Francesco e la conferenza via web con i bambini

7 febbraio 2015 Foto e video story

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La conferenza del Papa è stata realizzata in Hangout (luogo di ritrovo), un programma di video-conversazione che funziona via Internet (credits: Getty Images)

La conferenza del Papa è stata realizzata in Hangout (luogo di ritrovo), un programma di video-conversazione che funziona via Internet (credits: Getty Images)

Quando c’è bisogno di dare una mano il Papa non si tira indietro. E questa mano che sporca di vernice verde per porre la sua impronta nel simbolo di Scholas Occurrentes che spicca su un pannello di mille colori è per i “suoiragazzi, per dire loro: io sono con voi, sostengo questo progetto e insieme possiamo costruire un mondo più bello…

Il progetto è quello di Scholas Occurrentes (in latino: scuole che si incontrano), una rete mondiale di scuole voluta da papa Bergoglio che giovedì 5 febbraio ha concluso, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, il quarto congresso mondiale. Evento finale è stata una videoconferenza cui hanno partecipato il Papa e sette ragazzini disabili in collegamento da tre continenti.

Per Francesco è stato un impegno graditissimo: ama parlare con i giovani di argomenti profondi e ama scherzare loro. E infatti, per chi ha assistito, è stato un pomeriggio indimenticabile e divertente l primo collegamento è con Isabel, 13 anni, non vedente di Madrid. Quando Francesco le chiede: «Hai qualche messaggio da affidarmi perché io lo trasmetta? », lei è prontissima: «Sì, è per la gente disabile: che non si arrenda, perché con un po’ di sforzo si può arrivare dove si vuole».

È poi la volta di Pedro, dodicenne brasiliano. Una malattia congenita lo ha mutilato dell’avambraccio destro e ha colpito le sue gambe, ma lui conta sulla tecnologia per andare in bicicletta e comunicare con gli amici attraverso il computer… La sua passione, comunque, è giocare a calcio come portiere, e quando il Papa gli domanda «E se ti fanno un gol cosa provi?», lui dà una lezione di vita: «Sono molto felice lo stesso, perché sto con i miei compagni!».

L’argentina Alicia, 16 anni, è affetta da sindrome di Down. Mostra fiera la sua videocamera ed è così appassionata di tecnologia da coinvolgere Francesco: «Senti, Papa», gli dice, «a te piace fare foto e scaricarle nel computer?». Francesco non si fa prendere in contropiede, ma dà una risposta che spiazza tutti per la sua sorridente onestà: «Soy un tronco … Que verguenza!», che dallo spagnolo possiamo tradurre «Io sono un disastro, che vergogna, eh!?». Alicia scoppia a ridere, e con lei tutta l’Aula del Sinodo.

Viene poi Elvira, anche lei argentina, appassionata di lettura e musica. Ama cantare e Violetta, la stella argentina amata dalle adolescenti, è la sua interprete preferita. Isaias, invece, è statunitense del Nebraska. Ha gravi difficoltà di apprendimento e lo dice subito: parla di una lotta quotidiana per «non perdere il passo». E chiede consiglio a Francesco: «Cosa fai quando devi affrontare qualcosa di difficile?». Il Santo Padre dà le sue “regole”: «Per prima cosa non  mi arrabbio. Poi cerco di trovare il modo di vincere la difficoltà, e se non posso superarla, persevero. Non dobbiamo mai spaventarci di fronte alle difficoltà: abbiamo solo bisogno di tempo per capire, intelligenza per trovare la via e coraggio, per andare avanti”.

L’indiano Manosh è sordo. È un patito del karate, ha visto tutti i film interpretati da Bruce Lee e parla del suo computer come di «un altro insegnante». Al Papa fa una domanda piuttosto impegnativa, vista l’occasione: «Come pensa che un’organizzazione come Scholas Occurrentes possa aiutarci?». E Francesco risponde: «Costruendo ponti ovviamente, comunicando, perché quando non si comunica si resta soli con i propri limiti». Per ultimo parla Bautista. È argentino di Buenos Aires ed è spavaldo: è un mago dei computer… Ma davanti al suo Papa non riesce a nascondere l’emozione. E neppure nasconde la sorpresa quando sente la risposta alla sua domanda «Papa, hai un tablet, un piccolo computer portatile?»: «No, non ce l’ho!», dice il Santo Padre.

