Francesco: “Chi ama Dio rispetta l’ambiente”

1 agosto 2014 Foto e video story

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La visita del Papa a Caserta si è svolta in  due giorni: sabato 26 e lunedì 28 luglio (credits: Getty Images)

La visita del Papa a Caserta si è svolta in due giorni: sabato 26 e lunedì 28 luglio (credits: Getty Images)

Questa volta Francesco non li ha nemmeno nominati. Il 21 giugno, nella visita in Calabria, aveva parlato esplicitamente dei «mafiosi che nella loro vita seguono la strada del male e sono scomunicati» e della «’ndrangheta che è adorazione del male e disprezzo del bene comune». Nell’omelia della messa celebrata sabato 26 luglio, in occasione della visita pastorale a Caserta, la parola camorra, che definisce la criminalità organizzata in Campania, papa Francesco non ha voluto pronunciarla. Ma era quella parola che aveva in mente quando ha detto «tutti sappiamo il nome di queste forme di corruzione e illegalità».

Ed era questo ciò che le oltre 200mila persone accorse sin dalle prime ore del mattino nella grande piazza di fronte alla Reggia di Caserta, volevano sentirsi dire. Volevano farsi regalare da Bergoglio un po’ di speranza, merce rara in questa zona che è detta «Terra dei fuochi», avvelenata dai fumi dei roghi con cui si bruciano i rifiuti tossici e dai prodotti dell’agricoltura annaffiati con la diossina che quei rifiuti producono.

Il coraggio di dire “no” all’illegalità
«Quando sono arrivato, uno di voi si è avvicinato e mi ha detto: “Padre ci dia la speranza», ha raccontato Francesco e in questa frase c’era tutto il senso dell’attesa per la visita. E lui, colpito da ciò che ha visto dall’elicottero volando qui («È terribile che una terra così bella venga rovinata da fenomeni come questi, di non rispetto dell’ambiente e di violazione», ha commentato), non è rimasto insensibile alla richiesta della gente e del vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D’Alise, che aveva parlato di una «visita improvvisa, familiare, che scuoterà le coscienze».

Non sappiamo se qualche coscienza l’abbia smossa davvero, se qualcuno di quei disgraziati che hanno trasformato la Campania in una terra di veleni sia rimasto toccato dalle parole del Papa, ma sicuramente i casertani hanno da sabato qualcosa in più, una speranza che non viene da Francesco ma da Cristo, come lui ha detto loro: «Io non posso darvi la speranza, io posso dirvi che dove è Gesù, lì è la speranza; dove è Gesù si amano i fratelli, ci si impegna a salvaguardare la loro vita e la loro salute, anche rispettando l’ambiente e la natura. Questa è la speranza che non delude mai, quella che dà Gesù».

E questo «è particolarmente importante in questa vostra bella terra che richiede di essere tutelata e preservata, richiede di avere il coraggio di dire no a ogni forma di corruzione e di illegalità, richiede a tutti di essere servitori della verità e di assumere in ogni situazione lo stile di vita evangelico, che si manifesta nel dono di sé e nell’attenzione al povero e all’escluso». Perché «il Signore dice: voi fate questo e  quest’altro, a me non importa, a me importa che l’orfano sia curato, che la vedova sia curata, che l’escluso sia accolto, che il creato sia custodito. Questo è il regno di Dio».

Su questo, Francesco non ha lasciato spazio per vie di mezzo o compromessi: «Occorre mettere Dio al primo posto nella nostra vita, preferirlo a tutto». E «dare il primato a Dio significa avere il coraggio di dire no al male, no alla violenza, no alle sopraffazioni, per vivere una vita di servizio agli altri e in favore della legalità e del bene comune. Chi diventa amico di Dio ama i fratelli, si impegna a salvaguardare la loro vita e la loro salute, anche rispettando l’ambiente e la natura».

Il buon lavoro fatto da “nonna” Anna
La visita di Francesco a Caserta, la prima in CampaniaHo sentito che, forse, i napoletani sono un po’ gelosi. Li rassicuro che quest’anno andrò da loro» ha detto sorridendo alla fine della messa), è durata circa quattro ore. Prima  tappa nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta per l’incontro con i vescovi e i sacerdoti locali, ai quali ha detto «Mi sento un po’ colpevole di avere combinato tanti problemi nel giorno della festa patronale. Ma io non sapevo. E quando ho chiamato il vescovo per dirgli che volevo venire a fare una visita privata qui, a un amico, il pastore Traettino, lui mi ha detto:Ah, proprio il giorno della festa patronale!”, e subito ho pensato: “Il giorno dopo sui giornali ci sarà: nella festa patronale di Caserta, il Papa è andato dai protestanti”. Bel titolo, eh?».

Sì, perché sabato 26 si celebrava sant’Anna, la patrona di Caserta. E anche per lei Francesco, nell’omelia della messa, non ha mancato di spendere parole toccanti: «Oggi è la festa di sant’Anna, a me piace chiamarla la nonna di Gesù e oggi è un bel giorno per festeggiare le nonne», ha detto, e chissà che il suo pensiero non sia andato anche alla sua nonna Rosa. Poi ha aggiunto: «La statua di sant’Anna non è incoronata; la figlia, Maria, è incoronata. E questo è bello. Sant’Anna è la donna che ha preparato sua figlia per diventare regina, per diventare la regina dei  cieli e della terra. Ha fatto proprio un bel lavoro questa nonna!». E infine, ancora una volta, l’invito alla speranza che non delude: «A me piace ripetervi: non lasciatevi rubare la speranza».

 

(credits: Getty Images)

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Che cos’è la reggia di Caserta
La Reggia di Caserta è la più grande residenza reale del mondo in volume, cioè per metri cubi occupati dagli edifici (più di 2 milioni di metri cubi). La volle Carlo di Borbone, re di Napoli, come palazzo di rappresentanza e affidò il progetto all’architetto Luigi Vanvitelli. La costruzione durò dal 1752 al 1845; dal 1997 il complesso è, per l’Unesco, un Patrimonio dell’Umanità. Di enorme bellezza è il suo parco, che si estende in lunghezza per circa 3 chilometri: in parte è “all’italiana” (cioè con tutti gli elementi disposti in modo regolare, geometrico) e in parte è “all’inglese” (cioè con gli elementi disposti in una voluta casualità).

 

 

 

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