Francesco: “I bambini sono un dono per l’umanità”

27 marzo 2015 Foto e video story

tweet
(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Le prime parole di papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 18 marzo sono dette a braccio, ma pesano come macigni: «Mi vengono in mente i tanti bambini che ho incontrato nel mio ultimo viaggio in Asia: pieni di vita, di entusiasmo… E d’altra parte vedo che nel mondo molti bambini vivono in condizioni non degne… In effetti, da come sono trattati i bambini si può giudicare la società in cui vivono, non solo moralmente ma anche sociologicamente; si può giudicare se è una società libera o è schiava di interessi internazionali».

“Ricordiamoci che siamo tutti figli”
Anche questa settimana la catechesi di Francesco è stata incentrata sulla famiglia, dunque, e sui bambini in particolare. Gli stessi che prima di cominciare a parlare, nel lungo giro in jeep e ai piedi della Basilica, ha abbracciato, baciato e coccolato. Uno di loro si è anche avvinghiato al suo abito bianco per regalargli un tesoro prezioso: un pesciolino di gomma che il Santo Padre ha benedetto.

Per l’umanità «i bambini sono un grande dono, ma sono anche i grandi esclusi… Pensate che neppure li lasciano nascere! », dice il Papa. «I bambini», prosegue, «ci ricordano che tutti, nei primi anni della vita, siamo stati totalmente dipendenti dalle cure degli altri. E il Figlio di Dio non si è risparmiato questo passaggio. È il mistero che contempliamo ogni anno, a Natale. Il Presepe è l’icona che ci comunica questa realtà nel modo più semplice e diretto.

Ma è curioso: Dio non ha difficoltà a farsi capire dai bambini, e i bambini non hanno problemi a capire Dio. Non per caso nel Vangelo ci sono alcune parole molto belle e forti di Gesù sui “piccoli”, termine che indica tutte le persone che dipendono dall’aiuto degli altri, e in particolare i bambini. Gesù dice “Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”» (Matteo 18,10).

Ma per Francesco c’è molto altro: «I bambini sono in se stessi una ricchezza per l’umanità e per la Chiesa, perché ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono. E poi i bambini ci ricordano un’altra cosa bella: ci ricordano che siamo sempre figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi, ma l’abbiamo ricevuta.

Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto. Questo è il principale messaggio che i bambini ci danno, con la loro stessa presenza: ci ricordano che tutti noi siamo figli». I doni e le ricchezze che i bambini portano all’umanità, però, non finiscono qui: «Portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro. I bambini inoltre, nella loro semplicità interiore, portano con sé la capacità di ricevere e dare tenerezza. I bambini hanno la capacità di sorridere e di piangere».

“Molti credono che io sia il dottore”
E qui Francesco riesce a divertire se stesso e tutti i pellegrini con un curioso aneddoto: «Alcuni, quando li prendo per abbracciarli, sorridono. Altri mi vedono vestito di bianco e credono che io sia il medico e che vengo a fargli il vaccino, e piangono… I bambini sono così: sorridono e piangono, due cose che in noi grandi spesso “si bloccano”, non siamo più capaci: tante volte il nostro sorriso diventa un sorriso di cartone, una cosa senza vita», prosegue accennando a un sorrisuccio tirato per farsi capire senza equivoci.

«I bambini possono insegnarci di nuovo a sorridere e a piangere, ma noi dobbiamo domandarci: io sorrido spontaneamente con amore o il mio sorriso è artificiale? Io ancora piango o ho perso la capacità di piangere? Due domande molto umane che ci insegnano i bambini».

di Benedetta Capelli

TAG

, , , , , ,

VEDI ANCHE