rovina e lo condanna. Lo rende un servo».

Ad ascoltarle ci sono settemila persone, ciascuna con un fazzoletto azzurro al collo: sono gli aderenti alla Confcooperative, l’associazione che proprio nel 2015 festeggia i 70 anni dalla sua ricostruzione; era nata nel 1919, ma, poi, fu sciolta durante il fascismo. Un incontro davvero memorabile, perché il Papa l’ha reso un’importante occasione per rivitalizzare, rianimare e dare slancio alla dottrina sociale della Chiesa.

Le coop, un grande tesoro dell a chiesa” 
Il suo discorso è una sorta di mini enciclica, che Bergoglio correda di importanti aggiunte a braccio. «Uno più uno fa tre»: è la frase, che ripete all’inizio e alla fine del discorso, per sintetizzare la forza delle cooperative che «sfidano tutto, anche la matematica. Per loro un fallimento è un mezzo fallimento». È un invito a lavorare insieme, a restare «un grande tesoro della Chiesa italiana».

Perché all’inizio della loro storia furono sacerdoti e parroci a fondare e a promuovere il movimento. E ancora oggi nelle diocesi si ricorre alla cooperativa per sopperire alla disoccupazione che mina la dignità dell’uomo. «“Tu cerchi lavoro? Vieni in questa ditta” – afferma il Papa - Undici ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. Ti piace? No? Vattene a casa”. È la fame che ci fa accettare quello che ci danno, il lavoro in nero».

Nel nome di Leone XIII e Papa Benedetto XVI 
Poi citando due grandi encicliche, la “Rerum Novarum” di Leone XIII e la “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI, Francesco ricorda l’importanza dell’economia del dono, capace di dar vita a imprese ispirate alla solidarietà.

Alla Confederazione delle cooperative chiede «fantasia creativa» per uscire da se stesse e raggiungere le periferie esistenziali, dove è possibile combattere la cultura dello scarto. Così davanti alle lacrime dei poveri, al numero crescente dei disoccupati, di fronte a chi non ha tutele nemmeno nel campo della salute, la ricetta di Bergoglio è chiara: bisogna «globalizzare la solidarietà».

Dinanzi alla platea, che riflette sulle sottolineature di Francesco e applaude con forza in alcuni momenti, il Papa suggerisce diverse prospettive. Afferma: «Le cooperative devono continuare a essere il motore che solleva la parte più debole della società civile». Deboli sono i giovani disoccupati, le donne che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche gli adulti che perdono prematuramente l’impiego.

Francesco simula un colloquio a un lavoratore: «“Tu che cosa sei?” – “Sono ingegnere”. “Quanti anni ha?” – “49”- “Non serve, vattene”». È uno spaccato vero e che fa male a molti. Un altro incoraggiamento è quello di realizzare nuove soluzioni per il benessere sociale. «Il  socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato: dev’essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme».

Sperimentare così vie nelle quali armonizzare lavoro e famiglia con le donne protagoniste; collaborare con altre organizzazioni per realizzare opere buone in modo da pagare «giusti salari ai lavoratori ».

“Il denaro sia gestito nel modo giusto”
È il denaro il punto delicato che Francesco affronta, come al solito, di petto. Ricorda che deve essere «a servizio della vita e può essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa. Se, però, è una cooperativa autentica, dove non comanda il capitale sugli uomini, ma gli uomini sul capitale».

Da qui l’invito a vigilare verso le false cooperative, «quelle che prostituiscono il proprio nome. Per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione», con finalità disonorevoli e immorali, «spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione. 

È una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare». L’orizzonte è, dunque, chiarissimo: promuovere l’economia dell’onestà, mettendo al centro il bene comune, collaborando con tutte le persone di buona volontà con le quali condividere i valori cristiani anche se non la si pensa allo stesso modo. Conclude Francesco con un accorato incitamento: «Andate avanti, coraggio: siate creatori, poeti, avanti!»

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Curiosità: Francesco riceve come regalo il vino della pace
Sono stati molti i doni che il Papa ha ricevuto dagli aderenti alla Confederazione delle cooperative, tra questi la bottiglia del “Vino della pace”, proveniente dalla Cantina Produttori Cormòns di Gorizia, fondata nel 1968, conta 150 soci con oltre 430 ettari di vigneti e una produzione annuale di 2,25 milioni di bottiglie.

La prima vendemmia del “Vino della Pace” è datata 1985, l’uva è coltivata nella “Vigna del mondo” dove da oltre 30 anni crescono più di 600 vitigni diversi provenienti da tutti i continenti. Ogni anno il “Vino della Pace” viene donato a tutti i Capi di Stato come messaggio di unità e fratellanza. I prodotti agroalimentari regalati al Papa sono stati donati a una casa di accoglienza indicata dall’Elemosiniere monsignor Konrad Krajewski.

Papa Leone XIII, Gioacchino Vincenzo Raffaelle Luigi Pecci (credits: Agf)

Papa Leone XIII, Gioacchino Vincenzo Raffaelle Luigi Pecci (credits: Agf)

 

Curiosità: che cosa dicono le encicliche citate da Papa Francesco
Papa Francesco, nel suo discorso, ha citato l’Enciclica di Leone XIII (nella foto) “Rerum Novarum”, la prima enciclica sociale della Chiesa promulgata nel 1891. Mise in luce la drammatica condizione di donne e bambini, impiegati nel mondo del lavoro ed espresse una ferma condanna del socialismo. Nell’enciclica si invitavano i padroni al rispetto dei diritti, gli operai all’osservanza dei propri doveri e al ripudio della lotta di classe.

Più recente l’Enciclica sullo sviluppo umano integrale: “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI pubblicata nel 2009, in piena crisi economica. Nel documento si evidenziano le distorsioni della finanza con la crescita delle disparità e si invocano cambiamenti verso un’economia più umana, secondo un principio di gratuità.

 

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