C’è un messaggio per piccoli e grandi
Il messaggio che Francesco ha voluto dare a ciascuno di questi ragazzi (e a tutti quelli del mondo) è chiaro: aprire il proprio scrigno, perché dentro c’è un tesoro. «Se lo lasciamo chiuso», dice, «resta nascosto, ma se lo condividiamo,il tesoro si moltiplica. Dunque non nascondete il tesoro che ciascuno di voi ha!». Parlando del futuro, poi, Francesco ammette di «non avere la palla di vetro come le streghe», ma di avere una certezza, però: «Dire ragazzi è come dire futuro».

Con i partecipanti adulti al congresso (più di 250 persone: insegnanti, giornalisti, imprenditori…) il Santo Padre ha voluto invece riflettere sul «patto educativo» che oggi – ha notato – si è rotto perché istituzioni come la società e la famiglia che hanno il compito di trasmettere la cultura, l’educazione e i valori ai giovani, si tirano indietro e delegano agli insegnanti, che comunque hanno l’animo di fare bene il loro lavoro, sopperendo alle carenze, anche se mal pagati.

Ancora, il Papa parla di armonia tra tutto ciò che sembra diverso e distante, e ribadisce che Scholas Occurrentes cerca proprio di costruire un mondo migliore grazie anche alla comunicazione, creare ponti per raggiungere chi è più lontano, anche attraverso sport, scienza, tecnologia. Perché «non si tratta solo di cercare informazioni. Il linguaggio della testa non basta: Scholas vuole armonizzarlo con il linguaggio del cuore e delle mani».

L’incasso della partita del 1° settembre andrà a favore della Fondazione P.U.P.I. e di Scholas Occurrentes (credits: Getty Images)

L’incasso della partita del 1° settembre andrà a favore
della Fondazione P.U.P.I. e di Scholas Occurrentes     (credits: Getty Images)

Curiosità: che cosa sono le Scholas Occurrentes
Abbiamo già parlato di Scholas Occurrentes: con la Fondazione Pupi dell’ex calciatore Javier Zanetti, fu una delle due organizzazioni a cui andarono gli incassi della partita di calcio interreligiosa per la pace del 1° settembre 2014. Questa iniziativa è nata in Argentina nel 2000 per volere dell’allora cardinale Bergoglio, che istituì le “escuelas de vecinos”, scuole di quartiere per garantire l’istruzione e la cooperazione tra studenti e docenti.

Nel 2013, poi, sono nate le Scholas ccurrentes (scuole che s’incontrano,  che dialogano…), promosse dalla Pontificia Accademia delle scienze e fortemente volute dal Papa. Sono scuole che puntano a sostenere i ragazzi svantaggiati o disabili nell’educazione attraverso comunicazione e tecnologia. È una “rete” di 400mila istituti in 15 Paesi. L’ultimo progetto partito punta al coinvolgimento di un Paese africano: il Mozambico. Informazioni al sito www. scholasoccurrentes.org.

 

 

 

(credits: Getty Images)

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Curiosità 2 : Martin Fierro, eroe degli argentini
Francesco ha ricordato ai Paesi che aderiscono a Scholas Occurrentes di non trascurare mai le loro radici. «La cultura italiana non può rinnegare Dante come fondamento », ha detto. «Come la cultura argentina non può rinnegare Martin Fierro ». Ma chi è Martin Fierro? È il protagonista del poema epico “El gaucho Martin Fierro”, un classico fondamentale della letteratura argentina, scritto da José Hernandez, pubblicato nel 1872 e molto amato da papa Bergoglio, che spesso lo ha citato come riferimento per l’amore che ogni argentino dovrebbe provare per il suo Paese. Fierro è un gaucho (una sorta di cowboy delle praterie argentine) fiero e indipendente.

di Cecilia Seppia

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