Francesco ai terremotati: “Vi sono sempre vicino”

12 gennaio 2017 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Stanchi, provati, infreddoliti, ma finalmente a casa. Quella grande casa di Francesco dove nessuno, tanto meno loro, può sentirsi ospite: piuttosto figlio, amico e fratello del Papa.

Giovedì 5 gennaio le popolazioni terremotate del Centro Italia (7mila persone in tutto), accompagnate da sindaci, Vigili del Fuoco, volontari della Protezione civile, arrivano dal Pontefice che le accoglie nell’Aula Paolo VI per un’udienza all’insegna della speranza. Bergoglio ascolta le testimonianze, prendendo appunti per poi parlare interamente a braccio visto che «nella vostra situazione il peggio che si può fare è un sermone!».

Raffaele Festa con Iole la moglie, Leonardo e Lavinia i suoi due figli, sopravvissuto al sisma di Amatrice del 24 agosto, racconta di come sia riuscito a soccorrere gli altri, aiutandosi solo con le mani, poi col nodo in gola si fa portavoce dell’urgenza più grande: «Ricostruire i cuori ancor prima delle case».

Don Luciano Avenati, prete da 43 anni della diocesi di Spoleto Norcia, e parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci, testimonia la fede della sua gente, di cui afferma di sentirsi orgoglioso, perché ha scelto di rimanere nonostante tutto.

E il Papa, che entrando in Aula li ha abbracciati quasi uno per uno, risponde così:  «I cuori sono feriti, ma ricostruirli non vuol dire “domani sarà meglio”. Non è ottimismo no, non c’è posto per l’ottimismo qui. Invece diciamo sì alla speranza!». Ricostruire è la parola più pronunciata. Ma per farlo, insiste Bergoglio, ci vogliono le mani, quelle di tutti! E poi ancora si sofferma su altre parole. “Vicinanza”, che ci rende persone, e “Rispetto” che aiuta a non ferire chi è già ferito.

Ma anche “Tenerezza” davanti al dolore che riesce a compiere sempre qualche miracolo, come riconciliazioni e perdono: «Si lasciano da parte antiche storie e ci ritroviamo insieme in un’altra situazione. Ritrovarsi col bacio, con l’abbraccio, con l’aiuto mutuo, anche con il pianto. Piangere soli fa bene, ma piangere insieme è meglio».

Ai preti eroi che sono rimasti con la loro gente, per non lacerare ulteriormente la terra con l’abbandono, il Papa dice: «Anche io sono orgoglioso dei parroci che non hanno lasciato la terra e questo è buono: avere pastori che quando vedono il lupo non fuggono!». Francesco parla delle ferite del cuore, delle persone che ha incontrato in questi mesi, che hanno perso la casa, i figli, i genitori…

Poi conclude con il grazie a tutti coloro che sono in prima linea in questa che resta un’emergenza: «Voi sapete che vi sono vicino, e vi dico una cosa. Quando mi sono accorto di quello che era accaduto quella mattina due cose ho sentito: ci devo andare, ci devo andare; e poi ho sentito dolore, molto dolore».

E’ IL 24 AGOSTO: IL CENTRO ITALIA VIENE DISTRUTTO

Sono le 3.36 del mattino del 24 agosto quando un terremoto del 6° grado della scala Richter scuote il Centro Italia con epicentro nel comune di Accumoli (Rieti):  sono danneggiate gravemente anche le cittadine di Amatrice, Norcia e Arquata del Tronto. A questa prima scossa, ne seguiranno tante altre (più di 60 oltre il 4° della scala Richter): le due più potenti quelle del 26 e 30 ottobre, con epicentri a Castelsantangelo sul Nera e Ussita, più nuovamente Norcia. In totale si contano fino a oggi 299 vittime e 388 feriti, oltre a danni incalcolabili danni alle abitazioni, e a edifici storici come la basilica di San Benedetto a Norcia. Papa Francesco in prima persona si è recato in questi luoghi: lo ha fatto il 4 ottobre scorso.

di Cecilia Seppia

TAG

, ,

VEDI ANCHE